(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Biodiversity Heritage Library | Children's Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Sette libere parole di un Italiano sulla Italia (marzo 1849) / Carlo Maria Curci."


Q£3&*>- 



§£TTE 



LIBERE PAROLE j 



DI UN ITALIANO 

SULLA ITALIA 

(Marzo 1849 ) 



Signor mìo ! che non togli 

Ornai dagli occhi mici questa vergogna f 

Che a guisa d'uom che sogna 

Aver la morte innanzi gii occhi parmi $ 

E vorrei far difesa, e non ho l'armi. 

PETRAR; Cans. XVII. 



BOLOGNA 

Tipi Sassi nelle Spaderie. 



Hs 



g^gse*». 



<*«ZQgffi 




SETTE 

UBERE PAROLE 

SULLA ITALIA 



SETTE 



LIBERE 




DI UN ITALIANO 



SULLA ITALIA 



(marzo 1849) 



Signor mio ! che non togli 

Ornai dagli occhi miei questa vergogna ? 

Che a guisa d'uom che sogna 

Aver la morte innanzi gli occhi parmi , 

E vorrei far difesa , e non ho P armi, 

Pktrar,, Canz. XVII. 



<^> 




Terza Edizione 



BOLOGNA 
Tipografia Sassi nelle Spaderie. 



Dove siamo ? Dove andiamo? doppia inchie- 
sta che tutti abbiamo in cuore, ed alla quale 
cerchiamo indarno nel passato una risposta. 

E una risposta forse non al tutto impro- 
babile si troverà nelle Sette parole che mi ac- 
cingo a svolgere , e la cui libertà non farà , 
spero , accusare il titolo di presunzione o di 
menzogna. 

L'Italia per esser caduta grado per grado 
nelle presenti sue sventure, per istarvi tutta 
dentro affogata , non ne ha quasi il sentimen- 
to : direi che meno ancora ne misura i rischi, 
Come X uomo , la cui dimora si venne insen- 
sibilmente ingombrando di fumo, ha uopo di 
chi entrandogli nuovo in casa ne lo ammonisca. 

Dalle Alpi sino alla estrema Sicilia o si ge- 
me sotto la tirannide demagogica, o si lotta 
corpo a corpo con quella: è la invasione del 



VI 

radicalismo. Quando questo avrà compiuta la 
sua opera di distruzione, ci vedremo inalbe- 
rare innanzi il socialismo , che sta tuttavia die- 
tro la scena aspettando con impazienza la sua 
volta. Se la Società non si risolve al suicidio , 
ingaggerà una pugna disperata con quel nemi- 
co di ogni convitto civile: e riuscitane col di 
sopra , si troverà lacera e sanguinosa ; costretta 
però di gettarsi alla mercè di qualche primo 
console o dittatore. Il dispotismo sarà l'ultimo 
suo rifugio! 

Crescendo i mali scemarono colla stessa pro- 
porzione! presidii.Lo scadimento morale è pari 
alla declinazione religiosa : per noi è illangui- 
dita e balenante perfino quella fiaccola del Prin- 
cipato pontificio che rifulse siccome faro nelle 
tempestose vicende della barbarie ! Se al deli- 
rio del nostro orgoglio la Provvidenza permet- 
terà di spegnerla , sarà certo quello un giorno 
di lutto per la Chiesa; ma per la Italia sareb- 
be giorno di dissoluzione e di morte. Frattan- 
to la ragione o tace avvilita o non trova a- 
scolto: il diritto intimidito non ha altro al- 
bergo che il santuario della coscienza ; ed alla 
virtù non resta altra missione che il farsi bella 
agli occhi del sovrano suo Autore nelle segrete 
sofferenze e nei sagrifizii inapprezzati. 



VII 

Condizioni tanto più dolorose, quanto più 
liete speranze due anni or sono ci sorrideva- 
no! Come mai furon tradite? come mai un av- 
venire che ci biancheggiava così sereno , si è 
infoscato e rannugoìato per guisa, da non farci 
attendere che folgori e grandini ruinose? 

Noi crediamo vederne la cagione nelle in- 
fluenze di quattro onesti concetti falsati dalla 
nequizia, e di tre fatti che, venutisi ad in- 
trecciare con quei concetti^ li resero efficaci 
e prepotenti. In questi sette elementi pensiamo 
acchiudersi , nel doppio giro delle idee e delle 
azioni , il nostro presente non meno che il no- 
stro avvenire. 

In mezzo al rimestìo che ci stordisce ed al 
turbine che ci ravvolge , vi è chi intravede 
come al fondo maturarsi qualche gran bene per 
la Europa e pel mondo : io sono nello stesso 
pensiero , e vo' convincendomi che la Provvi- 
denza dalle tenebre farà emergere la luce. Ma 
se queste tenebre si prolungassero a qualche 
quarto di secolo , noi molto probabilmente la- 
sceremmo la vita senza aver neppur salutata 
T aurora di sì bel giorno. 



Vili 

Affrettiamolo coi voti ; ma è troppa vergo- 
gna, è la radice di tutte le sue sventure, che 
alla Italia onesta e cattolica pesi tanto affret- 
tarlo eziandio coli' azione ! A questa dovendo 
precedere qualche idea , noi tenteremo di e- 
sporne alquante che ci sembrano opportunis- 
sime , ma senza troppa fiducia di trovar sim- 
patie. Quando la inerzia civile si coperse col 
mantello della prudenza , 1' appello all' azione 
non può trovar che ripulsa. La preveggo e mi 
ci rassegno. 

Lo scrivere lontano dalla Penisola mi fa te- 
mere che lo scritto vi possa arrivare tardivo 
e quasi stantìo pei nuovi fatti , che andranno 
a compiersi- nel tempo che tramezzerà la pub- 
blicazione e la lettura. Là rapidità portentosa 
onde si succedono gli eventi dee ispirare que-* 
sto timore a qualunque non iscriva sul luogo 
ed a maniera di effemeridi. Nondimeno i giu- 
dizii sui fatti seguiti fin qui e lo svolgimento 
di qualche principio universale, se hanno op- 
portunità, la riterranno , qualunque sia l'aspet- 
to che andranno a prendere le cose pubbliche 
nella Italia. Potrebbe eziandio avvenire che i 
nuovi fatti aggiungan peso e rechino nuova 
conferma a quei gindizii e a quei principi!. 



SETTE 

LIBERE PAROLE 

DI UN ITALIANO 

SULLA ITALIA 



2 



—iTTQf 



I. 

LIBERTÀ E DEMOCRAZIA. 

Felici auspicii delle nuove istituzioni in Italia. — Debito che 
quelle e' imponevano. — Perchè la maggioranza ne ombra- 
va ? Essa dovea essere e non fu rassicurata. — Realtà del 
conato demagogico nella Penisola. — Possibilità della pura 
democrazia nella moderna Europa. — Speciali difficoltà che 
la pura democrazia troverebbe tra noi. — Alla democrazia 
seguita il socialismo. — Come lo stia combattendo la Fran- 
cia ? - Perchè non potrebbe P Italia ? — Il re bombardatore. 

In Italia se non da tutti esplicitamente, alme- 
no da moltissimi si desiderarono riforme ammini- 
strative e temperamenti all' assolutismo. Il succes- 
sivo svolgimento dei concetti civili, una pace ab- 
bastanza lunga, l'esempio di altre nazioni colte e 
un sentimento di dignità nazionale ci faceano bra- 
mar vivamente una voce legale nella cosa pubbli- 
ca; che il senno nazionale avesse diritto di giovare 



2 LIBERTA 

dei suoi lumi il Governo 5 che i poteri concentrati 
nel Principe fossero ripartiti, equilibrati con effi- 
caci contrappesi \ i diritti del Sovrano e del po- 
polo definiti, riconosciuti, assicurati di scambie- 
voli guarentigie 3 che lasciata allo Stato l'unità 
governativa che ne fa la forza, si concedessero 
le possibili larghezze amministrative alle provincie 
ed al comune. Questi voti onesti e ragionevoli si 
spensero altra volta in conati o improvidi o trop- 
po precoci y ma espressi , egli è oltre a un anno, 
con moderazione e dignità da molti buoni, con 
protervia ed impudenza da pochi tristi sortirono 
un effetto che non si saria neppur sognato. 1 Prin- 
cipi italiani diedero Costituzioni forse più larghe 
che non si chiedea; e le diedero o perchè credet- 
tero di non dovere, o perchè sentirono di non 
poter opporsi a una tendenza, la quale nelle nuo- 
ve dimensioni che avea prese ispirava qualche fi- 
ducia che la nazione vi fosse oggimai matura. Pri- 
mo a darla fu il Principe che sariasi creduto es- 
serne più lontano, che avria potuto tener saldo 
più lungamente, ed a cui la realtà della univer- 
sale tendenza si presentava più incerta che a qua- 
lunque altro. E la diede con franchezza e con leal- 
tà giustificate pienamente dai successi. 

La lotta antica tra 1' assolutismo de' Principi 
e la libertà dei popoli parve così aver avuto fine 
tra noi. Fu bello , fu glorioso per la Penisola es- 
ser data una nuova vita senza quelle tempestose 
angosce , senza quelle agonie sociali che sogliono 



E DEMOCRAZIA Ó 

essere il prezzo doloroso sempre, spesso ancora 
colpevole di acquistate franchigie. Senza colpo fe- 
rire, senza versare stilla di sangue noi entrammo 
nel sospirato arringo di popoli liberi , ed avemmo 
i nostri Principi stessi ( necessità o larghezza non 
monta) che vi ci manudussero. Più. ottenemmo 
noi che non la Francia colla subita espulsione de- 
gli Orleanesi; che dove quella nello stesso gene- 
re di governo libero si diede più larghe forme, 
noi dall' assolutismo di parecchi secoli trapassam- 
mo di tratto ad un genere del tutto nuovo, ed 
avemmo oggi suggelli ad una legge comune coi 
popoli quei Sovrani, i quali ieri non conoscevano 
altra regola che il retto loro volere, ma che avreb- 
bero potuto eziandio il loro capriccio. 

Dato così gran passo nell' arringo civile, pa- 
rea che dovessimo quietar finalmente, e applicar 
F animo a correre il nuovo compito che la Prov- 
videnza ci aveva assegnato \ ed era lungo , fatico- 
so, forse ancora di non sicuro riuscimento. Do- 
vevamo di comune accordo inaffiare la nuova pian- 
ta perchè profondasse le sue radici; dovevamo 
educarla con lungo amore, ed attendere con pa- 
zienza che alle foglie s'intrecciassero i fiori, ed 
a questi succedessero i frutti. Sopratutto doveva- 
mo abituarvi gì' inesperti che eravamo tutti ; affi- 
dare gli ombrosi che erano moltissimi e forse i 
più. Senza queste due condizioni un Governo con 
elemento popolare non riposando sulle simpatie 
e sul concorso del popolo, sarà sempre torbido 



4 LIBERTA 

e precario. Non usi al nuovo regime trovavamo 
tutti gl'intoppi, le incertezze , le noie dei comin- 
ciancienti; e ci era pur forza soverchiarli con pa- 
zienza longanime e con costanza. Ma vi pare che 
avrem potuto non darci pensiero dei sospettosi, 
dei diffidenti, dei non curanti e fin dei contrari? 
Questi nella Italia costituiscono fuori di ogni con- 
troversia la maggioranza numerica; e la nessuna 
parte che han preso nei collegi elettorali ne sono 
una prova irrepugnabile. So che codesto contegno 
non è lodevole, appena può trovare scusa nelle 
vecchie abitudini e nella nessuna parte presa fin 
qui dai nostri popoli nella vita pubblica. Ma che 
volete? la politica non crea gli elementi civili: 
appena può leggermente modificarli, e ad ogni mo- 
do convien che gli accetti quali li trova costituiti 
nella Società cui presiede. Ora se ammettete la 
ipotesi che in Italia la maggioranza numerica non 
vuol sapere di mutazioni, come farete voi a co- 
stituire un nuovo Governo ? vorreste per avventu- 
ra fargli liberi per forza? Sarebbe il caso in cui 
un Governo libero per conservarsi avrebbe uopo 
di tiranneggiare , e distruggerebbe la libertà indi- 
viduale nell'atto medesimo che vuol fondare la 
pubblica. 

D' altra parte non è a pensare che codesta 
maggioranza numerica, sospettosa , diffidente, e non 
curante di libertà non abbia in Italia buone ragio- 
ni dei suoi sospetti , della sua diffidenza. La libertà, 
il diritto , la indipendenza hanno troppe attrattive 



E DEMOCRAZIA » 

per la mente e pel cuore 5 e ninno senza un per- 
chè avverserebbe chi viene a proferirleci. Ma la 
storia , le rimembranze , la esperienza di calamità 
sostenute non si cancellano leggermente dalla me- 
moria dei popoli. Temettero gl'Italiani di vedere 
ancor questa volta la tirannide di pochi demago- 
ghi prendere il luogo dell'assolutismo dei nostri 
Principi, pel quale avevamo il lenitivo della lun- 
ga abitudine , e che per quanto si sia detto e ca- 
lunniato, niuno crederà mai, non quei medesimi 
che lo predicarono, che fosse tirannide. Si trat- 
tava dunque del ragionevole timore ond'era im- 
pensierita la maggioranza in Italia , di vedersi cioè 
oppressa da un reale dispotismo demagogico a tito- 
lo di essere affrancati da un imaginario o certo 
esagerato dispotismo monarchico. Ci stupiremo che 
quella maggioranza si restasse d'un passo indie- 
tro, si tenesse in osservazione, non volesse sten- 
dere un dito alla partecipazione dei nuovi ordina- 
menti, fino a ricusarsi di dare un voto nella ele- 
zione dei rappresentanti del popolo R Calcolo, a 
sentir mio falsissimo, e che è riuscito proprio al 
dispotismo demagogico che si temea e si volea 
schivare 5 ma calcolo alla stess' ora naturalissimo , 
perchè conforme alla umana inerzia ed al riserbo 
esagerato della onestà, soprattutto in quelle de- 
liberazioni che si prendono dall'individuo senza 
riguardo alle conseguenze necessarie di quelle de- 
liberazioni medesime accomunate alla maggioran- 
za. Che se questo contegno schivo e diffidente dei 



6 LIBERTA 

più non ha cessalo il rischio della tirannide dei 
pochi, e l'ha anzi causata 5 per un altro verso ci 
ha tolto quasi ogni speranza di consistenza ai Go- 
verni liberi, in quanto una costituzione civile e 
popolare non può tenersi in piedi lungamente, 
senza che sia appoggiata sul suffragio e sul con- 
corso del vero popolo, cioè della maggiore sua 
parte. 

Pertanto ad acquistare questo suffragio e que- 
sto concorso dell' universale dovean rivolgersi gli 
studii dei veri amatori di libertà e d'Italia. Ed 
era , siccome sembrami, agevolissimo: un poco 
di lealtà, di moderazione, e sopra ogn' altro di 
disinteresse nei primi autori del movimento saria 
bastato per convincere i popoli italiani che si vo- 
lea davvero la libertà : dove ne fossero stati con- 
vinti, il loro concorso non potea fallire 3 perchè 
i popoli, credete a me, non si fan pregare due 
volte per essere affrancati dall' assolutismo. 

Ora mi si dica: ci fu codesto poco di lealtà, 
di moderazione, di disinteresse, che era la con- 
dizione sine qua non di tutti i beni civili e poli- 
tici sperati dalla Italia? 

Indubitatamente in molti ce ne fu più di un 
poco 5 e il Troya in Napoli, il Balbo in Torino, 
il Capponi in Firenze ed il Rossi in Roma erano 
uomini forse da ispirare quella indispensabil fidu- 
cia alla parte sana della Penisola , e da assicurar- 
le le acquistate e ancor balenanti istituzioni. Ma 
i primi tre colle improvìde morbidezze verso la 



E DEMOCRAZIA 7 

parte iniqua riuscivano ad essere sopraffatti da que- 
sta: l'ultimo colla sua fermezza e colla fedeltà al 
Principe si chiamava sul capo il pugnale dell' as- 
sassino; e colla decorosa sua morte giustificava i 
timori dei tre primi, espiava qualche passato suo 
torto, e lasciava anche quell'ultima parte della 
Italia superiore in preda dei demagoghi. Così dal- 
la Dora infino al Tronto il principio di autorità 
è tradotto nelle piazze : a queste sole appartiene 
il diritto di sanzionare e di eseguire: ogni onestà 
abborrente dai politici saturnali dei circoli popo- 
lari è tenuta per nimica o almen per sospetta : il 
Principe si ritrasse, come da Roma; che se resta, 
come in Torino, a volerne salva la coscienza e 
illeso il decoro, deve supporsi poco altro che fan- 
toccio per mostrar la persona e prestare il nome. 
Nella Italia meridionale una felice eccezione fa che 
si goda qualche tranquillità ; essa nondimeno ini- 
ziata nelle sanguinose giornate di maggio, non 
sarebbesi prolungata finora, se non fosse sostenu- 
ta da armi valorose e leali. Ma anche così quella 
tranquillità è precaria ; è da una generazione di 
uomini quasi reliquia di dispotismo maladetta ed 
imprecata. 

Ci è dunque , e chi potrebbe ripugnare a que- 
sta illazione? oltre all' assolutismo che ha ceduto, 
oltre alla monarchia costituzionale che ha trion- 
fato , ci è un terzo elemento ribellante che pugna , 
a cui l'ottenuto non basta, che medita inoltre 
più innanzi, che tenta ad invadere ogni cosa ed 



8 LIBERTA 

a cui cale assai poco dell' appoggio e del suffragio 
dei più,, in quanto non potendo aver complici i 
più, mira unicamente a conquiderli ed a schiac- 
ciarli. Questo elemento è la democrazia o demago- 
gia che volete chiamarla, la quale si è fatto lar- 
go e ha preso forza dallo avere adulterato il sen- 
timento legittimo ed onesto di libertà. 

La esistenza reale di codesto malaugurato ele- 
mento non ha bisogno di prova -, ma se pure al- 
tri ne pretendesse, ce ne sarebbero più del biso- 
gno. Certo il principio cozzante coi moderni ordi- 
namenti non può essere altro che la pura demo- 
crazia, la quale faccia dipendente dal suffragio uni- 
versale tutto intero il potere legislativo non meno 
che 1' esecutivo. Aggiungete che la democrazia si 
è non pur pretesa ma eziandio praticata, quando 
con non altra autorità che il volersi chiamar po- 
polo, i ridotti de' patriotti , i circoli popolari, i 
branchi di gridatori nelle piazze han creduto ave- 
re il diritto di far leggi e di nominar Ministeri. 
Anzi que' stessi Ministeri sonosi proclamati ed im- 
posti sulla Dora, sull'Arno e sul Tevere al solo 
ed esplicito titolo di volerli democratici ; cioè del- 
la pura democrazia, a cui non appartenevano i 
reietti, e la quale era troppo assicurata dalla qua- 
lità dei voluti. E non s'ingannavano per fermo i 
chieditori ! A non dire dei Guerrazzi di Firenze di- 
pinto abbastanza ct)a sé medesimo nei suoi scritti, 
che sia lo Sterbini in Roma lo sa oggimai tutta 
Europa, che sia prete Gioberti in Torino, lo sa 



E DEMOCRAZIA 9 

chiunque ha letto nell' ultimo suo libro la dichia- 
razione a grossi caratteri, essere la sua democra- 
zia pura come quella di Massimiliano Robespierre. 
E chi non iscuserà Carlo Alberto delle enormezze 
che si consumarono e si consumano tuttavia in 
suo nome negli Stati sardi? Grande sventura, ma 
più grande umiliazione di un Principe ! che per 
mantenere qualche poco altro tempo un residuo 
bugiardo di principato, si dechina a patteggiare 
con chi dee abbonirlo per massima, e accetta un 
ministero democratico, puramente democratico ; tale 
cioè che professa esplicitamente di tenere il Prin- 
cipe al suo servigio finché crederà averne uopo: 
lo licenzierà più o men bruscamente, come prima 
avrà veduto potersi passare eziandio di un nome 
regio. Da questa poco dissomigliante fu la condi- 
zione del gran Duca, che alla sacrilega Costituen- 
te romana o italiana inviava deputati con man- 
dato senza limiti, e però con pieno potere di rin- 
viarlo con Dio. La dipartita di Leopoldo dalla To- 
scana è atto di cattolico generoso, che in tempi 
di viltà e di prostrazione morale è prodigio. Vor- 
remmo, ma non possiamo riconoscere generosità 
nella sua prontezza a rinunziare una corona : que- 
sta cadeva nel fango, perchè raccolta da un par- 
tito furioso che avrebbela abusata ad oppressione 
di ogni onestà e di ogni diritto. Per noi che ere* 
diamo i re anche costituzionali essere in ben del 
popolo e non viceversa, codeste inaudite conde- 
scendenze sono sacrifizi meno di diritti che di 

2 



10 LIBERTA 

doveri; e riescono ad immolare il vero popolo 
alla febbre democratica ed alla tirannide della oli- 
garchia. Ma forse che i popoli non.se '1 meritaro- 
no più col non fare che col fare ? 

Che che sia di ciò, il conato alla pura demo- 
crazia è un fatto così evidente in tutta Italia , che 
sarebbe ridicolo anche il solamente restarne in 
forse. Essa può dirsi compiuta negli Stati ponti- 
fìcii e nella Toscana ; nei dominii sardi è compiu- 
ta per tre quarte parti, e solo nei nomi e nelle 
apparenze si sta usando qualche riguardo : nel Re- 
gno il conato è lo stesso, e sol non erompe per- 
chè compresso da una mano risoluta e forte. 

In cosiffatte condizioni qualunque Italiano sap- 
pia non dico altro che temere e impensierirsi di 
un avvenire cotanto trepido , dovrebbe muovere a 
se medesimo le seguenti inchieste. La pura demo- 
crazia potrebbe nella pratica riuscire stabile e pro- 
sperosa in qualunque dei moderni Stati di Europa? 
La pura democrazia è almeno possibile fnella mo- 
derna Italia ? Ove pure si venisse in Italia alla pura 
democrazia , ci fermeremmo in essa , ovvero dai 
suoi fautori con nuove violenze saremmo sospinti 
a nuove agitazioni ed a nuove sventure? Una pa- 
rola a ciascuna delle tre inchieste ; quantunque cia- 
scuna potrebbe dar materia ad una dissertazione 
e forse anche a un libro. 

Quanto alla prima, è almeno forte dubbiosa 
la fermezza e la prosperità di una pura democra- 
zia tra noi. Non ve n' essendo esempi nella storia 



E DEMOCRAZIA 11 

della moderna Europa, noi non potremmo che 
farne un tentativo colla prevenzione, che i fatti 
fin qui degenerarono in anarchia e abortirono mi- 
seramente. Solo un' avventatezza da rivolture o 
una imprevidenza giovanile ci si potrebbe gettare 
con ardimento : un uom ragionevole ci vorrebbe 
pensar due volte innanzi di commettersi ad un sen- 
tiero o non tentato da altri o fallito. D'altra parte 
non mancano gravissime ragioni che ci troncano 
la fiducia di un felice riuscimento. Una Società in 
cui la preponderanza numerica sia tutto, e che 
per questo non può tener conto di elementi vivi, 
poderosi e che saran sempre ricalcitranti : una So- 
cietà che non ha poteri distinti e contrabbilanciati 
tra loro per potersi vegliare scambievolmente, con- 
tenersi e correggersi secondo il bisogno: senza ba- 
luardi a distinguere ed assicurare di [reciproche 
guarentigie i vari diritti e di forti sanzioni i do- 
veri: una Società somigliante non avrà di certo 
che il diritto di rivolta nella moltitudine ed il prin- 
cipio di dispotismo nelP autorità. Il perchè se non 
venga sostenuta da specialità di origini, di luogo, 
d' indole e somiglianti, come accade nelle repub- 
bliche unite di America, non sarà mai stabile 3 e 
senza fermezza è vano sperarne prosperità. 

Lo sperimento che se ne sta togliendo da un 
anno in Francia non può ispirarci molta fiducia, 
se non anzi può valere a crescere la nostra diffi- 
denza. L'urto continuo in che ivi sono i vari po- 
teri non abbastanza equilibrati, il niun conto te- 



1 2 LIBERTA. 

nuto dell' aristocrazia che sopravvive e che non si 
spegne coli* égalité vergato su tutti i cantoni; lo 
scadimento nel credito pubblico, nei commerci, 
nelle industrie, prezzo troppo caro onde il com- 
merciante e l'operaio han compero il dritto di met- 
ter nell'urna una delle sei milioni di voci pel pre- 
sidente della repubblica; gl'intoppi che il Gover- 
no incontra ad ogni passo nella necessaria repres- 
sione dell' anarchia che scaltra o minacciosa si av- 
venta da tutti i lati 9 sono queste le precipue ca- 
gioni per le quali una gran parte de' Francesi è 
fastidita della repubblica , pochi si affidano che 
possa mantenersi. Colla quale disposizione di ani- 
mi la democrazia non può vivere; o vivere di una 
vita somigliante all'agonia, agitata dalle angosce 
e dalle strette della morte. Ma i popoli non mo- 
rendo come muoiono gl'individui, alle agonie de- 
mocratiche dee di necessità succedere un ristabi- 
limento qualunque : la [storia ci apprende che il 
più consueto è l' assolutismo. 

Più un Governo è popolare, più ha bisogno 
di riposare sulle profonde convinzioni , sul con- 
corso risoluto e forte di tutte le classi. Se la mag- 
gioranza non lo abbraccia di piena volontà, se lo 
ripulsa, e dico ancora se vi è indifferente , la mi- 
norità che lo sostiene non avrà altro mezzo per 
mantenersi, che opprimere. La oppressione inge- 
nerando dispetto farà sempre più rara la schiera 
degli aderenti; e per conclusione una democrazia 
di questa sórte non si potrebbe aiutare d'altro pun- 
tello che della tirannide. 



E DEMOCRAZIA 13 

E questo della Francia, dove pure le idee di 
libertà sono più radicate e più svolte che non for- 
se in qualunque altra contrada di Europa, dove 
la nazione sta educandosi alla jita [pubblica da 
mezzo secolo , e dove un elemento popolare te- 
nuto ab antico o negli Stati generali, o nei Par- 
lamenti, o nelle Camere, potea far supporre una 
bastevole maturità alla pura democrazia. 

Si consideri ora che sarebbe adirsi dell'Ita- 
lia usa ab immemorabili ad un assolutismo senza 
veruno temperamento ti cui popoli ieri o avantieri 
guardavano un parlamento o come un voto diffici- 
lissimo o come uno scandalo ; la quale entra ora 
la prima volta ad assaggiare la vita pubblica senza 
esercizi preparata colla menoma educazione poli- 
tica 5 che appena sa il nome di brogli elettorali e 
di fasi parlamentari ; che schiva , ombrosa e re- 
stia si rifiuta perfino di stendervi un dito ! Ora co- 
me farete voi a fondare una pura democrazia tra 
questo popolo? Supponetela proclamata: potete as- 
sicurarvi che dei cento almeno novaotanove non ne 
vorran sapere; ma l'uno, che si arroga la mis- 
sione di salvare la democrazia, si crederà nel di- 
ritto di fare verso dei novantanove assai peggio 
che non facevano le passate polizie per assicurare 
1' assolutismo. 

E questo vi pare egli rigenerare i popoli ? o 
non anzi è un tradirli, un oltraggiarli, un oppri- 
merli? E se io volessi commettere la suprema in- 
giustizia di appellar tiranni i nostri Principi asso- 



14 LIBERTÀ 

luti del 47 } non avrei troppo buone ragioni di 
adagiarmi meglio in quella tirannide antica che in 
questa nuova? Almeno il suffragio della maggio- 
ranza dovea valer qualche cosa ! E bastan gli oc- 
chi per vedere il fatto , il senso comune basta per 
intendere la ragione, perchè la maggioranza in 
Italia vorrebbe cento volte meglio tre assolutisti 
quali si dicevano Gregorio, Leopoldo e Carlo Al- 
berto, che non tre liberatori [che si chiamano 
Sterbini, Guerrazzi e Gioberti. In questa guisa in- 
vece di conciliare gli animi sospettosi alla libertà 
e procurarsi l'appoggio dell'universale, si sono 
anzi giustificati i sospettosi, resi reali i timori, e 
riproducendo vecchi tradimenti, si è gettata una 
nazione nell'anarchia, dalla quale non potrà for- 
se redimersi che rinvertendo delusa e pentita alla 
condìzion di bambina. 

Ma supponiamo ciò che non è , ciò che forse 
ancor non può essere, che tutta l' Italia sia costi- 
tuita a pura democrazia acquistando sul suffragio 
universale quell' appoggio senza il quale gli ordini 
meramente repubblicani , siccome deboli e preca- 
rii , non è possibile che sussistano. Supponiamo 
che i nostri demagoghi siccome hanno V impu- 
denza di dirlo , così abbiano il potere di fare che 
tutti gì' Italiani siano democratici. Forse che sa- 
remo allora tranquilli? sarebbon finite le gare? 
ci resteremmo un poco a fruire i vantaggi ed il 
decoro della libertà ? Sarebbe stoltizia il pensarlo ! 
Proprio allora comincerebbe una nuova lotta, la 



E DEMOCRAZIA 15 

più terribile di tutte, perchè si sarebbe tolto Te- 
stremo riparo che sol ci divide dall' orlo del pre- 
cipizio. Restato questo da tutte parti scoperto, si 
pugnerebbe per la vita e per la morte sociale. 

Il concetto del progresso indefinito negli or- 
dini sociali ci dice troppo aperto , che nella me- 
desima democrazia non si fermerebbe la umana 
famiglia , ma colà appunto scorgerebbe schiuso un 
novello stadio ad inoltrare più innanzi. Cogli or- 
dini strettamente popolari si tolgon di mezzo tutte 
le distanze politiche, le differenze civili, le distin- 
zioni aristocratiche , tutto in somma che si attiene 
a vita pubblica : voi non riconoscete altre quali- 
ficazioni che la generalissima di [cittadino. E fin 
qui la impossibilità non contrasta il desiderio : ci 
sono condizioni sociali, non mancano neppure e- 
sempi di popoli ordinati a questa guisa che prò- 
sperarono. Ma esaurita in tutte le sue appartenen- 
ze quella uguaglianza legale e civile , se altri per- 
fìdia a pur volerla sospingere più innanzi , non 
gli resta che ad invadere i diritti individuali, il 
recinto domestico , le affezioni di famiglia e fino 
il santuario della coscienza. Questo è il comunismo 
o il socialismo che sta parato a entrare in campo 
con tutte le sue pretensioni, come prima gli or- 
dini popolari fossero costituiti. Che se esso com- 
batte per questi , ciò è solo per prepararsi V arena 
alla lotta. 

Questo concetto che , atteso il processo logico 
delle dottrine demagogiche e le loro esposizioni 



16 LIBERTA 

pubblicate per la stampa, non ammette replica, 
è un fatto di cui nessuno dubita in Francia ed a 
cui solo si cerca un rimedio. Spezzato queir ulti- 
mo ramo imbastardito del ceppo Capeto, la cosa 
pubblica fu ivi costituita sulle basi le più demo- 
cratiche che fosser possìbili, e per qualche lato 
più popolari ancor dell'America. Ma che perciò? 
si è quietato per questo ? Neppur per ombra ! Anzi 
l'antica pugna si è rinnovata con maggiore empi- 
to, in quanto il termine sospirato dal socialismo 
è più vicino, o i nuovi ordini sembrano avergli 
allargata la sfera di operazione, e sgomberatagliela 
di qualche ostacolo. Le società segrete mulinano 
colà e fermentano in tutti i punti e in tutte le 
ore : i pubblici clubs catechizzano la moltitudine 
e ne invocano e ne aizzano le più nefande tendenze: 
il giornalismo comunista è tutto fuoco ad abbindo- 
lare i semplici ed a rinfiammare gli ardenti. Se il 
convitto civile non si risolve in Francia nei primi 
suoi elementi precipitando nel caos sociale, si 
deve alla maggioranza della nazione, che alla 
presenza di così immenso rischio ne ha misurata 
tutta la gravezza, ed è risoluta di ardire ogni e- 
stremo per conservarsi in vita. Innanzi a questo 
supremo voto tacciono tutte le differenze di le- 
gittimisti, repubblicani, orleanisti e fino quelle di 
cattolici e d ? increduli : tutti convengono in un 
sol pensiero : Salviamo alla Francia la vita sociale 3 
e poi si penserà al resto. Per buona ventura questa 
vigorosa tendenza è appoggiata da un Governo ri- 



E DEMOCRAZIA 17 

soluto e forte. Questo concorso unanime fa spe- 
rare che così generosa nazione sia salvata un' altra 
volta. Ma il 29 del passato gennaro fu giornata 
trepidissima : si stette lì per lì sul veder rinno- 
vate le scene sanguinose di giugno; e se la parte 
ribellante avesse avuto il di sopra, una delle pre- 
scrizioni preparate, come costa da documenti :uf- 
fiziali , era questa : La libertà individuale sospesa 
per tre mesi. Nessuno onestuomo può indovinare 
quali violenze ed enormezze covassero sotto quel- 
la parola ! 

Questa , non altra che questa sarebbe la con- 
dizione della Italia costituita a democrazia : ne 
sono troppo manifesto segno le simpatie e le te- 
nerezze scambievoli dei socialisti francesi e dei de- 
magoghi italiani. Proudhon e Ledru-Rollin sono 
gli ammiratori più caldi di tutte le infamie della 
Penisola, i lodatori obbligati di Sterbini e di Gio- 
berti : questo prete vituperoso alla sua volta pro- 
stituì l'Evangelio alle ribellioni, e santificò del 
nome di Cristo tutte sorte di rivolture, senza esclu- 
derne almeno la socialistica. 

Sì che, per concludere, l'Italia democratica 
sarebbe agli stessissimi termini e si troverebbe alle 
prese collo stesso nemico 5 ma conosceremmo as- 
sai poco la patria nostra se ci lusingassimo di ave- 
re gli stessi presidii da difendercene. Forse non 
anche maturi per una rappresentanza popolare, 
con un istinto, con un abitudine ostinata a non 
volerci intromettere di cosa pubblica, con una 



18 LIBERTA 

inoderazion male appresa , somigliantissima alla 
inerzia della torpedine, pensate che farebbe la 
maggioranza italiana nei tempestosi tremiti di una 
repubblica agonizzante che va a risolversi in anar- 
chia o in socialismo ! farebbe un sotto sopra quel- 
lo che sta facendo in Roma : rincantucciarsi ac- 
canto al domestico focolare per deplorarvi bor- 
bottando la iniquità degli uomini e dei tempi, di- 
sporsi a consegnar la pecunia quando sia chiesta, 
preparare scongiuri, caso mai sian volutele don- 
rie , consultar teologi per quando fosse tentata la 
coscienza, e fare un atto di contrizione dove sia 
a termini di temer della vita! 

Con una Società così disposta la democrazia 
non può essere desiderata se non da chi intende 
valersi di quella inerzia civile per tiranneggiare 
da despota. Ma ragionando da uomini, ci saria do- 
vuto parere somigliante a miracolo se con una 
Società così disposta fossimo riusciti a metterci 
sulla via d'una monarchia temperata 5 alla quale 
avremmo avuto duci leali e cooperatori i medesi- 
mi nostri Principi. Travolto per sommo tradimen- 
to quest'onesto concetto di libertà, ora è proble- 
ma se possa la patria nostra continuarsi su quella 
via, alla quale lungi di conciliarsi la moltitudine, 
ha avuto troppe ragioni di dichiararsi più avversa. 
Se questo non ci vien fatto, l'oppressione, la schia- 
vitudine demagogica, il regno del terrore sarà la 
nostra porzione 3 ed il regresso all' assolutismo 
F unico nostro scampo. 



E DEMOCRAZIA 19 

Meno infelice di tutte è la parte della Peni- 
sola che ha meno incerta speranza di mantenere 
le sue franchigie, e sta più vicina allo scampo, 
ove mai le avvenisse di averne uopo. Il Governan- 
te che la regge ci sembra non tanto aver salvati 
i suoi diritti, quanto aver compiuto uno dei più 
sacri suoi doveri, allorché colla risolutezza del- 
l' animo e colla forza del braccio ha potuto man- 
tenere un ordine legale nella contrada più bella 
e meno depravata della Italia. Se un abuso sver- 
gognato di parole ipocrite non ci avesse oggimai 
falsato tutti i concetti di verità e di giustizia, Na- 
poli dovrebbe al suo re bombardatore una immor- 
tale riconoscenza. Essa gli deve il non essersi vi- 
tuperata in faccia all' Europa ed alla storia , il vi- 
vere una vita civile e la speranza di mantenere 
ed usufruttuare le ottenute libertà cittadine. Se il 
principato fosse una istituzione in bene del Prin- 
cipe , intenderemmo che ci si potrebbe rinunziare 
senza colpa e talora ancora senza vergogna. Ma 
considerandolo, com'è di fatto, per una salva- 
guardia dell' ordine sociale e della sicurezza pub- 
blica, non crediamo che se ne possano abbando- 
nare i doveri, senza nota di avere immolato alla 
scellerata audacia di pochi iniqui l' universale del- 
la nazione. Se questa maggioranza temperata ed 
onesta non ha minacce e grida da strepitar nelle 
piazze, ha voci e lagrime da farsi intendere al 
tribunale di Dio. Innanzi a questo non sappiamo 
che le moderne costituzioni abbiano sdebitati i 



20 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

Principi della tremenda responsabilità per le sven- 
ture e per le vergogne dei loro suggetti. 



IL 

LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 
E LA COSTITUENTE. 

Utilità del concetto federativo per la Italia; — come travolto 
in unità. — Difetto di assimilazione fra le parti. — Altri 
ostacoli. — La Costituente italiana. — Non può tentarsi 
senza fellonia. — Come ci assentisse qualche Principe. — 
Speciale sua reità verso il Pontificato. — Il Papa re. — 
Vario contegno dei nostri Principi. — La Costituente non 
ha il suffragio universale. — Ha il contrario. — Non può 
averlo favorevole. 

Una confederazione degli Stati italiani esem- 
plata sulla antica elvetica, sull' americana e forse 
anche meglio sull' alemanna , saria stata cosa non 
poco utile e più forse ancora decorosa per la Pe- 
nisola. Il tentarla , 1' ottenerla non acchiudeva le- 
sione di alcun diritto : le difficoltà diplomatiche 
che ci si sarebbero attraversate non poteano es- 
sere che ingiuste -, e saria stato bello e glorioso 
se 1' accordo unanime dei nostri Principi e dei no- 
stri popoli le avesse trionfate. In somma una con- 
federazione si potea desiderare e si desiderava in- 
fatti onestamente) da molti. 

Noi non vedevamo nella Italia quelle sfog- 
giate grandezze che una procace adulazione ha 



E LA. COSTITUENTE 21 

esagerate fino al ridicolo : ma neppure vi scorge- 
vamo quella declinazione morale e civile che i 
nostri piagnoni politici creavano colle menzogne 
per poscia rimpiangerla colle lagrime della impo- 
stura. L'Italia non è il popolo privilegiato, e na- 
to esso solo a dominare tutte le nazioni civili: 
l' impostore che ispirolle codesta matta pretensio- 
ne, le ha chiamato sul capo quel dispregio che 
seguita la povertà orgogliosa. I titoli della domi- 
nazione romana sono impossibili a riprodursi: 1' 
esser centro della cattolica unità fu un dono gra- 
zioso di Provvidenza, che le impose il debito d'in- 
cedere alla testa dei popoli redenti, ma che serve 
solo a farla più rea quando per viltà e nequizia 
si sta cacciando alla coda. 

Lasciando stare adunque codesti estremi falsi 
ugualmente ed opposti , è indubitato che il non 
avere gli Stati italiani altro legame di unità che 
i naturali del suolo e della favella , è origine di 
non pochi incomodi, soprattutto nelle nostre re- 
lazioni esterne in un tempo, nel quale la influen- 
za internazionale si misura unicamente dalla for- 
za materiale delle varie Potenze. Una confedera- 
zione ci avrebbe acquistata dignità nazionale, ci 
avrebbe emancipati almeno in parte dalle esigen- 
ze pedagogiche e dalle prepotenze straniere; e 
quanto al di dentro, ritenendo lo splendore di vari 
Stati indipendenti, ci saremmo sciolti da molti lacci 
nei commerci, nei cambi, nelle industrie, nelle 
comunicazioni , nelle dogane, nella difformità delle 



22 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

le misure, dei pesi, delle monete e via discorren- 
do. Che se pure l'unità nazionale è un bene, que- 
sta federativa ne saria stato un apparecchio, in 
quanto avria dato principio a quell'assimilazione 
e a queir esplicamento dei principii comuni indi- 
spensabile al fondersi di parti svariate in un sol 

tutto. 

i 

Come dunque una speranza così onesta e che 
parea di non difficile asseguimento nei nuovi or- 
dinamenti civili che davano molto valore ad una 
tendenza comune, come, dico, quella speranza 
dileguò quasi al tutto, fu tradita per forma che, 
se riusciremo a declinare una violenta e non du- 
rabile fusione, dovrem pensar per salvarci a se- 
parazioni forse più crude e taglienti di quelle che 
fin qui ci divisero ? Il sentimento , il voto di con- 
federazione fu o improvidamente o colpevolmente 
travolto in unità nazionale. Questa nelle presenti 
condizioni è impossibile, non si potria tentare sen- 
za fellonia e sacrilegi, non ha, né può avere il 
suffragio della maggioranza; e in somma non ser- 
virà che per distruggere, lasciando ai venturi la 
lunga e faticosa opera di riedificare sulle nostre 
mine. 

I popoli per quanto volete naturalmente uni, 
non si unificano come vari pezzi di metallo omo- 
geneo in un crocinolo. Essi pria di fondersi in un 
sol corpo hanno uìopo di quell'assimilazione che 
dissi sopra, la quale non si comanda colle Costi- 
tuenti, ma è effetto del lento lavorio dei secoli: 



E LA COSTITUENTE 23 

gli uomini non posson fare che remotamente di- 
sponili colle savie istituzioni e forse anche più 
col rimuover gli ostacoli. 

La razza slava riversatasi dall'Oriente sull'Eu- 
ropa ha ritenuto nei suoi presso a cinquanta mi- 
lioni di capi il tipo più scolpito e tenace di uni- 
tà 5 ma son forse venti secoli che cammina alla 
fusione, e nel nostro solo si può dire che v'ab- 
bia dato un passo più nella opinione che nella 
realtà. La Spagna non fu una che pel connubio 
di Ferdinando e d'Isabella nella metà del secolo 
quindecimo : allora solamente le corone dell'Ara- 
gona e della Castiglia si congiunsero per posarsi 
su di un solo erede, aggiuntavi la terza di Gra- 
nata, che quei due monarchi liberavano dal giogo 
dei Mori, aiutandosi del senno del cardinal Ximenes 
e del valore di Gonsalvo de Cordova. La Francia 
stessa sembra il popolo più uno, più compatto di 
quanti ne furon mai, tutto concorrendo alla sua 
unificazione: il suolo, l'indole, la storia, il lin- 
guaggio. E nondimeno quel gran corpo eh' è ades- 
so non, si è formato che per la successiva e len- 
tissima aggiunzione di varie parti lungo il corso 
di oltre a sette secoli) e ciò ora per successione, 
ora per tratti , ora per maritaggi , ora per cessio- 
ni) talora per conquiste, e talora ancora per com- 
pera di suolo. Ma neppure un minuzzolo le tro- 
verete aggregato a solo titolo di parlare una stes- 
sa lingua o di essere circoscritto dagli stessi li- 
miti di monti e di mari. I dominii del Capeto nel 



24 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

987 non erano che l' isola di Francia , la Picardia 
e 1' Orleanese : 1' ultima parte nel contado di Avi- 
gnone non ci si aggiunse che nel 1791; e vi re- 
sterebbe tuttavia la Savoia ed una parte della Sviz- 
zera francese. 

L' Italia meno forse di qualunque altro po- 
polo disposta a codesta unificazione: l'Italia che 
ha tante storie quanti sono i suoi Stali, per non 
dire quante sono le sue città : l' Italia che alla di- 
versità, e dico anche alla opposizione dell'indole 
tra vari suoi popoli è venuta aggiungendo invidie 
e gare municipali afforzate da redate emulazioni 
e nimicizie; l'Italia che oltre a tanti elementi di 
divisione, è sospinta dai suoi medesimi rigenera- 
tori alla più tremenda rottura, quale sarebbe quel- 
la nel fatto della religione; l'Italia, dico, così 
disposta si unificherà in quanto i demagoghi Io 
avran proclamato; e nazione originale in tutto avrà 
l'inaudito privilegio di avervi pensato nel 46 e di 
averlo eseguito nel 49? Il quale sogno non si po- 
tendo prendere neppur sul serio, noi abbiamo un 
nuovo e doloroso sperimento di giuste idee tra- 
volte, veggendo il concetto ragionevole , possibile 
ed onesto di confederazione falsato e tradotto ad 
un delirio di unità , la quale oltre al consueto ef- 
fetto di fornire un nuovo strumento di tirannide 
o di anarchia, non può neppure iniziarsi senza la 
fellonia ed il sacrilegio. 

Codesta infamia di Costituente che un pugno 
di scellerati usciti dalle carceri e dalle galere, o 



E LA COSTITOENTE 25 

degni certo di entrarci, sta promovendo nella Pe« 
nisola, può egli avere altro scopo che d'imporre 
a ventitre milioni d'Italiani il loro volere per leg- 
ge, e la loro sete di dominazione e di sangue per 
forma governativa? Ma se la viltà degli uomini e 
la ingiuria dei tempi non fa trovare a questo at- 
tentato un contrasto , sarebbe troppa ignominia 
se perfino gli mancasse un rimprovero ! Se non 
ci bastasse l'animo di chiamar le cose coi nomi 
loro , e non ardissimo neppure di proclamare quei 
diritti riconosciuti e sentiti da ogni coscienza che 
non sia perduta , e dei quali sono somiglianti co- 
nati la più svergognata e la più flagrante violazione. 
Poniamci per un poco nella supposizione la 
più democratica delle possibili, nella supposizione 
dei costituenti medesimi e che è l'unico loro pun- 
tello : supponiamo per fino non potervi essere al- 
tro Sovrano che il popolo. Se voi non ammettete 
che per un voto o per un fatto di questo stesso 
popolo il diritto ed il dovere di governare si pos- 
sa trovare in un individuo, in un'assemblea, in 
una famiglia , voi non solo distruggerete ogni au- 
torità esistente, ma rendendone impossibile il prin- 
cipio , rendereste impossibile ogni convitto socia- 
le. Il presidente della repubblica francese per quat- 
tro anni ha dal popolo sovrano commesso il diritto 
ed il dovere di governarlo. Un privato , una mano 
di privati che attentasse in qualunque guisa spo- 
gliamelo , sarebbe reo di lesa maestà sociale : se 
Io facesse lo stesso popolo senza un titolo giusto, 

3 



26 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

grave, riconosciuto, sarebbe reo di abusato po- 
tere 3 e quantunque dovesse per la forza materia- 
le trionfarne, non potrebbe declinar la nota di 
ribellione , di fellonia , di tradimento. Potea certo 
il popolo sovrano divisare pel mezzo dei suoi rap- 
presentanti diversi ordini governativi, potea coi 
diretto suo suffragio designare un altro in luogo 
di Luigi Napoleone 5 ma posto cbe siasi costituito 
dovervi essere un presidente della repubblica per 
un dato tempo, posto che la maggioranza abbia 
designato questo uomo a presidente e per questo 
tempo , questo uomo per questo tempo ha un diritto 
che non gli può essere contrastato senza ingiuria, 
non gli può essere tolto senza delitto. Ripeto : se 
non ammettete questo principio, voi non solo tra- 
volgerete i popoli nelF anarchia come si sta facen- 
do al presente in Italia , ma sanzionerete la teo- 
ria di una perpetua e necessaria anarchia, come 
non si è fatto che io sappia giammai al mondo. 
Pertanto quand' anche non volessimo ricono- 
scere nei vari Sovrani d'Italia altro diritto e do- 
vere di governare, che quello commesso dal po- 
polo francese al presidente della sua repubblica, 
vi pare che avrem potuto a nostro capriccio man- 
darli a spasso, e proclamare una Costituente , la 
cui missione precipua è di trovar modo da man- 
darli a spasso nella maniera più sbrigativa e me- 
no indecorosa? Sarà sempre un immane delitto 
sociale; né crediamo lo sia meno perchè a nes- 
suno non basta V animo di proclamarlo. La verità 



E LA COSTITUENTE 21 

e la giustizia possono bene essere soffocate dalla 
prepotenza, ma non fìa mai che cangino d'un 
capello gli eterni loro dettami. 

Stando tuttavia sulla somiglianza di un Go- 
verno democratico , quegli che trovasi in attuale 
possesso ed esercizio di autorità suprema non può 
esserne spoglio se non nel caso che abbia violato 
i suoi giuri in verso del popolo , e che dalla 
maggioranza di questo sia riconosciuta quella vio- 
lazione. 

Ora qual titolo ci ha in un tempo che i Prin- 
cipi son condiscesi alla maggior larghezza onde i 
loro popoli fosser capaci? Come anzi ci potea es- 
sere questo titolo, quando non si è neppur sag- 
giato il contegno che la monarchia avrebbe preso 
nella Penisola coi moderni ordinamenti? quando 
se i Principi ebber colpa , la ebbero appunto nello 
aver troppo o troppo improvidamente concesso. 
E dove pure fosse preesistita una Magna carta co- 
me in Inghilterra, o una piccola carta come in 
Francia, avete voi preso lo sperimento di otto 
secoli per starvi tranquilli come gl'Inglesi, o al- 
meno di 17 anni per cacciar via Luigi Filippo e 
proclamare la Costituente come han fatto i Fran- 
cesi? Colle baionette usurpate e coi pugnali degli 
assassini si possono bene far tacere le lingue e le 
penne 5 ma nel fondo delle coscienze la voce del 
senso comune e della ragione è imperiosa e non 
transige coi demagoghi. Ed è appunto la coscien- 
za , innanzi a cui la Costituente italiana non può 



28 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

essere che una fellonia, un tradimento meno al 
principio di autorità che si sconosce ; che non ai 
suffragio ed ai bene dei popoli immolati iniqua- 
mente alla febbre delle rivolture. 

Si dirà che qualche Principe ci assentiva , che 
di Toscana muovevano 37 deputati alla Costituente 
in Roma, e nell'apertura delle Camere in Torino 
se n' è parlato colle forme più espressive. Ma il 
ricordar questo assenso non è un giustificare il 
fatto; sì veramente è l'insulto più umiliante alla 
posizione compassionevole di Leopoldo e di Carlo 
Alberto. Quando i Principi si dechinano ad implo- 
rare a tutti i patti dai loro nemici un lembo del- 
la clamide reale che loro si straccia addosso, si 
debbono considerare come sequestrati dalla vita 
pubblica, e non aventi altro uffizio che di alcune 
rappresentanze sceniche, pagate più o meno lar- 
gamente colla lista civile. Nel resto , di quella ge- 
nerosità non sarà molto contenta la maggiore e 
miglior parte di quei popoli lasciati alla discrezio- 
ne di un partito scellerato e prepotente, che si 
compera la prevalenza col lembo di clamide che 
fa vista voler lasciare al principato. Ma la Prov- 
videnza farà che ciascuno sia pagalo della sua 
moneta 5 ed i Principi consenzienti troveranno com- 
penso al loro contegno nel proficiscere che loro 
si apparecchia ad intuonare la Costituente; e la 
maggiore e miglior parte di quegli Stati , colla op- 
pressione , onde già ha cominciato ad esser vitti- 
ma, porterà la pena della portentosa sua inerzia 
nel lasciar fare. 



E LA COSTITUENTE 29 

Che se due Sovrani d'Italia patteggiarono colla 
demagogia, due altri ci videro una violazione dei 
più sacri loro doveri , anche innanzi che soprav- 
venissero le scomuniche 5 e se Ferdinando di Na- 
poli trovò nelle sue armi e nel buon senso del 
suo popolo appoggio valevole a guarentire il di- 
ritto, la specialità pacifica del Pontificato non la- 
sciò al nono Pio che il potere di mettere in salvo 
con un volontario esilio la sua dignità e la sua 
coscienza. E di questi Principi eziandio e di questi 
Stati, anzi dei pontifìcii soprattutto e dei Pontefici 
dovrebbe decidere le sorti la Costituente italiana. 
Alla infamia della fellonia non vi mancava che 
l'empietà dei sacrilegio; e questo è venuto a cu- 
mularne le vergogne , svelandone a tutto il mondo 
la ipocrisia. 

I dominii temporali non dirò dei Papi ma della 
cattolica Chiesa, costituiscono il principato più an- 
tico di quanti mai ce ne siano nella moderna Eu- 
ropa , il raccomandato a più sacri titoli , il fon- 
dato su basi più salde. La specialissima maniera 
onde ci si vien dai Pontefici , la qualità delle per- 
sone che ci posson venire, le salvaguardie, i ba- 
luardi di tutte le maniere ond' è circoscritto, as- 
sicurano ai suoi suggetti innumerevoli guarentigie 
non possibili pure a pensarsi in altri principati. 
Di qua la storia dei Papi come Principi temporali è 
la più gloriosa, la più ricca d'illustri fatti di 
quante mai ne esistano; e se n' eccettuate la sola 
gloria delle armi, non ci è nazione o regno quan- 



30 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

tunque vasto che con quel piccolissimo possa ag- 
guagliarsi. Sarei infinito ad accennare anche i sommi 
capi; ma non ne ho uopo, essendo questo un 
fatto storico conosciutissimo e quasi vulgare. La 
quale grandezza tutta propria di Roma fu costitui- 
ta, non ci ha dubbio, e crebbe per la spirituale 
supremazia ond' è il suo capo rivestito ; nondime- 
no se si supponessero i Papi che regnaron fin qui 
essere stati niente altro che Principi temporali, cre- 
diamo che nelle loro personali qualità darebbero 
tuttavia la storia del principato più grande e più 
virtuoso di quanti cerane furono. Ma allorché la 
Provvidenza nella generosità di pietosi Principi e 
nel consentimento di popoli fedeli facea monarchi 
gli umili successori del Pescatore, non mirava 
tanto a preparare una fiaccola perenne di civile 
culto tra le nazioni redente., quanto ad assicurare 
la piena indipendenza del vero rivelato dai capric- 
ci, dalle pretensioni, dalle prepotenze di un mondo 
sempre in tempesta. Quanti siamo cattolici ricono- 
sciamo nella sedia di Pietro il supremo proponente 
della fede, l'infallibile interprete della rivelata pa- 
rola, 1' ultimo tribunale in fatto di credenze e di 
morale che ci sia dato avere in terra. Non è una 
guarantigia alle nostre coscienze il sapere che il 
capo visibile della Chiesa è locato sì alto , che le 
prepotenze laicali e gl'intrighi cortegianeschi im- 
pedir non ne possipno o falsarne la parola ? e non 
sarebbe un ferire nel vivo le coscienze di dugento 
milioni di credenti , se al Pontificato romano si to- 



E LA COSTITUENTE 31 

gliesse quella sua indipendenza, e fosse condotto 
alia condizione di un Vescovo dei nostri Stati? 

All'Europa, al mondo, diciamo ancora alla 
umanità tutta intera, importa ben poco che la Italia 
sia Vecchia o Giovane , e che V aquila rapace torni 
ad aleggiare sul Campidoglio. Ma troppo importa 
alla Europa, al mondo, alla umanità tutta intera 
che resti accesa quella fiaccola che sola potrebbe 
illuminarla un' altra volta se le sue follie ed i suoi 
delitti la ricacciassero nelle tenebre : troppo im- 
porta che il prezioso deposito dei sommi veri di 
ogni civile culto resti indipendente dai capricci e 
dalle corruttele degli uomini. Se il sommo custode 
di quelli non governa, sarà governato; e se fia go- 
vernato \ non finirà certo la Chiesa, ma la fonte 
delle benefiche sue influenze nel mondo sarà ina- 
ridita per sempre. E questa forse la nuova gloria 
a cui aspiriamo? 

Noi non abbiam bisogno che i nostri demago- 
ghi riformatori ci ricordino che i Papi stettero otto 
secoli senza che fosser Principi ; noi anzi direm- 
mo loro che stettero tre secoli latitanti e persegui- 
tati nelle catacombe. Ma che perciò ? vorreste dun- 
que per questo spogliarli dei loro dominii, metterli 
alla dipendenza di un Principe o di un Parlamento? 
perseguirli e ricacciarli nelle catacombe? Oh! lo 
sappiamo! il voto è questo, e ci sta suonando da 
tre secoli negli orecchi! ci si è detto in prosa e 
in versi. E la eterodossia che nella indipendenza 
della Chiesa avendo trovato il maggiore ostacolo 



32 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

ai suoi trionfi, quella vuol rapirle nel suo Pontefice. 

Ma dove le nostre colpe ci meritassero dalla 
Provvidenza così tremendo gastigo , non fìa che ci 
manchi spirito, almeno per esecrare l'infame at- 
tentato di un pugno di scellerati che senza coscien- 
za, senza pudor, senza fede, tentano di togliere 
alla Italia invilita il suo sovrano privilegio, e di 
annulare 1' opera stupenda di dieci secoli e mezzo; 
macchinano di orbare la cattolicità della nuova sua 
Sionne ; che patria nostra spirituale fin qui è stata 
Roma i e si struggono d'immolare ad un delirio 
patriottico forse 1' unico ed ultimo presidio tra gli 
umani che restava alla Chiesa, per ripigliare l'in- 
fernale tripudio del passato secolo per crederla 
spenta. Se Iddio voglia, come già altra volta, rom- 
pere in bocca agi' iniqui il beffardo riso che già 
vi spunta, noi non sappiamo. Questo sappiamo 
nondimeno che tra i due estremi o il principato 
temporale del Papa da una parte, o le catacombe 
e le servilità avignonesi dall'altra, noi non cono- 
sciamo mezzo. Ma se la cattolicità tutta quanta, 
se la Italia cattolica è cimentata a così tremendo 
bivio, ne ha tutta la obbligazione a quest'orda 
di forsennati rigeneratori, che con una prodigiosa 
ipocrisia stan compiendo 1' opera meditata nel se- 
colo quindecimo dal Turco , sospirata nel sesto- 
decimo fra i furiosi e convulsi suoi trasporti dal 
frate eresiarca di Tittemberga , e fallita alla setta 
filosofica del decimottavo. 

CliegioVa illudersi? La precipua missione della 



E LA COSTITUENTE 33 

Costituente italiana dovrà essere il disfarsi dell'au- 
torità temporale dei Papi , proclamata già dal Ma- 
chiavelli e poscia dal Sarpi come sommo tra gli 
ostacoli alla grandezza italiana , e la grandezza i- 
taliana, s'intende, è il rinnegare il cattolicismo. 
Leopoldo fu salutato in Firenze re della Italia cen- 
trale-, il gabinetto di Torino supponendo tutti i Prin- 
cipi vili e ambiziosi ad un modo insulta il re di Na- 
poli, assegnandogli gli Stati pontificali a prezzo 
della alleanza col Piemonte contro il Tedesco , per 
dare a Carlo Alberto il Lombardoveneto. Ed è 
Vincenzo Gioberti, questo mezzo prete e niente 
cattolico, il quale si facea largo nella Penisola 
cogi' ipocriti panegirici del Papato , è egli proprio 
in petto ed in persona che, nella proposizione 
dell'infame partaggio sulla tunica inconsutile di 
Cristo, gettava le sorti, dava la voce quis quid 
tollat , come l'uno dei quattro crocifissori sul Gol- 
gota. Ma il sacrilego acquisto non farebbe prò ai 
giuocatori! Alla sete di dominio tolta a strumento 
per ispossessare un grande , inerme ed esule Pon- 
tefice, Iddio ha preparato il gastigo pel giorno 
appresso dalla mano di quel partito stesso che 
vuol toglierla a strumento. 

Colla pura democrazia dei Gioberti, dei Guer- 
razzi e degli Sterbini son tanto incompatibili Car- 
lo Alberto e Leopoldo , quanto Pio e Ferdinando. 
I due primi han potuto ben servire la democra- 
zia, ma è folle speranza il conciliarlasi : essi ne 
debbano esser vittima come il terzo ; ed è stato 



34 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

glorioso pel Toscano essersene ritirato senza aspet- 
tarne invito, trovatane bella ed onorata cagione. 
Forse non la troverà il Carignano che, abbando- 
nate le leali e pacifiche tradizioni di sua casa, si 
è lasciato cogliere alla illusione di cingersi la co- 
rona di ferro ; esso si accorgerà , ma troppo tar- 
di, che col dispendio dei suo onore, colla ruina 
delle finanze più prosperose d'Italia, col sangue 
e colle vite dei suoi sudditi, non ha fatto che 
servire la democrazia. Se il già caduto abbate gli 
ha fatto grazia di sostenerlo , ciò fu perchè il no- 
me di un Principe, le simpatie dei popoli per quel 
nome, e le ambizioni principesche gli sembravan 
necessarie per la guerra a riprendersi. La sola qui- 
stione che pende sul rinvio di Carlo Alberto è 
quella di opportunità. Il Borbone ha il grave tor- 
to di aver cuor da cattolico per non servire la 
democrazia, e braccio di soldato per vender caro 
l'esserne vittima. Ad ogni modo sarà un altro caso 
nella storia del dipendere la salute di tutta Italia 
dalla incolumità del triregno pontificale. 

Ma ritraendo un tratto il pensiero da codesto 
indistinto schifoso di nequizie , di sacrilegi e di 
vituperi, mi fermo per poco sulla prepotente op- 
pressione che si sta consumando della maggioran- 
za numerica degl' Italiani, e da quei medesimi che 
proclamano ogni diritto trovarsi nel popolo , cioè 
nella maggioranza numerica di esso. Più sotto mi 
occorrerà rilevare questo vecchio abuso , rinnova- 
to a' dì nostri, di opprimere e tiranneggiare i pò- 



E LA COSTITUENTE 35 

poli a nome dei popoli stessi tiranneggiati; ma 
qui si consideri solo riguardo alla confederazione, 
alla unità , alla Costituente. 

Avete dunque per voi il voto della moltitudi- 
ne, in codesto rimescolare a che vi accingete lo 
stato politico e sociale della Penisola? nel costi- 
tuirne che volete fare 1' unità col toglier di mez- 
zo gli attuali Principi che hanno o la realtà o il 
nome di governarci? Voi non lo avete codesto 
suffragio della maggioranza; avete anzi il contra- 
rio : aggiungo di più : è impossibile che lo abbia- 
te; sì che al trar dei conti voi non siete che una 
infelice riproduzione della Costituente francese del 
93 , la quale per vivere un po' di tempo non ebbe 
altro mezzo che il terrore, non altri puntelli che 
la proscrizione ed il carnefice. 

Voi non lo avete questo suffragio della maggio- 
gioranza ; e questo è un fatto di cifre numeriche 
non possibile a richiamarsi in dubbio da qualun- 
que più sfrontata impudenza. Non dirò le scene 
svergognate di Roma per trascinare , atterrire, 
abbindolare quel po' di gentame ragunaticcia che 
dovea rappresentare la nazione, e dare il suffra- 
gio ai già divisati membri della Costituente: queste 
scene per nostra suprema onta son troppo divul- 
gate per tutta Europa. Ma se in Napoli, in Tosca- 
na ed in Piemonte alla elezione dei deputati non 
si presentò che appena il decimo degli arrotati 
nelle liste elettorali, voi non avete il suffragio 
della moltitudine , neppure pei Governi costituzio- 



36 LA CONFEDERAZIONE [TALUNA 

nali, da cui quella si mostrò aliena col non vo- 
lervi prendere nessuna parte, quando pure one- 
stamente potea, forse ancora sotto un riguardo 
dovea. Pensate ora a deliberazioni che compro- 
mettono la salute pubblica e le private coscienze ! 
Se nella Italia centrale si ottenne una larva di suf- 
fragio, neppur questa si può supporre nella me- 
ridionale. 

Voi avete il suffragio contrario; e ciò mi par 
chiaro abbastanza, da che non ci si potendo par- 
tecipare senza essere traditori, ribellanti e sacri- 
leghi , la Dio mercè non ci malignano tanto le 
stelle da doversi appiccare quelle qualificazioni al- 
la maggior parte degli Italiani. A questa ( mi è 
dolore e vergogna il dirlo ) potete dare voce di 
timida e di neghittosa, ma d'iniqua non mai \ ed 
egli basta numerare i capi, affissar le sembianze, 
studiar le arti ed il contegno dei riformatori per 
certificarsene. 

Voi non lo potete avere il suffragio della mol- 
titudine, ammeno che non vi venisse fatto ingan- 
narla bruttamente facendole sognare che colla uni- 
tà italiana verranno tutte le beatitudini. I popoli 
non si levano ad una mossa unanime, se non vi 
veggono un mezzo a cessare un male o procurarsi 
un bene che tocchi molto da vicino gl'interessi 
individuali. An^i la storia ci apprende che i veri 
movimenti spontanei delle moltitudini si effettua- 
rono presso che esclusivamente a fine di cessare 
gravi mali o rischi comuni -, che la natura, quan- 



E LA COSTITUENTE 37 

do opera da sé sola, non serbò quell'estremo ri- 
medio delle mosse popolari che ai casi estremi. 
Ora la ripartizione della Penisola in vari Stati non 
incomoda il popolo come il dazio imposto sulle 
frutta dal duca d' Arcos viceré spagnuolo , che con 
quella scintilla appiccò l'incendio ad una materia 
già disposta, e che trovò un capo insperato in 
Masaniello. L'unità italiana lascerebbe il popolo 
propriamente detto nella sua condizione presente 5 
ed a questo patto esso , se non è tradito , non vor- 
rà cimentarsi innanzi al cannone o avventurarsi 
ai rischi ed alle conseguenze di una rivolta. L'uni- 
tà italiana non ci aggiungerebbe che una dignità 
nazionale ed una preponderanza politica nelle bi- 
lance di Europa : vantaggi a vero dire non isprez- 
zabilij ma che presso tutti i popoli furono la con- 
seguenza naturale di avvenimenti i quali ebbero 
diverso scopo. Non troverete per avventura nella 
storia che la unità nazionale fosse voluta e procu- 
rata direttamente da un popolo, appunto per que- 
sto che essa poco o nulla aggiunge al ben essere 
morale e materiale dei popolo stesso. Se in un 
momento di delirio e di fanatismo la gridarono 
per le contrade, a sangue freddo non islendereb- 
bero un dito per procurarla, soprattutto se inten- 
dessero che i più spasimati dell'unità appena mi- 
rano ad altro che a sortire nel rimescolamento 
universale il destro di farsi o ricchi o potenti, e 
nella grandezza dello Stato costituito apparecchia- 
re un più ampio teatro alle proprie ambizioni. 



38 LA CONFEDERAZIONE ITALIANA 

Ma il comune , il municipio , la famiglia , V in- 
dividuo, che ci guadagnerebbero? Non avrebbero 
forse a temere di perdervi qualche cosa? Entrato 
un elemento popolare, pei nuovi ordinamenti, 
nella cosa pubblica, uno degli effetti che se ne 
sperano è il veder diradato quel restringersi che 
fanno al presente nelle metropoli tutte le fila go- 
vernative ed amministrative. E nondimeno nelle 
grandi nazioni è quasi indispensabile una concen- 
trazione che assorbisce tutto, creando un mostro 
con testa gigantesca e con membra nane. 

D'altra parte le molte capitali nella medio- 
cre estensione degli Stati 3 l'occhio di chi siede 
al timone, più vigile e più provvido in più ri- 
stretta sfera 5 la minore complicazione delle ruote 
governative; la maggiore scioltezza della macchina 
amministrativa 3 il men compromettersi con meno 
vaste relazioni; il più far da sé, son tutti van- 
taggi che toccano il comune, il municipio, la 
famiglia e l' individuo , e che però non si potreb- 
bero volere sacrificare ad una unità nazionale, che 
con una fantastica importanza del tutto, indur- 
rebbe un inevitabile scadimento di tante sue parti. 
E che sarebbero esempligrazia Firenze e Torino, 
per non dire Modena e Parma, ove mai codesta 
fusione si effettuasse? Sarebbero quel che sono, 
uguali ed anche! maggiori città della Francia e 
della Inghilterra j dove appena sapete di altro che 
di Parigi e fli Londra. 

Pertanto un conato somigliante non potrà che 



li LA COSTITUENTE 39 

abortir miseramente come gli altri o essere soffo- 
cato in culla. Ma come gli altri produrrà l' effetto 
contrario ? di renderci cioè stranamente difficile o 
anche impossibile la realtà per tener dietro alle 
chimere. Appunto per questo che alla unità nazio- 
nale i nostri popoli non son maturi e non attac- 
cano verun positivo interesse, appunto perchè vi 
veggono compromessa la giustizia, la religione, 
e fino le tradizioni patrie e le simpatie, adom- 
breranno della stessa confederazione e ne depor- 
ranno persino il pensiero. I Principi poi pensate 
quanto ne debbano essere solleciti, se siano per- 
suasi che in quella si prepara la loro fine ! E còsi 
i nostri demagoghi sostituendo per somma iniquità 
il concetto unitario al federativo, di una idea ra- 
gionevole ed onesta fecero al loro solito uno stru- 
mento di scissura e di fellonia. 



40 



III. 



DRITTO E CONVENIENZA DELL'AUTONOMIA 
ITALIANA. 

Se in Italia ci sono simpatie per l'Austria? — Come ci sono 
e chi ne ha colpa? — Convenienza dell'autonomia. — Se 
la convenienza ne dà il diritto? — Probabili successi delle 
vie oneste trascurate. — Perchè fallirono le violente? — 
Condizioni passate e presenti dell'Austria. — Se fu giusta 
la guerra santa. — Tirannide dell'Austria. — Qnal motivo 
vi potea essere di giusty guerra? — Non si volle. — For- 
inola del diritto di autonomia. — Se appoggiata dalla ra- 
gione? — Ripugna ai fatti. — La Savoia e la Lombardia. 



Tra le tante impostare proclamate negli ulti- 
mi anni, questa tien luogo precipuo; che cioè in 
Italia ci abbia una classe di persone amiche, te- 
nere dei Tedeschi e vogliosissime di averli a pa- 
droni. Supposizione che non avendo il menomo 
appoggio nei fatti, manca eziandio della sembian- 
za di verisimile e di possibile, in quanto non può 
pensarsi veruno emolumento che altri da codeste 
simpatie teutoniche si possa promettere. Il perchè 
deesi considerare come una di quelle finzioni che 
la nequizia su^ol controvare nei tempi di rivollure 
e di partiti, per attizzare gli odii creandone gli 
oggetti, /è designandoli in persone per altri motivi 
perseguite^ed invise. 



dell'autonomia italiana 41 

La sola ipotesi sotto cui potrebbe ammettersi 
quella tendenza austriaca in alcuni Italiani è que- 
sta ', che cioè vedendosi essi sospinti all'orlo del- 
l'anarchia o della tirannide demagogica, uè vo- 
lendo o non potendo schermirsene colle proprie 
forze, han rivolto un occhio certo non lieto al 
malinconico settentrione, aspettando che di colà 
scendesse una forza vergognosa per noi e spiace- 
vole, ma che si potrebbe talora stimare per uni- 
ca condizione della tranquillità cittadina. In que- 
sta guisa si sospirerebbe, non che al tedesco, ma 
al russo ed al turco, se per altra via non si cre- 
desse potere esser redenti dal caos sociale. Il pri- 
mo bisogno che abbiano i popoli è di vivere, ed 
a questo sono pronti a sacrificare qualunque altro 
bene; la tirannide poi è l'agonia dei popoli, e 
l'anarchia n' è la morte: nell'una e nell'altra si 
va alla dissoluzione. Pertanto se il tedesco ha in 
Italia protettori ed amici, li ha appunto nei pa- 
triottici rigeneratori, i quali mantenendovi lo scom- 
piglio, l'oppressione ed il caos, vi alimentano 
questo disperato e maledetto concetto, che l'Ita- 
lia cioè non può aver pace se non visitata a quan- 
do a quando dalle baionette germaniche e corretta 
dagli sproni imperiali. Chi più patriottico, chi più 
italiano dell'Alighieri? e pure con quanto vigore 
e con che lagrime non implorava una discesa di 
Alberto tedesco? Non vi stizzite adunque se le 
nostre donne, i nostri mercanti 3 i nostri conta- 
dini messi alle stesse strette non sappia n mostrare 



42 DRITTO E CONVENIENZA 

maggior patriottismo e più scolpita italianità di 
quel che ne avesse V italianissimo autore del Poe- 
ma sacro. 

Se si prescinde da quest'unico caso, di cui 
già dissi a cui si deve imputare la colpa, le ten- 
denze italiane per l'Austria sono follie od impo- 
sture, niente meno che gli odii politici e le av- 
versioni mortali. 11 solo che può asserirsi con ve- 
rità è che una parte d'Italia, e forse la maggio- 
re, è indifferente a questo che uno Stato della Pe- 
nisola sia o non sia suggetto allo straniero, in 
quanto la moltitudine non vi vede compromessi 
i suoi interessi, ed al decoro italico resta del tut- 
to estranea. Per quanto si è predicato e mentito, 
in capo ai nostri popoli non è entrato che 1' ori- 
gine di tutti i loro mali ed il principio di ogni 
loro bene dipendono dal tenere o non tenere l'Au- 
stria un piede nella Italia. Il sentimento poi della 
dignità nazionale , la quale certo si vantaggerebbe 
non poco se tutta fosse padrona di sé, non è, e 
forse non può essere comune alla moltitudine. Il 
pretendere di risuscitare gli eroismi pagani di 
Sparta e di Roma è quasi Io stesso che voler di- 
vertire i nostri popoli coi giuochi istmici o colle 
lotte gladiatorie. L'antichità pagana ebbe una gran- 
dezza non possibile a riprodursi nella età moder- 
na; e l'idolatria della patria è una virtù o un 
vizio, non buono ad altro che per alimentare i 
sogni di qualche riscaldato cervello. 

Con questi elementi imbarcatici Io scorso anno 



dell'autonomia italiana 43 

nell'ardua impresa di affrancare il Lombardoveneto, 
avemmo tutta la colpa di una flagrante ingiustizia , 
tutto il ridicolo delle pretensioni le più sfoggiate, 
tutta la vergogna di un conato improvvido e che 
dovea fallire ; gettammo alle desolazioni della guer- 
ra ed alle vessazioni della conquista le contrade 
più ricche e più prosperose della Penisola : che 
più? ribadimmo con nuovo e più tenace e più 
doloroso titolo il dominio tedesco in Italia , senza 
che ci potessimo onorare neppure dell'arditezza 
di avere osato. 

E di codesta nuova piaga della patria nostra 
crediamo nascondersi la radice in un giusto ed 
onesto concetto, falsato dalla malizia di pochi, e 
non potuto o non voluto avvisare dalla cieca av- 
ventatezza di molti. Dalla convenienza di una in- 
dipendenza nazionale, che ogni animo generoso 
sente quanto sia giusta, si è saltato bruscamente 
a un diritto inalienabile, imprescrittibile, che nes- 
suna giustizia non può riconoscere. 

Intendon tutti quale utilità, qual decoro ver- 
rebbe alle fertilissime provincie lombarde e vene- 
te se acquistassero padronanza di se , costituen- 
dosi a Stato independente : intendon tutti la uti- 
lità ed il decoro che ne verrebbe a tutta Italia, 
singolarmente per lo agevolar che farebbe una 
confederazione, nella quale non entrando l'Au- 
stria , si perderebbe d' integrità , entrando vi avreb- 
be troppo di preponderanza. Tutto questo verissi- 
mo y e non troverete per avventura un Italiano 



44 DRITTO E CONVENIENZA 

che rechi in dubbio questa suprema convenienza ; 
non ne troverete uno, sincero amatore della di- 
gnità patria, il quale non credesse ben collocato 
qualunque sacrifizio per assicurarla. 

Ma il riconoscere, il dire che un tale o tale 
altro acquisto ci starebbe bene, ci conviene, è 
forse il medesimo che averne il diritto? e un di- 
ritto tale da farlo valere colla forza delle armi? 
col sacrifizio di tante vite? coi rischi, coi mali 
incalcolabili, colle dolorose conseguenze di una 
guerra ? Chieggo un' altra volta : è egli Io stesso 
convenirci un bene ed averne il diritto? Sarebbe 
originale, inaudito al mondo che si abbia il drit- 
to a tutto quello che ci sta bene. E polendo la 
stessa cosa star bene a molti, come si farebbe 
ove molti vi avessere lo stesso dritto? La diffe- 
renza poi tra il dritto e la convenienza dimora 
in questo, che il primo si fa valere in tutte le 
guise e se volete ancora colla forza ; la seconda 
si procura colle industrie, coi maneggi, colle pra- 
tiche , e comunemente se ne fa padrone chi è più 
lesto d' ingegno e più aiutante di mano. Appena 
trovi persona a cui non convenga la pecunia 3 ma 
il creditore ed il mercatante hanno diverse vie ad 
averla da te. Il primo che ne ha il dritto ti cita 
ai tribunali che sono la forza civile, il secondo 
giucando d' industria e di traffichi tira il danaro 
dalla tua nella sua borsa. Ma il ladro, a cui certo 
il danaro sta bene niente meno che al mercatante 
ed al creditore, si differenzia da essi appunto per 



dell' autonomia italiana 45 

questo , che a soddisfare una convenienza non si 
volge ad oneste arti come il primo, ma vi ado- 
pera la forza quasi ne avesse il diritto come il 
secondo. 

Né altrimenti che come una convenienza di 
suprema importanza la guardarono e ne scrissero 
tutti coloro che toccarono codesto punto da po- 
litici e da filosofi, non da demagoghi e da poeti. 
Le speranze d'Italia, che furono la prima scintilla 
di questo incendio, non sognavano o certo si pe- 
ritarono di proporre le ribellioni a mano armata 
e le guerre. Tutti insomma i savi ed onesti uo- 
mini intendevano la ragionevolezza, la utilità, 
l'importanza di quel voto ; ma non uscivano dai 
limiti delle trattative, dei compensi, delle rimo- 
stranze , delle eventualità politiche da attendersi 
con longanime pazienza ; di tutti quei mezzi in 
una parola onde un popolo può e deve provve- 
dere alla sua independenza ed al suo decoro, sen- 
za ledere i diritti di veruno ; nel che riconoscia- 
mo noi la verace servitù e la suprema vergogna. 
Né altro volea indicare il nono Pio , il quale aven- 
do significato nella maniera più espressiva il sin- 
cero suo desiderio di vedere affrancata l'Italia, 
si ricusava all'ora stessa in una maniera niente 
men chiara alla guerra , in quanto vi avrebbe ve- 
duto compromessa la giustizia e la coscienza. Che 
se i principii della giustizia sono gli stessi per tutti 
i tempi e per tutti i luoghi, noi non bastiamo ad 
intendere come siasi potuto trovare giusto a Torino 



46 DRITTO E CONVENIENZA 

ciò che tre mesi appresso trovavasi ingiusto in 
Roma. E tra questi due estremi non si avrà credo 
difficoltà da leali uomini e ragionevoli ad aderire 
più al sentimento del Vicario di Cristo, che non 
alle tumultuarie deliberazioni di un Governo, le 
quali erano l'eco obbligato delle sale democrati- 
che e delle piazze. 

Che sarebbe avvenuto se ci fossimo tenuti alla 
via della verità e della giustizia, è un condizio- 
nato che uomo al mondo non può presumere di 
sapere ; ma ragionandolo dai fatti passati e dalle 
condizioni presenti, due cose mi sembrano indu- 
bitate. La prima, che nella nuova vita civile acqui- 
stata dalla Italia, e più nella confederazione dei 
suoi Stati, se avesse potuto effettuarsi , la opinio- 
ne per la indipendenza di quelle provincie, avreb- 
be acquistata, non dirò solamente maggiore am- 
piezza, ma eziandio una gravità veramente nazio- 
nale, e diciam così una importanza diplomatica. 
Al che si aggiunge che quelle provincie stesse, 
donate anch'esse di voce legale nella cosa pub- 
blica, cominciavano ad esercitare una preponde- 
ranza non lieve nei loro destini 5 e quantunque 
nei principii potessero trovarsi ristrette da molti 
lacci, il tempo nondimeno e la destrezza avrebbe 
compiuto un sufficiente esplicamento Je\V elemen- 
to popolare chiamato dal Principe stesso alla par- 
tecipazion dei poteri. Condizionata a questa ma- 
niera l'Italia e raffermatasi nei novelli ordini colla 
scambievole fiducia dei Sovrani e dei popoli , 



dell'autonomia italiana 47 

sarebbe stato quello il tempo di trattare della in- 
dipendenza italiana: e ne avrebbe trattato l'Italia 
costituzionale e federale eome uguale con uguale , 
senza temere gran fatto le ombre e le gelosie di- 
plomatiche delle grandi Potenze ^ quando sarebbe 
stata grande anch'essa. Vede poi ognuno che pres- 
so il gabinetto aulico il voto di tutte le rappre- 
sentanze degli Stati italiani, avrebbe avuto qual- 
che autorità maggiore degli urli incomposti di sco- 
lari indisciplinati e di compri plebei. Condotta la 
cosa a questi termini, nulla di più probabile di 
un ripiego, di una transazione, di un accomoda- 
mento, e ad ogni modo potea pur sorgere una 
vera e giusta ragione di discordia da onestare una 
legittima guerra. Allora l'Italia appoggiata nella 
forza morale della giustizia e del dritto, e nella 
materiale della unità e dell'accordo., avria potuto 
tentare con felice successo una impresa alla stessa 
ora militarmente e civilmente gloriosa. Allora quel- 
la parola V Italia farà da se non saria stato un 
vanto ridicolo tanto più, quanto essa era più de- 
bole e più divisa 3 ma saria slata una parola ispi- 
rata da nobile orgoglio di un popolo che la dice, 
perchè sa di potere, e sente che non può fallirgli 
una giustificazione dall'evento. Ma questo è un 
condizionato che non fu, che forse potea essere, 
ma che i fatti moderni han reso malagevole, for- 
se ancora, almeno pei tempo presente, impossi- 
bile; e questo è l'altro capo dei due che io dissi 
di sopra indubitati. 



48 DRITTO E CONVENIENZA 

Cacciatici ad occhi bendati in una via rischio- 
sa, tumultuaria e sulla quale non potevamo esse- 
re scorti da veruno coscienzioso e sincero con- 
vincimento, riuscì ad essere tentativo di un par- 
tito ciò che appena potea esser possibile a tutta 
intera la nazione ; e le nostre vergogne furono al 
sommo, quando alla ingiustizia delle pretensioni, 
alla sconsigliatezza dell 5 impresa vennero ad ag- 
giungersi le infamie dei mezzi adoperati per assi- 
curarne il successo. Si mentirono torti, si esage- 
rarono ingiurie, si inventaron vittorie: i procaci 
insulti, le villanie plebee onde si offese la invio- 
labilità degli agenti diplomatici austriaci, e fino 
le dimore e le persone d' innocui tedeschi che abi- 
tavan l'Italia, sono eccessi da arrossirne non dirò 
un animo costumalo, ma un paese selvaggio. Frat- 
tanto si costringevano i Principi che, venutivi a 
malincorpo , o se ne ritraevano come prima ne 
avevano il destro, o pur restandovi ponevano ogni 
studio a temporeggiare per almeno risparmiare il 
sangue. Né si potea contare sul concorso sponta- 
neo dei popoli, in quanto i popoli non eccitati 
dalla tirannide austriaca che non ha realtà, non 
aveano altro eccitamento, che la pecunia dei ric- 
chi 5 sì che, questa venuta meno , il popolo è rien- 
tralo nelle antiche sue abitudini , presto a gridare 
Viva il Tedesco se questi ha l'arte di farlo star 
più contento. Talmente che tutto il nerbo di quel- 
la campagna doveano essere le falangi patriottiche 
ed universitarie, che partivano e tornavano glo- 



dell'autonomia italiana 49 

riose ugualmente della presunta vittoria e della 
toccata sconfitta ; se pur non vi piaccia contarvi 
le nuove Pentesilee e i preti e i frati col fucile 
ad armacollo , i quali entravano come spes ultima 
Teucrum* Saria stato niente altro che una farsa e 
una commedia, se non ci avesse avuto un po' di 
regolar soldatesca che, sacrificandosi al dovere 
della militar disciplina, dava prove di un valore 
degno non dirò di causa più bella; ma certo di 
titolo meno ingiusto. Ma a quell'esercito stesso 
si togliea l'animo sfiduciandolo del successo. Tut- 
to quel tempo fu parlato del procurare al Piemon- 
te qualche Generale di fuori; il che era un pro- 
fessare che non si aveva di dentro. Nondimeno si 
andava /e dico meglio, si spingeva, perchè T Ita- 
lia, nazione principe in tutto, dovea dar l'esem- 
pio di provocare una guerra , e quella guerra, col- 
la convinzione di non avere un duce sperimenta- 
to e capace, quasi questo fosse stato un soprap- 
più e un accessorio. 

E tutto questo sembra più del bisogno per 
coprirci d' ignominia , e per inaridirci o almeno 
per allungarci, chi sa per quanto, una onesta e 
quasi comune speranza. Ma ci ha di più : così in- 
felice riuscita di un improvvido ardimento ha a- 
vuto luogo in un tempo in cui V Impero austriaco 
subiva una interna convulsione , da far credere che 
cadrebbe sfasciato ad ora ad ora, e che avrebbe 
fatto supporre men difficile la nostra vittoria. Certo 
quel colosso di membra eterogenee e forse anco- 



50 DRITTO E CONVENIENZA 

ra pugnanti non ricorda per avventura da parecchi 
secoli un periodo più trepido, se solo n'eccettuate 
il napoleonico. La dieta di Francofort che si eleva 
a contrastare le secolari influenze imperiali nell'A- 
lemàgna federale 3 1' Ungheria sollevata da' Magiari 
che, non paghi delle prerogative godute fin qui, 
vogliono padroneggiarla da despoti; la Boemia 
colle altre province slave riscosse anch' esse al 
sentimento della unità ed independenza nazionale; 
l'Italia fuggitagli di mano come per incantesimo, 
e fino la capitale dell'Austria e dell'Impero che 
rompe in una ribellione, che quanto ad intensità 
ed estensione non ha esempio nella storia. Sono 
scorsi dei giorni nel passato anno, nei quali sarìa 
stato un problema il cercare, il trovare nel mondo 
l'Impero austriaco. 

Ma esso avea dei principii vitali che non si 
spengono leggermente, e che possono invigorirsi 
nelle scosse e nell' attrito. La tenacità di alcuni 
popoli per le paterne tradizioni, un esercito forte 
e disciplinato, una dovizia di capitani esperti e di 
uomini politici, quale forse nessuno Stato di Eu- 
ropa può vantarne altrettanta, sono stati questi 
gli elementi che hanno salvata l'Austria, e la fa- 
ran forse sorgere più forte dalla imminente sua 
mina. Ad un monarca meno per gli anni che per 
sanità cagionevole, disuguale al gran peso di quel 
governo , è succeduto un Principe nel fior della 
eia , forte di spiriti rigogliosi e , a quel che dicesi, 
d'animo risoluto e tenace. Le ottenute franchigie 



dell' autonomia italiana 51 

hanno quietato i popoli che pensano ad usufrut- 
tuarle, la preponderanza imperiale nella confede- 
razione alemanna è assicurata , l' Ungheria lieta 
della sconfitta dei Magiari si riscuoterà da un in- 
viso giogo , e si terrà contenta alla suggezione im- 
periale ; sull'Italia vanterà l'Austria novello titolo 
di conquista , e gli sforzi disperati di Venezia pos- 
sono meritare ammirazione , ma da nessun' anti- 
veggenza possono pronunziarsi felici. Aggiungasi 
da ultimo un esercito fatto più forte dalle vitto- 
rie , guidato da capitani risoluti e sperimentati, 
che se avessero uopo di visitare il Piemonte , a» 
vrebhero certo poco ad impensierirsi sulle rodo- 
montate degli abbati presidenti. In questo stato di 
cose il parlar tuttavia di guerra non può essere 
che o per una presunzione da folle , o per una 
diabolica ambizione che ad una tenuissima proba- 
bilità di proprio ingrandimento è parata ad immo- 
lare il sangue dei popoli, come altri non gette- 
rebbe 1' acqua. 

Dove dunque sono ite le speranze italiane ? 
se non le vogliam dire sfumate al tutto, ci è pur 
forza riconoscerle tradite, ed enormemente più 
malagevoli che non erano innanzi. Della quale 
peggiorata condizione siam debitori alle impronti- 
tudini di un partito, che falsando un concetto giu- 
sto e veramente nazionale , ha preteso liberare l'I- 
talia coli' opprimerla, ed ha voluto guadagnarsi 
un'autonomia che certo ci starebbe bene, ma che 
nessuna coscienza si potrebbe voler comperare al 



52 DRITTO E CONVENIENZA 

prezzo della sconosciuta giustizia e del diritto cal- 
pesto. E veramente strano che col tanto chiacchie- 
rare sui nuovi bisogni dei popoli, noi ci siamo 
quasi al tutto scordati del vecchio ma supremo bi- 
sogno dei popoli , cioè la giustizia con tutti e per 
tutti. 

So che il parlare in questa guisa è oggi un 
delitto in Italia, e se non frutta allo scrittore il 
pugnale , frutterà certo la maledizione ed il fuoco 
allo scritto. Ma la verità è forse men vera, per- 
chè altri non può proclamarla senza rischio estre- 
mo? cangia forse gl'immutabili suoi dettami la 
giustizia, perchè quegli a cui spiace strabilia, be- 
stemmia e brandisce il ferro ? Il non licei che co- 
stò al Battista la libertà e la vita nella reggia di 
Erode, non truova talora miglior fortuna tra i 
popoli battezzati ; ma tra i popoli battezzati non 
mancherà mai chi ardisca pronunziare quella pa- 
rola \ e segua che può. 

Se ci ha caso in cui si vuol procedere col pie 
di piombo e con una seria considerazione del di- 
ritto, è certo la dichiarazione, la intrapresa di 
una guerra , atteso gì' inesausti sacrifizi di tutti i 
generi che l'accompagnano, i rischi svariatissimi 
a che espone, gli abusi medesimi che ne sono in- 
divisibili, e le sventure inopinate che ne possono 
essere le conseguenze. Tremenda è la responsabi- 
lità dell'uomo che a sangue freddo condanna le 
miriadi di suoi simili inconsapevoli ed innocenti, 
ìanto più degni di riguardo quanto più ossequenti 



dell' autonomia italiana 53 

e valorosi, le condanna, dico, ad essere decimati 
dal moschetto e dal cannone su di un campo di 
guerra. La estrema necessità , un diritto incontra- 
stabile sono i due soli titoli che possono onestare 
codesta violenza della natura, e disacerbarne in 
x parte gli effetti dolorosissimi. Prescindendo anco- 
ra dalla necessità, la prima cosa che si sarebbe 
dovuto assodare in questo conato guerresco era 
la sua giustizia ; e la sua giustizia fu V ultima a 
cui si pensasse; anzi non ci si pensò [menoma- 
mente, levatasi la voce nelle piazze della guerra 
santa e della nuova crociata, il solo recarne in 
dubbio la giustizia fu un titolo più che bastevole 
per essere arruolato nelle liste di proscrizione. 

Ora io sfiderei qualunque politico , moralista 
o teologo a mostrare anche un' ombra di diritto 
in quell'attentato. Ammeno che non ne vogliate 
stare al giudizio dell' abbate Gavazzi o dei padre 
Ventura, voi non lo troverete un politico cordato, 
un moralista, un teologo veramente cattolico , che 
vi avveri quell'ombra di diritto. 

Il dir tirannico il Governo austriaco nelle sue 
Provincie italiane non merita neppure esser preso 
sul serio. Può ben quel soggetto esser lasciato 
alle ispirazioni poetiche del Rossetti e del Berchet; 
ma chiunque sia vissuto qualche tempo nella Lom- 
bardia o nella Venezia può aver veduto coi pro- 
pri occhi, che quelle contrade in ogni parte di 
civile culto non eran seconde a ver un' altra della 
Penisola 3 se non forse nell' ordine, nella tranquil* 



54 DRITTO E CONVENIENZA 

lità cittadina e nella imparziale amministrazione 
della giustizia, si trovavano innanzi a più d'una. 
Vero è che la soverchia lentezza nella spedizion 
degli affari, la minuziosa e quasi dissi bambine- 
sca dipendenza dalle Camere auliche di Vienna, e 
sopratutto la fusione finanziera delle varie parti 
dell'Impero, per la quale la italiana di tutte più 
ricca vi dovea rimettere , è vero replico , che que- 
sti erano motivi di qualche scontento e di non 
ingiuste querele. Ma quale uomo d'intelletto avria 
detto per questo oppressa e tiranneggiata l'Italia 
poco meno di quel che fosse la Grecia dal Turco , 
o il sia la Polonia dal Russo, o la Irlanda dalla 
Inghilterra? lasciate che la democrazia prenda 
piede , e poi intenderete che sia essere tiranneggiato 
ed oppresso ! Ma anche fin d } ora si è potuto toglier- 
ne qualche saggio. 

Senza che in tirannide può degenerare anche 
un Governo nazionale; che se 1' autonomia fosse 
diritto e dovere imprescrittibile, ad ogni nazione 
correrebbe il debito di ripulsare una dominazione 
straniera per quanto voglia supporsi moderata e 
paterna. Nondimeno io credo che Milano, per e- 
sempio, vorrebbe pensar due volte innanzi di cam- 
biare la tedeschissima casa d' Austsia coi lombar- 
dissimi Visconti. 

Vi sarebbe sì stato un motivo da forse one- 
stare un movimento ostile, il quale avrebbe avuto 
pieno appoggio nel Pontefice, nell'Episcopato e 
nel sentimento religioso dei popoli. Ma quel mo- 



dell' autonomia italiana 55 

tivo non potea esser capito, e molto meno ap- 
prezzato dalla rivoluzione italiana. La servitù a 
che fu depressa la Chiesa dai primi imperatori , 
agli estremi a che sospinsela Giuseppe li , fu tiran- 
nica e scandalosa. Vero è che negli ultimi tempi 
l'Austria avea praticamente rimesso molto di quei 
rigori ; ma le leggi di sagrestia esistevan tutta- 
via , e la parte xjhe se ne praticava non era leg- 
giera. Ora quando un Governo si usurpa il diritto 
di formare i teologi, di riveder le prediche, di 
correggere le Pastorali, di regolare il culto e po- 
co meno che dirigere le coscienze dei popoli, ve- 
de ognuno che questi popoli debbono trovare 
uelle loro coscienze qualche cosa di più delle 
semplici rimostranze. 

Ma pensate se i nostri rivoltosi volessero ab- 
bracciar quella causa ! essi che cominciarono ad 
opprimer la Chiesa prima ancora di avere il po- 
tere civile! Quando lo avessero, farebbero a tutta 
Italia, invidiare le riforme giuseppine. 

Sì che il motivo della tirannide o non esiste- 
va, o esisteva per un rispetto che non potea de- 
stare le ire patriottiche; anzi l'unica cosa che il 
nostro sacerdozio laicale approvi nelP Austria , sono 
quelle usurpazioni sulla Chiesa. 

Messo così da banda codesto motivo, ricor- 
dato unicamente dai promotori^ della guerra per 
guernire le declamazioni e per meglio riscaldare 
i cervelli, non ci resta che il solo titolo dell' au- 
tonomia nazionale. £ questo propriamente è l' A- 



56 DRITTO E CONVENIENZA 

chille della pugna , su questo si sono fondati : 
questo si è detto diritto supremo, imprescrittibile, 
naturale, a cui nessun popolo non può rinunziare 
senza delitto , e che da qualunque popolo, il quale 
non voglia essere per elezione mancipio, si dee 
rivendicare a qualunque prezzo. Si è dunque ta- 
citamente presupposto, anzi si è esplicitamente 
insegnato e proclamato questo principio di diritto 
pubblico e naturale: ripugna alla naturale equità 
che una nazione , tutta o parte, sia suggetta politi- 
ticamente a Principe , a dinastia , ad assemblea stra- 
niera. 

Ma se vi venisse voglia d'intendere qualche 
ragione di codesta naturai ripugnanza, voi non vi 
dovete aspettare altro che arringhe furiose da piaz- 
za e da teatro, che maledizioni, che ingiurie, e 
questa tra le prime , che siete lancia venduta al 
tedesco e spasimate per la tirannide. Ma suppone- 
temi in corpo per lo straniero altrettanta avver- 
sione che ne avete poi, che farebbe questo, quan- 
do qui si tratta di recare un argomento che per- 
suada il mio intelletto e che acquieti la mia co- 
scienza? o credete che l'intelletto possa restar 
convinto dagli odii politici e dai partiti prevalenti? 
Ora per quanto si è strepitato su questo punto, 
non si è addotto finora un fil di ragione a con- 
vincere , che il diritto ed il dovere di governare 
un popolo non possa risedere in un soggetto per 
lingua, per legnaggio e per patria estraneo ades- 
so popolo. Anzi supponendo che per mezzo di 



dell' autonomia italiana 57 

questo emani ogni potere, voi non recherete in 
eterno una ragione che valga a persuadere ripu- 
gnante, che un popolo possa commettere l'auto- 
rità suprema ad un estraneo. Se la Corsica, per 
figura di esempio, si assembrasse in generali co- 
mizi a decidere delle sue sorti politiche , e do- 
vesse scegliere 1' aggregarsi alla Italia o alla Fran- 
cia, a qual titolo le si potrebbe imporre il debito 
di unirsi alla prima colla quale ha comunella fa- 
vella? a quale titolo le si potrebbe fare un delitto 
se volesse starsi colla seconda , la cui unione po- 
trebbe per interessi più gravi esserle utile? 

Che se -si dicesse nessuna ragione potere a- 
vere l'Italia di starsi congiunta all'Austria, e di 
avere una precipua sua parte soggetta a questa ; 
moltissime ragioni avervi anzi in opposito per la 
indipendenza, per la dignità nazionale, mi avreste 
perfettamente d'accordo, e vi avreste davvero as- 
senziente la migliore e maggior parte degl'Italiani. 
Ma non uscendo quelle ragioni dal giro delle con- 
venienze, sarebbe strano che ci si volesse fondare 
un diritto imprescrittibile : ci si potrebbe benissi- 
mo appoggiare un voto caldo, universale, ope- 
roso; ma usando le pratiche e le industrie, che 
sono i mezzi onde si ottengono le convenienze; 
non mai la forza, che dee essere l'estremo rifu- 
gio a rivendicarsi un diritto chiaro e [incontrasta- 
bile. 

E che pur 1' ombra non ve ne sia, se non da 
altro apparisce a questo, che se vi fosse non si 

5 



58 DRITTO E CONVENIENZA 

sarebbero aspettati oltre a quaranta secoli dal di- 
luvio fino a noi per riconoscerlo. E quand' anche 
alla età moderna fosse stato serbato il privilegio 
di questa scoperta, a troppa originalità pretende- 
rebbe l'Italia se professasse di essere essa sola a 
sentire la forza di questo diritto. Egli converrei 
be dare dell' ingannato e del violento a mezzo ge- 
nere umano che in codesto star suggetto civilmen- 
te d' un popolo all' altro , o meglio in codesto 
star suggetto di varii popoli ad una sola autorità, 
ha potuto riconoscere un principio di declinazione, 
se volete [ancora una sventura , ma non ha so- 
gnato giammai vedere la violazione di fnessun 
dritto. A dì nostri, sotto i nostri occhi non ci ha 
gran corpo politico che non abbia qualche parte 
eterogenea, e tutti starebbero in abituale, per- 
manente e flagrante violazione di un diritto im- 
prescritibile della natura ! La Francia segnatamen- 
te, sostegno antico che si pretende della libertà 
di tutti i popoli, allorché si apprestava a soste- 
nere l'affrancamento italiano, avria dovuto co- 
minciare dallo affrancare la Corsica italiana quanto 
la Sardegna, e l'Alsazia e la Lorena tedesche 
quanto qualunque altro paese dell' Alemagna. ci 
hanno due /giustizie e due diritti, si che possa 
trovarsi eqjuo sulla Mosella e sul Reno ciò che è 
iniquo suU' Eridano e sull'Adige? 

Ma singolarissimo ed unico forse nel suo ge- 
nere è il contegno del Piemonte in questo fatto. 
Lo stato italiano più acceso , più avventato in que- 



dell' autonomia italiana 59 

sta guerra malaugurata è stato il Piemonte: esso 
ne ha presa la iniziativa , esso ha capitanata 1' im- 
presa , esso ha dato una sembianza guerresca ad 
un movimento che altrimenti non saria stato che 
un tumulto di scolari ed un parapiglia di compri 
artigiani. Ora il Piemonte (gran cosa a dirsi!) è 
il solo Stato italiano che abbia autorità su di un 
paese straniero , nientemeno di quel che abbialo 
l'Austria sulla Italia. Tant'è! e se i contempora- 
nei tacciono per prudenza o per paura, la storia 
parlerà a suo tempo ; e innanzi al tribunale divi- 
no , meno certo morbido delle Camere torinesi , 
non so che successo sarà per aver questo giudi- 
zio. La Savoia è francese per lingua, per indole, 
per posizione, quanto sono italiane la Lombardia 
e la Venezia; anzi le Alpi Perniine, separanti la 
Savoia dalla Italia, costituiscono una distinzione 
più scolpita e più risentita che non è quella delle 
Alpi Carniche tra il Friuli veneziano e la Illiria. 
Se dunque Principe straniero sinonima con op- 
pressione e con tiranno , noi vorrem sapere per- 
chè no '1 sia l' italiano Carlo Alberto a Chambery 
né più né meno di quel che sialo il tedesco Fran- 
cesco o Ferdinando a Milano, Ma rispettando le 
politiche necessità del Principe, e recandone la 
colpa a cui solo si dee , ai Ministeri democratici 
e popolari, era forse un gran tempo che non si 
dava un saggio somigliante di politica machiavel- 
lesca. Uno stato italiano che colla destra tien sog- 
getti sudditi francesi all'Occidente, colla sinistra 



60 DRITTO E CONVENIENZA 

fa guerra all'Oriente per affrancarne sudditi italia- 
ni, pel zelo s'intende, del diritto e delle indi- 
pendenze nazionali ; ed erano appunto quegli ita- 
liani di favella francese che facevano le più belle 
pruove in quella infelice campagna. Frattanto i 
soldati savoiardi, sudditi francesi di una Potenza, 
italiana, aran condotti sulle pianure lombarde a 
cimentar la vita innanzi alla Potenza austriaca al 
solo titolo del tener che fa questi sudditi italiani. 
E se la Savoia si ribellasse per iscuotere il giogo 
italiano e riunirsi alla Francia, che è il naturai 
corpo di quel piccol membro, quale sarebbe il 
contegno del gabinetto di Torino? 

Né si dica che i Fìliberti ed il ramo cadetto 
che ne colse la corona , sono i Principi naturali 
di quel ducato francese fin dall'Umberto dalle mani 
bianche. Se il Carignano è Principe naturale della 
Savoia, esso, secondo questo nuovo diritto, sarà 
tiranno in Piemonte; e ad ogni modo due parti 
eterogenee non potranno mai esser fuse in un sol 
principato, a meno che non troviate un uomo che 
sia , per esempio , italiano e francese alla stess' ora. 
Nel resto quella provincia al di là delle Alpi nep- 
pure può confortarsi delle secolari attinenze colla 
casa a cui diede il nome. La Savoia non è certo 
governata foggi dalla Casa di Savoia; ma caduta 
tra le unghie degli arringatori volteriani del Pie- 
monte, ne ha cominciato a sostenere violenze ed 
oppressioni da disgradarne le antiche durezze delle 
Camere auliche sulle provincie lombarde nel fatto 
della religione. 



dell' autonomia italiana 6i 

Un conato pertanto ardito, sconsigliato, per 
la sproporzione delle forze ridicolo, pel niuno ac- 
cordo della Italia e per le simpatie col Tedesco 
rinfrescate dall'anarchia, impossibile, aveva per 
ultimo suggello una suprema ingiustizia. Esso non 
potea riuscire che a vergogne, a danni e sconfìtte, 
ed a tradire quella onesta speranza della indipen- 
denza italiana, che parea meno lontana per le fa- 
vorevoli circostanze di due anni or sono. Dobbia- 
mo ai nostri rigeneratori la necessità in che sia- 
mo di deporne per ora ogni pensiero ; la dura ne- 
cessità di non ci potere, chi sa per qnant' altro 
tempo, cacciare il giallo ed il nero d'innanzi agli 
occhi. Saremmo certo troppo improvidi se contas- 
simo sulle armi sarde ineguali e scuorate, o sul 
congresso di Bruselle, che avrà per base la inte- 
grità dei domini austriaci. Rassegniamoci dunque 
a lasciare questo lungo desiderio in eredità ad un'al- 
tra generazione la quale , se non sarà più ardita 
della nostra , potrà dai nostri infelici successi im- 
parare ad essere meno presuntuosa e più docile 
alle yocì della giustizia. 



62 



IV. 
TENDENZA RELIGIOSA. 

Attinenze della riforma protestante colla moderna civiltà. — " 
Lutero tipo della declinazione alemanna ; — e della euro- 
pea. — Effetto sociale della riforma. — Speranze di ristati ro 
religioso. — Per cui colpa fallite in Italia. — Elemento 
irreligioso nella rivoluzione italiana. — Suo effetto l'in- 
tolleranza. — L' Episcopato italiano e i Gesuiti. — Egoismo 
religioso, — e suo gastigo. La libertà religiosa se affare 
di sagrestia. — Spogliamento della Chiesa. — Monopolio 
d'insegnamento. — Altri rischi. — Dove trovare la vera 
religione ? 

Coloro che , con una delle più procaci adu- 
lazioni verso la età moderna, dicon vedervi por- 
tenti di progressi, fino a magnificarla come un 
flore di umanità e di gentilezza, non hanno dif- 
ficoltà di riconoscerne i principii nella riforma re- 
ligiosa del Settentrione. Vincenzo Gioberti trova 
in Socino un uomo che superava il suo secolo, in 
Lutero un uomo che lo agguagliava : in ambedue ri- 
conosce la prevalenza del discorso sulle potenze in- 
feriori. Egli medesimo nel Trattato di Vestfalia rav- 
visa e saluta i lieti auspicii della età moderna; e 
sa ognuno (che in quel Trattato il luteranismo pren- 
deva essere e vita legale nel mondo. 

Ma coloro per contrario che nel nostro seco- 
lo dicono di scorgere declinazione morale, scadi- 



TENDENZA RELIGIOSA 63 

mento civile e iatture religiose , credono di tro- 
varne sufficiente radice nella stessa riforma pro- 
testantica del Settentrione. Jacopo Balmes lo ha 
dimostrato con fatti lealmente esposti, rannodati 
con logica sempre severa e svolti con dicitura be- 
ne spesso eloquente. 

Si che non può cader dubbio su questo che 
le condizioni moderne della Società europea siano 
una conseguenza di quella rivoluzione religiosa. 
Gli opposti giudizi non versano sulla verità del 
fatto ammesso egualmente da ambe le parli ; ma 
sì veramente sulla diversa maniera di apprezzarlo, 
in quanto al piemontese lo scadimento del catto- 
licismo sembra un progresso ed un guadagno , 
laddove allo spagnuolo pare un regresso ed una 
sventura. 

Il principio cattolico era cosi intimamente im- 
medesimato ed inviscerato alla Società del cinque- 
cento , che quello se ne potea propriamente dire 
lo spirito, l'anima e la vita. Per questo fu impos- 
sibile che, alteratosi per la riforma il principio 
cattolico, non se ne alterasse allo stesso tempo la 
vita. Vita poi era quel gran movimento cristiano 
onde la Società, uscita frescamente dal medio evo, 
si era commessa con un' alacrità portentosa su tut- 
te le vie di scienze, di lettere, di viaggi, di sco- 
perte, di valor militare, di sapienza civile, di 
eroismo religioso, di arti, d'industrie, d'inven- 
zioni e via discorrendo. Che sarebbe stato dei de- 
stini della Europa se quella sua vita nel principio 



64 IENDENZA RELIGIOSA 

cattolico fosse restata vergine e senza macula; a 
qual punto staremmo adesso se, prendendo quel 
secolo maraviglioso per inizio, avessimo costan- 
temente inoltrato per trecento anni, nessuno in- 
telletto potrebbe imaginare. A voler nondimeno 
parlare non di quello che potea essere, ma di quello 
che è stato, il gran fatto è, che se la scissura 
religiosa non giunse, la mercè di Dio, ad arre- 
stare al tutto quel movimento , bastò pur troppo 
ad allentarlo e farlo deviare in gran parte : se non 
ispinse quella vita, la debilitò in gran maniera; 
e la condusse a stato quasi dissi di abituale con- 
valescenza. La storia di questi tre secoli rappre- 
senta costantemente un gran principio di vital mo- 
vimento che si adopera per tutte le guise di erom- 
pere, di esplicarsi, di stendersi; ma vi vedi per- 
petuamente innestato un elemento maligno , che 
o invadendo una parte viva la rende debole, ino- 
perosa, malaticcia, esso medesimo elevandosi ad 
una operazione sua propria ribellante ed ostile, 
al movimento universale riesce di rattento e d' 
impaccio. 

Di Lutero fu detto con verità essere stato un 
gigante abortito; ma con eguai verità potrebbe 
dirsi che la nazione , la quale sventuratamente ne 
sentì più vicine e più universali le influenze, ne 
espresse eziandio questo carattere di una nobile 
destinazione mancata e di una grandezza fallita. 
Se ci ha nazione ricca di poderosi elementi per 
esser grande, è certo l'alemanna; e verso il fine 



TENDENZA RELIGIOSA 65 

del 1500 stava per farsi nazione veramente prin- 
cipe in Europa. Nondimeno con quegli elementi di 
grandezza è restata piccola in tutto e quasi bam- 
bina, rendendosi imagine di una pianta parassita, 
o che nel più bello del suo crescere, per manco 
di umore o per un colpo di scure, ha perduto 
mezza la vita , e se non è morta , ti si mostra 
sempre languida, intristita e che non sa attecchi- 
re. Non parlo della gloria militare, che spesso 
può essere solo forza materiale , possibile a com- 
porsi ancora colla barbarie ; ma le lettere in Ale- 
magna non riescono comunemente che ad una fi- 
lologia d'immenso travaglio, di utilità pochissi- 
ma, se non servissero di repertorii alla Francia 
erudita ed alla Italia; le scienze _, smarrita ogni 
ferma direzione, si perdono in ispeculazioni aeree, 
e rompono quasi sempre in uno scetticismo ma- 
nipolato sotto varie forme; le arti belle, senza 
ispirazione di genio, senza vita interiore, senza 
fiato celeste , si consumano a sormontare difficol- 
tà astrusissime, nel che può trovarsi maraviglia, 
il bello non mai; fino l'eroismo cristiano non ha 
avuto più esempi colà, e il cielo alemanno non 
si è inghirlandato di un'aureola di santo da che 
fu corso da quella meteora infausta e sanguinosa 
del frate eresiarca. 

Non è stato certo uguale il destino di tutta 
Europa; ma siccome essa sentì per tutto più o 
meno le influenze della riforma , anch' essa sotto 
qualche riguardo ti ha sembianza di un gigante 



66 TENDENZA RELIGIOSA. 

restato nano per manco di forza vitale, o per 
azione segreta di un elemento ribellante ed ostile. 
Si potrebbe mostrare siccome pel lato materiale 
prevalente per tutto , e per essere le influenze cat- 
toliche indebolite o sospese, fu alterata ogni par- 
te di civile culto, cagionando quelle mostruosità, 
onde sentiamo gli effetti dolorosi senza avvertir 
le cagioni. Ma si consideri solamente nell' armo- 
nico accordo dell' autorità e della libertà rotto 
quasi interamente oggigiorno ; nel che ogni occhio 
spregiudicato dee vedere un effetto sociale della 
riforma religiosa. 

Da Lutero in qua lo spirito cattolico, salvo 
qualche rara eccezione , si è venuto mano mano 
ritraendo dai Governi di Europa. Il Macchiavelli 
non ebbe il torto di avere inventata una politica 
anticristiana : egli non fece che formolare le teo- 
rie e ragionare i principii della politica che co- 
minciava a prender voga , e che avrebbe appresso 
quasi sola governato il mondo. Sostituito allo spi- 
rito cattolico il pagano , i governanti furono inva- 
sati dal sentimento del dispotismo, e i governati 
pensarono a trovarvi schermo nei conati alla ri- 
bellione. Ma il potere, perduto il legittimo suo 
spirito, perdeva altresì la sua dignità; e come 
prima non ebbe più in vista il supremo suo do- 
vere, il bene dei popoli, non trovò più il vigor 
necessario a reggerli, il quale solo si può attin- 
gere dalla coscienza del proprio diritto. I popoli 
per converso, non si vedendo governati secondo 



TENDENZA RELIGIOSA 67 

la mansuetudine cristiana , smarrirono alla loro 
volta il sentimento del loro dovere; e senza que- 
sto, la repressione legale fu calunniata come ti- 
rannica, la mansuetudine intempestiva fu scher- 
nita come indice di debolezza. Fu allora 1' auto- 
rità cimentata al tremendo bivio di non poter es- 
ser severa senza parer dispotica, e di non potere 
usare mansuetudine senza annullarsi. I popoli che 
sconobbero la sanzione religiosa nel comando , 
non ebbero più la consolante rassegnazione del- 
l'ubbidire, e credettero di avere un diritto per- 
manente e imprescrittibile alla rivolta, all'anar- 
chia, alla più sfrenata licenza. Di qui alterato il 
senso morale delle nazioni, questa lotta ostinata 
tra il principio di autorità, indispensabile al con- 
vitto civile, e la libertà illimitata, onde l'indi- 
viduo vuole abusare per opprimere il più debole, 
questa lotta ostinata, dico, non può avere altra 
risoluzione che la forza materiale; e così la vita 
e la morte della moderna Società è indipenden- 
te dalla sorte incertissima del moschétto e del 
cannone. 

Insomma il principio protestantico dell'arg- 
ino supremo nel privato senso } applicato alla po- 
litica dei gabinetti, diede i Principi machiavelle- 
schi; esso medesimo, applicato nelle società segrete 
e nelle piazze , fece i popoli indisciplinabili ed 
ostili a quanto ci ha di più sacro e reverendo nella 
Società. La nostra condizione presente può riassu- 
mersi in due parole: è il protestantesimo sociale. 



68 TENDENZA RELIGIOSA 

Tant' è : se la moderna civiltà è opera di Cri- 
sto e del vangelo, questo grido: abbasso la pro- 
prietà e la famiglia, che è sinonimo con abbasso 
la civiltà; non suona altro che abbasso Cristo ed il 
suo Vangelo. Nel qual grido noi ravvisiamo la e- 
strema illazione e l'ultimo eco della voce levata 
nel Settentrione per Lutero : abbasso il Papa ; per- 
ciocché noi non conosciamo altro Cristo ed altro 
Vangelo, che il proposto dalla Chiesa cattolica e 
dal Papa che n' è il visibile Capo. 

Questa condizione della Europa, che nelle in- 
testine sue convulsioni sociali sente gli effetti e 
paga il fio dello spirito irreligioso ed anticattolico 
che la invade da tre secoli, questa condizione, 
dico, parve un istante che volesse subire un lieto 
e universale cangiamento nel mondo. Delusi che 
fummo ! proprio per la Italia fu men vero che per 
qualunque altra contrada ! e noi che ci affidammo 
a quelle apparenze , meriteremmo davvero Io scher- 
no di tutto il mondo, se la portentosa impostura 
di chi ci tradiva non rendesse alquanto scusabile 
la bonomia e la imprevidenza di esserci lasciati co- 
gliere al laccio. 

L' intreccio adunque di alcune circostanze ci fe- 
cero venire in isperanza che lo spirito irreligioso po- 
tesse se non cadere al tutto , almeno acquetarsi non 
poco tra noi. Lo scadimento del protestantesimo nei 
paesi medesimi che ne furono culla e fautori -, alcuni 
veri altra volta neppure voluti udire ed oggi pro- 
clamati lealmente dai medesimi eterodossi -, qual- 



TENDENZA RELIGIOSA 69 

che libro corso in Italia che sembrava in senso 
cattolico, e che trovava simpatie tra quei medesi- 
mi che cattolici non erano stati mai ; il movimento 
verso il cattolicismo che si osservava nella Inghil- 
terra e nella Francia; ma soprattutto l'avvenimento 
al soglio di un Pontefice che colle opere di tre 
mesi potè dissipare le nubi di pregiudizi! agglome- 
ratisi lungo tre secoli attorno al Vaticano, tutti 
questi furono altrettanti argomenti da farci veder 
vicinissimo e quasi seguito un ravvicinamento de'tra- 
viati italiani alla verità cattolica. Speranza tradi- 
ta ! e noi ci scordammo un poco che la Chiesa 
fin che pellegrina militando sulla terra non dee 
aver pace o tregua giammai ! Quelle apparenze era- 
no calcolo d'impostura, erano arti scellerate, era- 
no portentose ipocrisie! Si volle affidare i buoni, 
si voller trarre nella trappola i semplici, si volle 
indormire chi dovea vegliare e spillarne sacrifizi, 
condescendenze, almeno silenzio; si volle (e chi 
sa che non sì sarà sperato sul serio?) aver il Papa 
complice, strumento o mantello ai più iniqui di- 
visamene , per metterlo dall' un dei canti, quando 
ne sarebbe cessato il bisogno. Pensate ? odii im- 
mortali contro il Papato, rancori diuturni contro 
di Cristo e della sua Chiesa, covati e rugumati 
tanti anni in una dispettosa impotenza , alimentati 
di bieche ed infernali speranze, vi pare che avreb- 
ber potuto spegnersi e rappaciarsi coli 9 Amnistia 
e colla Consulta di Stato? II movimento moderno 
d'Italia ha così inviscerato l'elemento irreligioso 



70 TENDENZA RELIGIOSA 

e propriamente anticattolico , che questo se ne può 
proprio dire l'anima e lo spirito. Lo negherà so- 
lamente o chi ha interesse di promuoverlo,© chi 
avendo il debito di contrastarlo non ne ha il co- 
raggio. 

voi guardate le nuove teorie promesse o i 
nuovi fatti consumati, voi non vi potete ricono- 
scere che una riproduzione miserabile delle vec- 
chie arti per soppiantare la Chiesa, senza che vi 
manchi questa non meno vecchia, di avere un re^ 
ietto dal Santuario a capitanarla. Le ultime vele- 
nose scritture di prete Gioberti sono di questa fal- 
sata tendenza religiosa la espressione più viva , più 
prolissa e più completa. Indarno una subdola pro- 
fanazione di quanto la Chiesa ha di più augusto, 
indarno un abuso prodigioso d'ingegno e di lo- 
quela gli han fornito veli settemplici a ravvolgersi 
e riversare sulla celebre società 1' aggressione più 
virulenta alle verità rivelate. La eterodossia, come 
un fuoco mal compresso, schizza da quelle pagi- 
ne per tutti i lati , e insigne semplicità ci vuole o 
suprema ignoranza per leggerle senza avvertirlo. 
Tutto si può assommare in queste tre parole : un 
pretto razionalismo coperto della più volpesca im- 
postura, ed illaidito dal genio stesso della men- 
zogna colale sue più maligne e furiose ispirazioni. 
Le matte adulazioni per quelle sgraziate scritture 
sono abbastanza per tenerle come senso del partito 
prevalente nella Italia superiore. 

Nel cattolicismo adunque rinnovato, che si 



TENDENZA RELIGIOSA 71 

vuol sostituire all'antico già vieto, non si truova 
che la natura , e tutta la economia soprannaturale 
della religione vi è annullata. Non fu questa la 
esplicita intenzione del frate sassone ; ma egli cer- 
to ne fermava il principio quando, dato alla fede 
per supremo giudicatorio il senso privato di cia- 
scheduno, veniva per conseguenza a rendere inam- 
missibile tutto quello che nel senso privato non 
può trovarsi; e l'ordine sopprannaturale però ap- 
punto che è superiore alla natura , non è possibile 
che germini dalla natura. A queste necessarie il- 
lazioni della eresia luterana la età moderna in Ita- 
lia non ha fatto che aggiungere un orpello tolto 
dal debito delia Religione di armonizzarsi colle 
tendenze, e di provvedere ai nuovi bisogni del 
secolo. E perciocché la tendenza precipua del se- 
colo è la più sfrenata licenza , ed il bisogno che 
più di tutti lo punge è la sete inesausta di godi- 
menti, noi abbiam visto la santità del Vangelo pro- 
stituita a farla mantice di rivolture e strumento di 
lieto vivere. Sotto specie di riconciliare il mondo 
con Cristo , Cristo fu tradotto ad essere un rifor- 
matore politico ed un vindice di libertà , col pre- 
testo di acquetare le ire contro la Chiesa , si è 
preteso che questa dovess' essere complice delle ri- 
bellioni e ministra di democrazia 5 e per ingraziar 
presso gli uomini il male odiato Vangelo, si è 
imposto al Vangelo il debito di felicitar sulla ter- 
ra il genere umano. Frattanto quanto ci ha nel 
Codice divino di soppranaturale, di severo, e però 



72 TENDENZA RELIGIOSA 

di superiore alla intelligenza, di contrario alle pro- 
pensioni animalesche, fu ripudiato, fu vòlto in de- 
riso, fu tradotto come invenzione gesuitica a fine 
di dominare il mondo, e di corrompere, d'invi- 
lire la umana natura. 

Ad una religione foggiata su questo tipo fu 
naturale che si attaccassero con un zelo da com- 
media e con un fervore ridicolo quanti ci avea 
in Italia d'increduli, di atei, di laidi e vitupe- 
rosi di tutti i colori 3 e segnatamente di quel ri- 
fiuto del sacerdozio e del chiostro che frugati da 
più acri rimorsi, cercarono in tutti i tempi sop- 
piantar quella Chiesa che per loro è un rimpro- 
vero, un giudice, una condanna, almeno un ri- 
chiamo; ed essi, come già il Pizarro, vorrebbe- 
ro bruciare il navilio per tòrsi la possibilità di 
mai tornare indietro. Costituitosi così V apostolato 
civile ed il sacerdozio laicale nella Penisola in a- 
perta contraddizione dell'apostolato cattolico e 
del sacerdozio ecclesiastico, ne dovea essere la 
conseguenza necessaria, e ne fu di fatti, una in- 
tolleranza religiosa, terribile meno per quel che 
ha fatto, che per quel che a fare si apparecchia. 

Il concetto di un cattolicismo universale che 
abbracci tutto, non ripulsi nulla, non acclude 
difficoltà di momento, se per cattolicismo inten- 
diate la ragione e la natura 3 e certo il pagane- 
simo fu universale e cattolico a questo modo. Ma 
il cattolicismo soprannaturale e celeste non è più 
possibile che si acconci con questa nuova reli- 



TENDENZA RELIGIOSA 73 

gione laicale e civile, di quel che potesse già il 
paganesimo ; ed esso che ha per carattere distin- 
tivo della sua verità il non potere essere tolle- 
rante di nessuno errore, ha per condizione indi- 
visibile della sua missione tra gli uomini il non 
poter essere tollerato da veruna setta. Le perse- 
cuzioni religiose non cominciarono che colla Chie- 
sa, perchè colla Chiesa fu innalzato la prima vol- 
ta un vessillo di verità inflessibile, che in eterno 
non patteggerà coli' errore. Il levarsi di una nuo- 
va insegua è il medesimo che istaurarsi una nuo- 
va lotta -, e la insegna sia forte di ardenti, di ar- 
dire e d'impostura, essa sarà il principio di una 
nuova persecuzione. 

A questa intolleranza fanatica sono stati i pri- 
mi segni in Italia F Episcopato e la Compagnia di 
Gesù: quello perchè il Corpo insegnante e gover- 
nante della Chiesa 5 questa perchè la istituzione 
che per le sue origini, pei suoi ordini, per le 
sue memorie ispirava più gravi timori a chi me- 
ditava riforma religiosa. Ma la diversa condizione 
di quei due soggetti investiti, persuadeva diversa 
maniera di aggredirli: i Vescovi perchè essenziali 
alla Chiesa non si potè pretendere che si annul- 
lassero 3 i Gesuiti non erano così indispensabili alla 
Chiesa, che il volerli reietti dovesse indurre la 
certezza di volere la Chiesa medesima oppressa. 
Il Corpo dei Vescovi non si potea aggredire senza 
professare manifestamente di aggredire la Chiesa 5 
e però si sono investiti alla spicciolata negP indi- 

6 



74 TENDENZA RELIGIOSA 

vidui, per intimidirli e impedirne la parola , ma 
non si è toccato il Corpo : le antiche ire, le se- 
colari calunnie, le invidie codarde davano il de- 
stro d'investire il Corpo dei Gesuiti, ed a questo 
si è dato addosso , pretendendo di voler salvi gli 
individui. La maestà episcopale, la riverenza che 
la circonda, e la protezione che supponea poter 
trovare, non ha permesso le oppressioni, le vio- 
lenze, gli spogliamenti e dico ancora le esporta- 
zioni penose, le ferite, i bistrattamenti e le pri- 
gionie: cose tutte rese non che possibili, ma age- 
voli dalla povertà, dall'abbandono, dalla solitu- 
dine in che si trovarono i Gesuiti 5 ma il grido 
di morte, le contumelie e le calunnie, le trepide 
fughe, le ontose proscrizioni e i disagi dell'esilio , 
essi li si stan dividendo fraternamente con parec- 
chi dei più degni Vescovi italiani, e coi più illu- 
stri Porporati della Chiesa. 

Se la Italia ebbe la portentosa indolenza di 
assistere quasi balorda e intontita a somiglianti 
spettacoli , noi non ce ne stupiamo , e forse non 
ne ignoriamo le cagioni j ma essa avrebbe dovuto 
davvero dimenticare il catechismo, se non si fosse 
accorta della flagrante etorodossia di somiglianti 
attentati. JL forse che ci volea altro che il cate- 
chism0 per sapere che la Religione cattolica non 
s'insegna, non s'interpreta, e molto men si ri- 
forma dai falsi preti, dai frati discoli, dai patriotti 
fanatici, dai furiosi demagoghi nei circoli popo- 
lari e nei ridotti? 



TENDENZA RELIGIOSA 75 

Avendo sotto gli occhi il fatto né potendo 
ignorare il diritto, gl'Italiani cattolici non han 
potuto restare quasi estranei a questi attentati, 
se non per quell' egoismo non raro a trovarsi^ 
nella religione, non meno che nella cosa pubbli- 
ca e nella privata. Ha detto ciascun da sé : la mia 
fede non è chi possa toglierlami, e le buone opere 
chi potrà contrastarlemi? del resto succeda quel 
che succeda : se ne hanno a scannar ben di mol- 
ti , perchè mi manchi un prete per sentir Messa 
o per avere un' assoluzione ! Quando ne ho pia- 
gnucolato un po' di soppiatto, che posso altro ? 

Calcolo falsissimo ! e che appena potrebbe com- 
portarsi a una donnetta o a un vigliacco ! Nel con- 
vitto sociale l' egoismo religioso non è men reo 
o meno pernicioso del civile ! Voi vi affidate e con- 
tentate alla tranquillità della coscienza; ma ne ve- 
drete le conseguenze e ne porterete la pena nella 
tirannide imposta alla coscienza stessa! 

Lasciale che, imbaldanzito pei nuovi successi , 
il partito prevalga veramente, e allora vedrete a 
che prezzo di sacrifizi vi dovrete guadagnare la 
facoltà di esser cattolico alla "vostra maniera, an- 
cora nella coscienza! 

La intolleranza delle sette è cosa spavente- 
vole ! e ciò che stan soffrendo i cattolici nella 
Svizzera dalla tirannide radicale è il modello di 
ciò che sta apparecchiato alla Italia cattolica , 
quando V apostolato civile e il sacerdozio laicale avrà 
gettate alquanto e profondate le sue radici. Le 



76 TENDENZA RELIGIOSA 

vittorie dei radicali elvetici furono festeggiate ed 
applaudite tra noi, fino in Roma, fino sotto gli 
occhi del sommo Pontefice, che esecrava indarno 
quel sacrilego plauso, e vi segnalava alla catto- 
licitila scandalezzata i primi sintomi della febbre 
irreligiosa che ci ha invaso. Certo i Vescovi non 
mancheranno mai alla Chiesa : sospinti all' esilio 
come quei di Torino e di Firenze, cacciati nelle 
prigioni come quel di Friburgo , illustreranno la 
Chiesa colla loro costanza, come la santificavano 
col loro zelo. Se ai Gesuiti sarà negato il favore 
miracoloso di potersi sacrificare in ben del pros- 
simo, alla Chiesa verrà meno un sussidio, alla 
Società tra tanti bisogni sarà sottratto un pode- 
roso aiuto 5 ma le sofferenze degP individui fini- 
ranno colla lor vita, e la frivola politica di una 
Società traviata ne porterà condanna dalla storia 
e punizione da Dio. 

Se ogni cattolico italiano considerasse sensa- 
tamente quanto sia profondo quel baratro sul cui 
orlo si trova la patria sua; se considerasse a quali 
tremende strette potrebb' essere da un' ora all' al- 
tra cimentata la sua coscienza, forse quella stu- 
pida indolenza che ci domina per tutto, avrebbe 
una eccezione per gì' interessi sovrani della fede 
e deltó Chiesa ! 

Non si credano gl'Italiani che la libertà re- 
ligiosa sia una quistione da preti o un negozio 
da sagrestia ! essi ne dovrebbero intendere la su- 
prema importanza dalla foga medesima che recano 



TENDENZA RELIGIOSA 77 

i demagoghi per annullarla. La libertà religiosa è 
il cardine su cui aggirano tutte le umane libertà, 
è la più fidata guarentigia di tutte le altre. Essa 
menomata dalle Corti nel passato secolo, fruttò 
ai popoli il dispotismo delle camarille; se fosse 
oggi annullata dalle sette ci frutterebbe il dispo- 
tismo dei clubs* 

Ne può essere altrimenti , perchè la sola no- 
stra religione, pel dogma della fraternità univer- 
sale sotto la sovranità di Dio , ha fermato il vero 
fondamento della dignità dell' uomo e di tutte le 
sue libertà 3 essa sola ha posto dei limiti inviola- 
bili alle pretensioni del potere, ed al dovere del- 
la suggezione : essa sola per la potenza delle con- 
vinzioni che ispira, dà la forza di morire più 
tosto che di cedere alle esigenze della tirannide. 
Serrate le labbra a quella religione, imprigiona- 
tele le mani, e voi avrete finito di un colpo quan- 
to ci ha di più nobile nella natura, quanto ha 
l'uomo di più consolante nelle sue speranze tem- 
porali ed eterne. 

Le applicazioni di questo vero sarebber mol- 
teplici -, ma si fermi il pensiero su due che sono 
le più imminenti. 

Noi non ignoriamo che il primo passo a darsi 
nella riforma religiosa che si medita, sarebbe lo 
spogliar la Chiesa ed il clero di quel poco che 
loro è restato ; e già in qualche Stato italiano si 
è cominciato. Ciò importa orbare i templi e gli 
altari del loro splendore, frodare di una parte del 



78 TENDENZA RELIGIOSA 

loro patrimonio i poveri, togliere o la sussisten- 
za o la indipendenza all' Episcopato ed al Sacer- 
dozio, mettendolo come uffiziali civili alla mercè 
dello Stato ; il quale dando i salari si abroghereb- 
be certo il diritto del comando. Se il sacerdozio 
italiano sarebbe per conservare la sua dignità nel- 
la nuova condizione, come fa il francese, è da 
augurarsi, ma è problematico sicuramente; e uno 
scadimento morale nel clero sarebbe una nuova 
spinta alle tante che stan ricevendo i nostri po- 
poli alla irreligione. Noi non ne siam separati che 
per pochi passi ; e se questi si divorino presto, ci 
vedremo attorniati o da un popolo oppresso e 
rassegnato, che ci squarcia il cuore colle sue sven- 
ture e col suo abbandono; o da un popolo cor- 
rotto e ribellante che ci sgomenta il pensiero coi 
cupi suoi fremiti e colle sue minacce. Il tipo del 
primo lo abbiamo in Londra, del secondo in Parigi. 
Organato un monopolio d' insegnamento in 
profìtto dello Stato come in Francia, le paterne 
sollecitudini pel cristiano allevamento dei figli sa- 
rebber tradite : la generazione che sorge è pro- 
prietà dello Stato, ed a questo appartiene il for- 
marne la mente ed il cuore. Al cittadino libero 
non appartiene che generare i corpi, 1' anima dei 
generatile cosa tutta e solo dei Governo. Suppo- 
nete , ed è più che probabile , che l' insegnamen- 
to governativo sia anticattolico, l'educazione im- 
morale, il padre per frutto prezioso di libertà do- 
vrà vedersi coi propri occhi corrompere 1' anima 



TENDENZA RELIGIOSA 79 

ed il corpo dei suoi nati, a meno che non li vo- 
glia crescere ignoranti e sequestrati per sempre 
dalla vita pubblica. Questa violenza alla natura, 
che sembrerebbe incredibile in tempi ed in paesi 
civili, è un giogo che pesa su trenlacinque milioni 
di Francesi repubblicani; perchè non si potrebbe 
imporre a ventitre milioni d'Italiani repubblicani 
•il voto? Vi aspettereste nella Italia vigor mag- 
giore di quello che trovasi in Francia per ripulsar 
questo giogo? Il monopolio d'insegnamento è 
stato proclamato dall'oracolo del partito preva- 
lente, e ci si è dato un buon passo collo annul- 
lare nella Penisola la educazion gesuitica, rico- 
nosciuta per antievangelica dai radicali dei clubs 
e per immorale dal marcio brulicame che sbucava 
dai postriboli. 

Che se i Governi provvisorii , o i comitati di 
salute pubblica volessero investire altri del vostro 
impiego, o avesser bisogno della vostra roba, non 
sarebbe malagevole metter fuori un giuramento 
di una Costituzione anticristiana, o un voto ob- 
bligatorio per qualche Costituente scomunicata. 
Avreste un bel dibattervi e consultar teologi! voi 
non ne uscireste se non o col rinunziare ai vo- 
stri diritti, o col prostituire la vostra coscienza! 

Queste ed anche maggiori sventure , frutti in- 
fallibili di una demagogia anticattolica, che come 
una lenta cancrena si propaga passo passo nella 
misera Italia, sono consumate in Roma, sono più 
che annunziate nella Toscana e nel Piemonte, e 



80 TENDENZA RELIGIOSA. 

se non avemmo o antiveggenza per prevederle o 
vigore per impedirle, dovremmo almeno sentire 
nella coscienza di averle meritate. E che si è fatto 
per Dio ! che si è fatto fra noi per salvare la fede ? 
che non si è fatto anzi per ispegnerla? A giudi- 
carlo dalla nostra infingardaggine , i posteri ed i 
lontani saran tentati a dire che 1' avevam perduta 
da un pezzo, e che aspettavano solo qualcuno che 
venisse a promulgarlo! Non ci sono state pare, 
vergogne, riguardi ancor miserabili a cui qualche 
interesse della Chiesa non si sia immolato; e quan- 
do l'abbiam vista violata ed oppressa , ci è man- 
cata perfino una lagrima di compianto e una fred- 
da parola. 

Si persuadano gì' Italiani di buon senso e di 
buona fede, e se ne son persuasi, non abbian dif- 
ficoltà di dirlo e di proclamarlo : la società mo- 
derna non ha altra speranza di salute che la re- 
ligione di Cristo i e per ischivare gli equivoci 
della ipocrisia, diciamo quella religione che insegna 
e pratica la fede , la speranza e la carità. Non ha 
avuto difficoltà d' intuonarlo alla Francia il Guizot 
calvinista : non sarebbe pretensione esagerata l'a- 
spettarlo dai cattolici nella Italia! Se a quel rag- 
guaglio della fede, della speranza e della carità, 
vi farete a raffigurare la religione di cui oggi ab- 
biamo più che altra volta bisogno, non la trove- 
rete negli abbati politici, nei circoli popolari, nei 
costituenti che coli' anatema cantano il Veni Creator 
e senton Messa; ma la troverete sì veramente in 



IL GENIO DI PIO IX. 81 

Pio IX esule su di uno scoglio, nel sacro Colle- 
gio ramingo e sbrancalo, nei Vescovi proscritti e 
fuggiaschi, nei sacerdoti calunniati ed oppressi. 



V. 

IL GENIO DI PIO IX. 



Le idee falsate rese efficaci dai fatti. — Avvenimento del Ma- 
stai al soglio. — Perchè se ne parla. — Disegni della prov- 
videnza. — Pregiudizi su Roma retrograda. — A chi ed a 
che servirono di pretesto ? — La eterodossia italiana. — 
Apologia del Papato nei fatti di Pio IX. — Smascherata 
una ipocrisia di tre secoli. — Pio IX non inteso da molti 
buoni. — Pxagioni della sua solitudine. — Due periodi da 
lui corsi, — Quali concessioni appartengono al secondo? 
— Se potrebbe ritrarne una parte. — Si compie il disegno 
della Provvidenza. — Vergogne, speranze e timori. 



Quattro idee legittime adunque di libertà one- 
sta , di confederazione , d' indipendenza e di ten- 
denza religiosa falsate dalla nequizia e tradotte a 
fanatismo di demagogia, di unità , di ribellione e 
di eterodossia, furono la cagione delle altrettante 
speranze tradite della Italia. Ma non si creda, che 
o le idee o la loro adulterazione siano merce nuo- 
va tra noi : questa è anzi faccenda di qualche se- 
colo; e benché abbiano al presente acquistato 
maggiore intensità ed estensione, erano nondime- 
no ben conosciute anche dai nostri vecchi, sì che 



82 IL GENIO DI PIO IX. 

la età moderna non ha da insuperbire di nessuna 
scoperta su questo punto. 

Ma le idee, storte o diritte che siano, resta- 
no affatto sterili, se nel loro esplicamento non 
sono sostenute da alcune congiunture di fatti che 
ne rendano possibile ed agevole l'applicazione. 
E ve ne furono poderissimi nel caso nostro , i 
quali afforzarono quelle idee , le fecero ingigan- 
tire ed irrompere come torrente che ogni ostacolo 
urta, schianta , ravvolge e porta via. Le quali con- 
giuntare toccherò brevemente, perchè mi sembra- 
no indispensabili a portare equo giudizio sulla 
presente condizione d'Italia, ad intendere come 
e perchè le concette speranze ci fallirono, e a 
studiare se ci ha via e quale sarebbe da instaurarle. 

Conto tra questi fatti come precipuo l'avve- 
nimento al trono pontificale del Mastai Ferretti, 
e le riforme amministrative e civili, cominciate 
e compiute da lui con tale franchezza ed ardimen- 
to da ispirare meno stupore per la novità, che 
sgomento pel suo e pel comune pericolo. La via 
su cui egli entrava così sicuro, il rifondere da 
capo l' organamento dei suoi Stati , la larghezza 
di un perdono illimitato a centinaia di rei politici, 
la piena fiducia concessa ai traviati, l'aver loro 
dato stanza in Roma , nella sua reggia e più nel 
suo cuore, chiamandone perfino alcuni alla par- 
tecipazione del governo, furono portenti inattesi, 
inauditi, che fecero trasecolare l'Italia ed il mon- 
do. Ma furono scintille che si appresero ad una 



IL GENIO DI PIO IX. 83 

materia troppo dispostala Penisola dal Cenisio 
e dal Monte Bianco fino all'estremo lembo au- 
strale della Sicilia andò in fiamme! 

Fu colpa, errore o sventura? 

Se ci paresse colpa od errore, sapremmo 
guardare un silenzio ohe la filiale pietà c'impor- 
rebbe , come lo guardarono parecchi che furono 
in questo pensiero. Se la credessimo sventura, 
saprem rispettarla, riè vorremmo rinfrescare par- 
lando piaghe così dolorose. Ma a falsare i nostri 
concetti nessuna ragione ci potrebbe condurre. Il 
tempo delle matte adulazioni a Pio IX è passato , 
e non fummo noi sicuramente a tributargliele : 
esse han compiuto il loro uffizio , ed oggi sareb- 
bero intempestive, ma non sospette. Nell'esule 
di Gaeta solo un occhio cattolico può scorgere 
qualche cosa di grande : solo chi ha fede nella 
Provvidenza può studiarvi qualche arcano suo con- 
siglio. Un riposato esame sui fatti seguiti ultima- 
mente avendoci condotto ad una conclusione ac- 
concia a giustificare i disegni della Provvidenza, 
e 1' uomo che n' era preso strumento , noi non 
i' abbiam voluto nascondere, ed abbiam creduto 
che potesse giovare alla integrità di questo scrit- 
to. Non è per ora che un abbozzo : ma un inge- 
gno più forte, quando i fatti saranno compiuti 
fra poco e meglio studiati col tempo, potrebbe 
colorirlo e dargli vita. 

Stimiamo adunque che le sventure d' Italia, 
le vergogne di Roma, l' esilio di Pio sono il prezzo, 



84 IL GENIO DI PIO IX. 

onde la Provvidenza fa pagare al mondo una delle 
più compiute apologie della Chiesa e del Pontifi- 
cato; un disinganno il più solenne sulla ipocrita 
eterodossia italiana. Se nella costanza dei martiri 
e nella tirannide dei persecutori apparecchiava 
Iddio le più salde convinzioni per la divinità del- 
la sua Chiesa; perchè non avrebbe potuto prepa- 
rarne un' altra nel genio di un Pontefice non inte- 
so da molti buoni ed abusato da pochi tristi? E 
forse che ai disegni della Provvidenza non servo- 
no le nostre virtù, i nostri sacrifizi niente meno 
che i nostri delirii, le nostre codardie e i nostri 
delitti ? 

Le idee di libertà, il concetto e fino la pa- 
rola di riforma^ benché avessero un lato onesto, 
erano state nondimeno alterate stranamente dal 
protestantismo nel Settentrione, e potrebbe dirsi 
che esso ne levasse in Europa la prima insegna. 
Con queste origini e caldeggiate il più spesso da 
uomini ostili alla Chiesa , fu naturale che quelle 
idee e quel concetto non trovassero molto liete 
accoglienze dal Pontificato ed in Roma. Mentre 
esse colla sembianza di libertà e colla realtà della 
licenza, col pretesto di riformare e colla rabbia 
di distruggere sconvolgevano tutto il mondo ? tro- 
vavano^tiha diga insormontabile sui sette colli. 
Confesso che avrebbero potuto trovarla troppo osti- 
nata anche allora, che alcune convenienze dovea- 
no persuadere di adottarne qualche parte : non 
dissimulo che avrà potuto traforarcisi qualche 



IL GENIO DI PIO IX. 85 

riserbo soverchio , qualche troppo ombrosa sospi- 
zione , qualche tenacità alquanto esagerata. Ma ad 
ogni modo 5 essendo i lati onesti di quei concetti 
così confusi e quasi indistinti coi loro contrari, 
non era grande iattura per gli Stati della Chiesa 
l'essere restati privi di qualche bene civile, quan- 
do della privazione avevano largo compenso nel- 
l' esser franchi di quei danni , che 1' abuso enor- 
me di quei concetti stessi aveva cagionato quasi 
per tutto. Sì che paragonando Roma con qualun- 
que altra metropoli di Europa, vi avreste trovato 
perdile e compensi dall'una parte e dall'altra,, 
da poterne portare un giudizio complessivo quasi 
uguale pei lato civile. Per ragion di esempio il 
tanto fiorire delle arti belle in Roma , il tanto af- 
fluirvi di stranieri non la compensava abbastanza 
di qualche languore nelle industrie e nel com- 
mercio ? 

Nondimeno questo contegno dei Pontefici giu- 
stificato dalle ragioni e dai fatti, fu tolto a pre- 
testo di un aggressione di tre secoli dalla etero- 
dossia italiana ; la quale in opera di odio al cat- 
tolicismo non la cede all'anglicana ed all'aleman- 
na; se non forse 1' avanza, perchè compressa, de- 
lusa, impotente cova e ruguma dispettosa le sue 
ire , e smania di non potere combattere che sotto 
la maschera della impostura. La eterodossia ita- 
liana adunque da quel contegno dei Pontefici tol- 
se il destro di tradurre il Ponteficato come essen- 
zialmente stazionario, ostile ad ogni miglioramento, 



86 !L GENIO DI PIO IX. 

ombroso di ogni progresso; come barbaro nimico 
di civiltà ed oppressore dei popoli; come assolu- 
tista , crudele, e che, non avendo nella propria 
debolezza mezzo a mantenere la sua tirannide, 
avea per naturale alleato .l' Imperatore e per unico 
puntello le baionette alemanne. Il trapasso dal 
Papa ai preti era facile: più facile ancora dai 
preti alla Chiesa ed al Vangelo, proclamato come 
nemico dei popoli e non accordante coi bisogni 
del secolo. Anzi, dico meglio , non fu propriamen- 
te il Vangelo a cui si appiccava queir invido fer- 
ro ; ma sì veramente alla maniera , onde in Roma 
dal Papa e dai preti s'interpreta l'Evangelio. Il 
che dovea tanto più spiacevole riuscire ai popo- 
li, quanto si pretendea, che interpretando il Van- 
gelo, in altra maniera da quel che facea la Chie- 
sa romana, ne sarebbero venuti gli effetti contra- 
ri : libertà cioèy- indipendenza , progresso indefini- 
to, culto civile, ricchezze, prosperità, beatitudi- 
ne senza fine. 

Questo , come vede ognuno , è P anima del 
protestantesimo : forse la forma più generale sotto 
cui può presentarsi qualunque scisma od eresia: 
avervi cioè due maniere d'interpretare il Vangelo: 
la falsa che la Chiesa romana adotta e propaga, 
perchè conforme ai suoi interessi : la genuina che 
i riformatori si arrogano e di cui si adergono a 
maestri. Così la quistione politica e civile si tra- 
sforma in religiosa: i Pontefici accusati di non es- 
sere buoni Principi, erano per conseguente acca- 



IL GENIO Dì PIO IX. 87 

gionati di non intendere, di falsare , di tradir -l'E- 
vangelo; e di popoli invitati a scuotere un dop- 
pio giogo di una sovranità mezzo barbara,, e di 
un Vangelo adulterato e fatto strumento di bieca 
politica. 

Chiunque ha qualche perizia negli scritti anti- 
papali che stanno infestando la Penisola da tre se- 
coli, dee esser convinto che questo n'èlo spirito. 
E dal tanto dirlo , dal tanto ripeterlo ed esagerarlo 
si' era giunto a persuaderlo anche ad uomini di 
buona fede. Soprattutto fuori l' Italia, nella Inghil- 
terra, nella Francia, nell' Alemagna , dove i fatti 
erano men conosciuti e più travisati per la lonta- 
nanza, quella supposta barbarie del Governo pon- 
teficale che era stata sempre uno stupore , comin- 
ciava ad essere quasi uno scandalo, eziandio trai 
cattolici; massime chi consideri che le idee di li- 
bertà essendo colà più appurate e meglio svolte, 
sono dai medesimi cattolici sostenute. I piagnistei 
ed i treni lamentosi onde i patriotti italiani esuli 
e fuggiaschi aveano riempiti gli orecchi a mezza 
Europa, trovavano simpatie e compianti negli ete- 
rodossi, perchè forse consci del mistero, nei cat- 
tolici perchè illusi dalle apparenze. I termini a che 
si era venuto sul fine del ponteficato di Gregorio 
sestodecimo, doveano certo ispirare molti timori; 
e se si fosse venuto a qualche estremo, se il Cap- 
pellai fosse ito esule come Pio IX, non saria man- 
cato chi avesse detto: ben gli sta! V ha voluto! 
soprattutto i traditori e i ribellanti avrebbero avuto 



88 IL GENIO DI PIO IX. 

un mantello sotto cui coprire 1' odio verso la cat- 
tolica Chiesa. 

Vero è che si era detto non poco in contra- 
rio, si era scritto, si era protestato ; ma il mondo 
raro è che resti persuaso dalle parole: esso vuol 
fatti ; e questi fatti la Provvidenza gli ha messi al 
cospetto di tutto il mondo per mezzo di Pio IX. 
Il quale per questo ci sembra un uomo provviden- 
ziale, e degno che fosse donato alla Chiesa con 
una elezione la quale tenne certo del portentoso. 
I fatti sono noti abbastanza, e sanno tutti che essi 
fur tali da farne trasecolare chi non P avria sti- 
mato neppur possibile, da far non credere ai pro- 
pri occhi; e conviene uscir dalla Italia per vedere 
gli effetti salutari che han prodotto in favore del 
cattolicismo e del Papato. 

Le nebbie densissime di pregiudizi secolari ad- 
densate attorno al Vaticano per trecent' anni, dile- 
guarono in istanti quasi per incantesimo. Fu mes- 
so nella luce più piena che V Evangelio non è ne- 
mico delle franchigie dei popoli, quando il più 
legittimo interprete dell'Evangelio ne faceva dono 
grazioso ai suoi suggetti:si vide che l'assolutismo 
e l'Austria non sono i compagni indivisibili della 
Chiesa^ quando il Capo della Chiesa si associava 
il ^nno della nazione al reggimento della cosa 
pubblica , ed apriva il sincero suo desiderio di ve- 
dere la Penisola sgombra di armi straniere: si vide 
che eziandio un Pontefice romano nel secolo XIX 
può essese riformatore civile , quando fece egli in 



IL GENIO DI PIO IX. 89 

sei mesi ciò che altri non avria compiuto in mez- 
zo secolo. In somma dopo Pio IX quella parola 
che il Papato è esenzialmente stazionario e retro- 
grado , che la Chiesa è di necessità congiunta al- 
l'assolutismo, quella parola, dico, dopo Pio IX 
potrà essere la espressione di un folle, ma non 
mai più in eterno la maschera di un ipocrita. Non 
fu questo immenso guadagno? 

Oh! fossimo restati tra quei soli termini! che 
beatitudine per la Italia , per Roma se i buoni colla 
loro leale cooperazione, i tristi col loro sincero 
ravvedimento si fossero uniti di studii e di amo- 
re col nono Pio per innalzare quell' edifìzio , del 
quale egli avea gettata così fidente la prima pie- 
tra ! Oh ! fossimo restati tra quei soli termini ! 

Ma questo si sarebbe accordato coi nostri in- 
teressi non coi disegni della Provvidenza, la quale 
prevedendo i nostri inganni e le nostre colpe, vi 
apparecchiava una nuova gloria per la Chiesa. 
Guardate ! Si ardì pensare e scrivere che nel genio 
del nuovo Pontefice si compieva la gloria di Roma 
e d'Italia, e si portava un colpo mortale al vec- 
chio cattolicismo. Iddio schernì nel suo segreto 
quella bestemmia; e nel genio del nuovo Pontefi- 
ce preparava una nuova gloria al vecchio cattoli- 
cismo, ed uno dei più gravi flagelli che sian mai 
pesati sull' Italia e su Roma. Se le cose fosser re- 
state nei termini della legittimità e della giustizia, 
si sarebbe avuta la gloria di un Papa, non l'apo- 
logia del Papato. Anzi su questo saria restata qual- 

7 



90 IL GENIO DI PIO IX. 

che ombra per non aver tentato innanzi l'ope- 
ra cui noi applaudimmo; e tutte le vecchie que- 
rele contro i Pontefici avrebbero acquistato non 
so che aria di legittimità e di giustizia dalla mo- 
derazione medesima, onde si fossero acquietate 
dopo le sospirate concessioni. Laddove gli eccessi 
a che si gettarono i pretesi riformatori italiani, 
ne salvò la ipocrisia portentosa, chiarendo il loro 
zelo patriottico per quel che è veramente, rabbia 
democratica ed eterodossia mascherata : giustifica- 
rono pienamente il riserbo fin qui guardato dai 
passati Pontefici, che colla loro tenacità non fe- 
cero che differire ai loro popoli il flagello delia 
tirannide popolare; e da ultimo quegli eccessi lun- 
gi dallo scemare la gloria del nono Pio, lo cin- 
sero di una nuova e più degna aureola , in quanto 
noi crediamo che al Vicario di Cristo meglio che 
non gli allori profani del Campidoglio , si addico- 
no le spine, le sconoscenze e gì' insulti del Calvario. 
Diciamo degli inganni e delle colpe che con- 
sumarono il tracollo ; e poscia compiremo il dise- 
gno che a noi sembra vedervi delineato dal dito 
stesso di Dio. 

/ E ci corse un inganno dalla parte di molti 
buoni i^non giova dissimularlo. Il genio di Pio IX 
fu pòco inleso da parecchi nella Penisola, e me- 
no ancora pei suoi Stati. Essi invece di dar mano 
al Principe nella nuova impresa, ne adombrarono 
e se ne ritrassero. Riputandola improvida o intem- 
pestiva , invece di unirsi al movimento e tempe- 



IL GENIO DI PIO IX. 91 

rarlo colla propria moderazione, se ne sequestra* 
rono, se ne dichiararono estranei e Io abbando- 
narono alla balìa ditali che lo avrebbero sospinto 
agli estremi. Così mentre aggrandirono al loro pen- 
siero il pericolo, lo crearono e ne furono vittima. 
Ma indarno vorrebbero giustificar dall'evento il 
loro contegno 5 perchè, secondo a noi pare, Te- 
vento è stato appunto l'effetto di quel loro con- 
tegno. Potrebb' essere eziandio che in animi retti 
ma poco generosi fosse entrato il tarlo segreto della 
gelosia e di un cupo scontento, al vedersi o cre- 
dersi quasi dimentichi e trascurati, mentre ai pa- 
triolti demagoghi si compartivano confidenze e fa- 
Tori. Fu il caso in cui la paterna predilezione pei 
figlio già prodigo e pentito , ingenerò dispetto nel 
fratello stato sempre docile ed ossequente, intanto 
che questi a quell' aspetto non volea metter piede 
nel paterno tetto. Se supponete finta per ipocrisia 
la conversione del prodigo, il quale poco stante 
si fosse vòlto a nuova e maggiore sconoscenza, la 
solitudine del padre ne saria stata la conseguenza. 
Abbandonato dal buono perchè punto dalle carez- 
ze usate al tristo ; abbandonato dal tristo perchè 
restio ed ingrato alle carezze, usategli anche a ri- 
schio di alienarsi il buono. 

che io non veggo nulla , o questo è il ri- 
tratto più espressivo della solitudine in che si è 
trovato Pio IX siccome Principe: solitudine che 
avrà dovuto ferirlo insino al cuore, che forse a 
nessun' altro Pontefice sarebbe incontrata, e che 



92 IL GENIO DI PIO IX. 

nondimeno era effetto necessario di quella popo- 
larità profana e patriottica onde un partito scel- 
lerato ed ipocrita erasi consigliato d' inebriarlo. Lo 
abbiara letto cogli occhi nostri in una lettera del 
Mazzini venti mesi or sono : Il faut V étouffer dans 
sa gioire. Siamo intimamente convinti che V iniquo 
consiglio non ebbe effetto: la pietosa unzione, la 
celeste serenità onde spiraron sempre i concetti e 
le parole di Pio IX , ce ne assicurano più del bi- 
sogno; ma se a quella purissima sua anima qual- 
che lieve nebbia terrena si fosse appresa, Iddio 
che P ama gli ha dato troppa materia di rassegna- 
zione e di disinganno. La comune dei buoni, per- 
chè tra i limiti di una virtù mediocre , credendosi 
non curata non cura, supponendosi abbandonata 
abbandona ; e venuta l' ora del bisogno avrà ri- 
sposto all'appello: si volga alle orde di scostumati 
e di atei che concludevano le orgie notturne e i 
saturnali demagoghi colla benedizioni pontificia im- 
plorata cogli urli e colle minacce dal Quirinale. 

Il qual contegno improvido forse anche col- 
pevole dei buoni do vett' essere l'unica ragione per- 
chè il soglio pontificale si vedesse attorniato da 
uomini che aveano professato 1' ateismo , i cui scritti 
era no^ stati condannati dalla Chiesa , la cui vita era 
oggetto di scandolo, e che o tornavano dall'esi- 
lio o uscivano dalle galee , a cui le tentate rivol- 
ture e le consumate fellonie aveali condannati. Man- 
co di uomini vi costringeva il Pontefice , il quale 
si confidava altresì di averli ravveduti e leali, vinti 



IL GENIO DI FIO IX. 93 

che doveano essere dalla larghezza dei benefizi e 
dalla illimitata fiducia. La nobile condotta di Pel- 
legrino Rossi mostrò che la fiducia di Pio non era 
irragionevole ; ma l' assasinio onde fu vittima quel 
generoso faceagli pagare il fio meno di avere ab- 
bracciate, che di aver diserte le inonorate inse- 
gne, e farà rinunziare alla speranza di trovar mai 
gli appoggi del Pontificato nella schiera dei suoi 
nemici. 

Costituito Pio IX tra quelle strette s'intendo- 
no le cagioni imperiose eziandio di quelle conces- 
sioni che potrebbero parere inconciliabili cogP in- 
teressi della Chiesa ; le quali per le specialità delle 
circostanze poteano riuscire pregiudizievoli ai po- 
poli; che fecero inarcar le ciglia alla cattolicità 
tutta quanta ; ma che pure erano le necessarie con- 
seguenze della falsa posizione creatagli dalle diffi- 
denze dei buoni o dalla prodigiosa impostura de- 
gl' iniqui che Io assediavano. 

Tra il luglio del 46 ed il novembre del 48 
noi vediamo due periodi diversissimi nell' anda- 
mento della cosa pubblica in Roma; e se ne do- 
vessimo ancor segnalare il punto preciso di divi- 
sione, indicheremmo per ultimo atto del primo 
periodo , o per primo del secondo , la pubblicità 
della discussione nella Consulta poco innanzi co- 
stituita. Pubblicità pretesa , domandata e concessa ? 
come tutto il resto che venne appresso a quell'atto. 

Tra quello che facciamo spontaneamente, di 
tutta e piena nostra volontà perchè conosciuto sic- 



94 IL GENIO DI PIO IX 

come bene e siccome tale voluto, e quello a cui 
ci ricusiamo fermamente per un dovere imperioso 
di coscienza che altrimenti vi resterebbe grave- 
mente compromessa, debbono di necessità trovar- 
si molti gradi per mezzo. Da un perdono illimita- 
to, a cui il cuor di Pio si abbandonava in mezzo 
ai tripudii di una città che ebbra di contentezza 
non sembrava mai sazia di applaudirgli, fino ai 
Ministero democratico, che preteso colla ribellio- 
ne e col cannone, obbligavalo ad involarsi tre- 
pido , nascoso e solitario alle turbe furiose che 
ne attorniavano la dimora, crediamo che molti 
stadii mediani si siano dovuti consumare. Esaurite 
pertanto tutte quelle condescendenze che stimò 
utili al suo popolo, e tanto solo bastavagli per 
concederle, innanzi di divenir vittima di una op- 
pressione sacrilega, ce ne furono parecchie altre 
che il Pontefice dovea vedere pregiudizievoli, ri- 
schiose e d'incertissimo esito; ma che chieden- 
doglisi da tali, innanzi a cui non avea mezzo da 
sostenere un niego, egli potè non sentirsi obbli- 
gato dalla coscienza a romperla definitivamente, 
come fece pel Ministero Mamiani. 

Tale ci sembra la libertà quasi illimitata della 
stalnpa in Governo che da una parte dev'essere 
esclusivamente cattolico, e dall'altra non potreb- 
be usare quell'estremo rigore di repressione indi- 
spensabile perchè la stampa fosse esclusivamente 
cattolica. 

Tale ci sembrano le armi accordate al popò- 



Ih GENIO DI PIO IX. 95 

lo in paese essenzialmente inerme e pacifico, e 
che per conseguente non ha modo da contrappe- 
sarle o comprimerle, caso mai si levassero con- 
tro il Principe; il quale non può riserbarsi la li- 
bera disposizione delle forze, come fanno lutti i 
depositari del potere esecutivo eziandio nelle re- 
pubbliche. 

Tale ci sembrano le Camere legislative in uno 
Stato che, per una specialità tutta sua propria, 
ha un Capo che all'ora medesima è il tribunale 
supremo nelle questioni religiose. Di qui nelle ma- 
terie miste il Principe trovandosi in contraddizio- 
ne col Corpo legislativo, non se ne potrebbe ri- 
mettere ad un tribunale distinto da sé, che con- 
cedendo gli assicurasse la coscienza, e negando 
lo liberasse dalla responsabilità e dalla odiosità 
della ripulsa. 

Con somiglianti elementi qual cosa di questa 
più agevole, che una pretensione incompatibile 
colle credenze e colla morale cattolica si propon- 
ga al Principe Pontefice? Supponete lo spoglia» 
mento delle Chiese, la libertà dei culti, il matri- 
monio dei preti, un insegnamento esclusivamente 
laicale e anticattolico. Supponete che una somi- 
gliante pretensione si caldeggi dalla stampa perio- 
dica, ottenga il voto del Corpo legislativo, abbia 
l'appoggio delle armi cittadine. Che farebbe in 
tal caso il Papa? a lui sarebbe chiusa quell'ulti- 
ma sfuggita che avrebbe qualunque altro re co- 
stituzionale e cattolico : rimettersene cioè all' au- 



96 IL GENIO DI PIO IX. 

torità competente, al Capo della Chiesa, ed egli 
tenersi al coperto. Al Papa che unisce in sé stesso 
l'uno e l'altro carattere sarebbe forza pronun- 
ziarsi 3 e qual consiglio dovrebbe prendere? Con- 
dannar come Pontefice una legge a cui come Prin- 
cipe apporrebbe la sanzione ? Ovveramente usan- 
do del proprio diritto negare quella sanzione ? Ma 
allora converrebbe che i Papi si censissero a per- 
petuità un palazzo a Gaeta, per ritirarcisi un paio 
di volte 1' anno, ed avesser sempre pronto un 
Ferdinando II a festeggiarli e ad onorarsi di 
ospiziarli. 

Ma quella violenza che ad un Pontefice solo, 
sconosciuto e tradito, estorquendo concessioni a 
dir poco di estremo rischio alla pubblica tran- 
quillità ed alla Chiesa , riusciva finalmente ad op- 
primerlo, esautorarlo e gridarlo a morte, quella 
violenza stessa, dico, è quella che gli porge un 
sicuro titolo , e forse ancora gli suggerirà il pen- 
siero di ritirarle, rimettendosi al punto, fino al 
quale avea operato con piena libertà e padronan- 
za di sé medesimo. 

Quand'anche Pio IX fosse niente altro che un 
Orleanese preso in piazza per commettergli una 
parte del pubblico reggimento : quand' anche non 
/avesse altro titolo di Principato che un contratto 
sinallagmatico tra lui e il popolo, non altro ap- 
poggio che una carta costituzionale , non grazioso 
suo dono, ma effetto della necessità o del caso, 
come non avrebbe egli un pienissimo titolo di ri- 



IL GENIO DI PIO IX. 97 

tirare ciò che ha concesso , quando 1' altra parte 
contraente ha sì bruttamente e iniquamente rir 1 ^** 
e calpeste le sue obbligazioni? Né si dica ehe é 
rompere quelle obbligazioni fu una parte anche 
piccola del popolo. No ! quanto al delitto siam ben 
lungi d'imputarlo a tutti; ma quanto ad una so- 
lidarietà bastevole a subirne le conseguenze . fu 
rono moralmente tutti. Pochi è vero consumarono 
la fellonia; ma tutti non seppero, forse ancóra* 
non vollero impedirla o disfarla quando sicuramen- 
te potevano; e con ciò ne presero sopra di loro 
la responsabilità. Alla rnen trista si chiarirono per 
popolo non capace di governo costituzionale, non 
maturo per quello e certo neppur- voglioso di a- 
verlo. La maggioranza dei sudditi pontifici si è 
mostrata ben poco sollecita delle libertà cittadine, 
quando si è trovata sì morbida a sottomettersi al 
dispotismo demagogico. E crediamo di non ingan- 
narci dicendo, che il popolo romano aW assolutismo 
di Pio nono e del Collegio dei cardinali non vor- 
rebbe preferire il liberalismo di Sterbini e del cir- 
colo popolare. Sulla quale osservazione ogni uom 
ragionevole vedrebbe appoggiato non dirò solo 
un diritto , ma una somma convenienza di rivoca- 
re delle concessioni alle quali il popolo non si 
trova maturo, e protesta, come può solo, taci- 
tamente di rinunziare. Qui non si tratta che il 
Principe riprenda i suoi diritti, ma sì veramente 
che rivendichi la libertà dei suoi soggetti dalie 
violenze di un potere tirannico ed usurpato. Se 



98 IL GENIO DI PIO IX. 

ad un Governo con elemento popolare non parte- 
cipa la maggior parte del popolo, si ridurrà la 
concessione ad un monopolio di una minorità ar- 
dita ed arrischiata, che lungi di accordarsi col 
Principe pel bene dell'universale , mirerà solamen- 
te a soppiantare il Principe per opprimere l'uni- 
versale. Con popolo così disposto , il Governo rap- 
presentativo, se si mantiene, non sarà che una 
perpetua lotta ; se cade, non può che risolversi in 
tirannide. 

Ma che sia delle violenze, delle debolezze, 
degli abusi occorsi in queste estreme condescen- 
denze, che per essere del secondo periodo do- 
vrebbero meglio dirsi estorsioni, il certo è che 
esse servirono mirabilmente alla giustificazion del 
Papato ed alla gloria della Chiesa. 

Si vide col fatto che il Principato del Vati- 
cano può nella teoria comporsi con quanto si può 
immaginare di onestamente liberale, e con ciò gli 
si guadagnarono le simpatie di quanti sono amici 
sinceri di libertà. Ma si vide allo stesso tempo che 
se nella pratica non potè effettuarsi innanzi, ciò 
fu per colpa degl'uomini e per indisposizione dei 
popoli. La ritenulezza , il riserbo dei passali Pon- 
tefiei non può essere più calunniato per assolutismo 
fanatico e per barbarie, quando si è toccato con 
m£no che conosce van troppo gli uomini e le cose, 
e differendo le riforme non fecero che differir 
la mina. 

Ma il guadagno inapprezzabile è stato lo sma- 



IL GENIO DI PIO IX. 99 

scherarsi che han fatto gli Italiani nemici del Pon- 
tificalo , chiarendosi per quel che sono nemici del- 
la Chiesa e di Cristo. Tre secoli di declamazioni 
e d' ipocrisie hanno avuto fine una volta. Abbia- 
mo infradiciati gli orecchi dai protesti di codesto 
fiore di cattolicismo , che essi sarebbero i più ze- 
lanti difensori della Chiesa e dei Papi , se la Chie- 
sa fosse più condiscendente coi popoli, ed i Papi 
meno restii alle riforme civili ed alle libertà cit- 
tadine. Or bene! è venuto un Papa quanto nes- 
suno non avria giammai sognato condescendente 
coi popoli, facile alle riforme; e fu il Capo della 
Chiesa che cedeva al popolo non poca parte dei 
suoi poteri. 

Che si è concluso? 

Fu proprio allora che ei proclamò in mezzo 
alla Italia la bestemmia, che Lutero avea vomi- 
tato tre secoli prima, che cioè il potere tempo- 
rale dei Papi è una immoralità in religione. Pen- 
sate qual giudizio abbiano a portare questi signori 
della cattolica Chiesa, la quale avrebbe consacrata 
nei suoi Capi una immoralità per undici secoli! 
E questi erano che farneticavano di amore per 
Pio nono, che ne imploravano genuflessi la bene- 
dizione! e sotto il peso di un anatema supplica- 
vano pei lumi del santo Spirito nella Chiesa di 
Araceli! 

E con ciò la Provvidenza spezzava in mano 
della eterodossia italiana T arma più poderosa che 
in questi ultimi tempi abbia brandita 3 rivelava alla 



100 IL GENIO DI PIO IX, 

terra un nuovo pregio della Chiesa ; glorificava di 
una gloria tutta pura ed eminentemente evangeli- 
ca un grande Pontefice; giustificava da inique ac- 
cusazioni il Pontificato 5 e a tutto questo valeasi 
delle nostre debolezze ; dei nostri errori e delle 
nostre colpe. 

Dugento milioni di cattolici innalzano inces- 
santi suppliche per vedere il loro Pontefice tor- 
nare su quel Quirinale che poco stette a cangiar- 
si in Golgota! Mentre i demagoghi di Roma dila- 
pidano la eredità de' santi, e stan per metter la 
mano ai sepolcri degli Apostoli, è una tenerezza 
a vedere come fuori l'Italia i fedeli tutti, e più 
i più poveri , soccorrono del sudato loro obolo 
il padre comune. Non si può sentir senza lagrime 
come in Francia segnatamente, fino il soldato ed 
il prigioniero dimezzano il loro pane, e il gar- 
zone e la fanciulla prolungano le già lunghe ore 
del notturno travaglio, per partecipare all'onore 
di stender la mano al soccorso di Cristo povero 
e sofferente nel suo Vicario ! nel suo Vicario fatto 
povero e sofferente per nostra opera ! 

Dio mio ! a quali onte avevate voi serbata 
questa misera Italia! onte che oggimai agguagliano 
le sue sventure, ma sono tuttavia minori delle 
sue superbie ! 

Chi sa se quei prieghi confortati da opere sì 
pietose troveranno ascolto ? Ma se la moderna Italia 
toccherà il vanto di sperperare il dono di Pipino 
e di Carlomagno, non potrebbe certo quella sue- 



IL GENIO DI PIO IX. 101 

cessione unica di civili grandezze sortire un ter* 
mine più onorato. Il mondo sarebbe condannato a 
distruggere queir opera sovrana di dieci secoli in 
quel tempo appunto che le tributava più caldi en- 
comi e più alle maraviglie ! 

Il sol timore che noi sentiamo di averla a 
veder finita , è appunto perchè nella nostra pochez- 
za non ne sapremmo pensare una fine più gloriosa. 

VI. 

LA MAGGIORANZA E LA MINORITÀ. 

Valore del suffragio universale. — Come la minorità si faccia 
dispotica. — Abuso della parola popolo. — Ministeri popo- 
lari. — ■ Rappresentanze non della nazione ma di un partito. 

— Infamie romane. — Tirannelli. — Chi fa le rivoluzioni? 
-- Come la maggioranza se ne possa trarre. -- L'ha saputo 
fare la Francia; — non lo ha saputo l'Italia, -- e perchè. 

— Egoismo civile. — Le camere torinesi. — Coraggio del vi- 
zio e della virtù. -- Debolezze italiane. — Rifiuto dei suffragio 
dalla maggioranza. — La radice dei nostri mali in quel ri- 
fiuto- — Dolorosi disinganni. 



Il valore che si attribuisce al suffragio della 
maggioranza numerica nella Società , è il primo e 
più informe concetto sotto cui si presenta la de- 
mocrazia : è alla stess' ora 1' ultimo rifugio per ri- 
costruire T ordine sociale quand' ogni altro prin- 
cipio di autorità preesistente fosse venuto meno. 
La preponderanza che acquistò la prudenza, il 
sapere , il valore o la virtù è frutto di civiltà almeno 



102 LA MAGGIORANZA 

iniziata : il predominio della forza bruta è il col- 
mo della barbarie. Se supponete sconosciute le dif- 
ferenti capacità o non avvertite, come sarebbe in 
una Società che, vergine di qualunque antecedente, 
si costituisse la prima volta senza che pure si co- 
noscesser tra loro gì' individui in questa supposi- 
zione , dico, è voce della natura doversi fare quel- 
lo che voglion tutti. E perciocché non è possibile 
avere tutti matematicamente i voleri cospiranti nello 
stesso consiglio , è dettame non men naturale do- 
versi stare al volere di tutti moralmente , cioè dei 
più, della maggioranza. 

Non entro a cercare se nella cosa pubblica 
ogni diritto risegga nella volontà a questo modo 
universale; ma egli è indubitalo che anche una 
tale volontà universale non può riputarsi essere 
giusta e diritta però solamente che è universale. 
Quand'anche in essa sola risedesse il diritto, po- 
trebbe avervi rinunziato o averlo modificato per 
un patto o tacito o espresso. Nel qual caso anche 
la volontà universale sarebbe obbligata a stare alla 
convenzione, ed a subire le conseguenze naturali 
di un proprio suffragio o di un proprio fatto. Il 
perchè potendo la maggioranza essere ingiusta, 
traditrice e fedifraga, niente meno di quello che 
possa esserlo l'individuo, può per conseguente come 
questo essere colla forza costretta all' adempimento 
del proprio dovere. Che se questo fosse malagevole 
od anche impossibile, in quanto nella maggioranza 
risiede se non il fatto , almeno la capacità della 



E LA MINORITÀ 103 

forza maggiore, sarà uopo che quella universale 
volontà prevalga quantunque ingiusta : ma la pre- 
valenza materiale non ne cangerebbe il carattere 
rendendola giusta, restando in eterno ingiusta: 
dalla prevalenza non avrebbe che il nuovo titolo 
di tirannica. 

Il moral valore del suffragio universale, la 
forza proporzionata al numero che vi suppone, 
han. reso di quel suffragio il pretesto precipuo e 
forse unico di tutte le rivolture. Tradotto quel voto 
della maggioranza nella parola popolo, a nome del 
popolo si è tentato, si è ardito ogni estremo. 
Quand'anche si fosse potuto contestargliene il di- 
ritto, l'imponenza nondimeno della forza che vi 
si supponea, facea rinunziare al pensiero di te- 
nergli fronte o come impossibile o come crudele. 

La storia di tutte le rivolture è eziandio la 
storia della ultima che ha messo in iscompiglio 
la Penisola; perchè i nostri prodi sanno bene esa- 
gerar le nequizie altrui; ma quanto a vena inven- 
tiva non è per essi, e appena sanno fare altro 
che scimmiare. L'Italia, salvo la più bella sua 
parte, geme sotto il giogo di una minorità tiran- 
nica : tirannica perchè opera d' ingiustizia , tiran- 
nica però appunto che è una minorità , e ciò se- 
condo i principii loro medesimi che consacrano 
la fonte di ogni diritto pubblico ne! suffragio uni- 
versale. Non crederemo di pretender molto dalla 
parte oppressa, supplicandola a volersi scomodare 
almen tanto che basti a riconoscere la schiavitudine 



104 LA MAGGIORANZA 

ond' è vittima. Sia che le manchi l' animo da ri- 
scuotersene! le mancherebbe per avventura perfi- 
no il senso da addolorarsene ? 

Che si è dunque detto, che si è preteso? Che 
nei popolo e non altrove, che nel popolo risegga 
il diritto supremo di governarsi. Accetto di tutta 
!a mia volontà il principio colla indispensabile re- 
strizione accennata di sopra ; ma allora sarà egli 
altro che tirannide il calpestare quel diritto ? l'im- 
porre qualunque ordinamento sociale senza il vo- 
lere, anzi espressamente contro il volere del po- 
polo, cioè, come sol puossi, della maggior sua 
parte? Che a consumare quelP attentato sia uno o 
sian dieci, che sian cento o mille: che si chiami- 
no Nerone o Arrigo , Catilina o Sterbini, Robespier- 
re o Gioberti, Marat o Guerrazzi, questi sono ac- 
cidenti che non alterano la sustanza del fatto : e 
la sustanza del fatto dimora in questo , che la mi- 
norità non può imporre i suoi voleri alla maggio- 
ranza senza un'enorme ingiustizia , che pei Corpo 
sociale contro cui si consuma non dee appellarsi 
altrimenti che tirannide. 

Supposto che la massima è incontrastabile, si 
avrebbe V impudenza di richiamare in dubbio il 
Tatto ? 

Lascio sol dubbioso che nella domanda di al- 
cune riforme amministrative e civili convenissero 
i desideri] dei più. Ma queste ottenute, per tutto 
il resto la faccenda si è ridotta a ispezione ocu- 
lare e a supputazioni numeriche. Che se la paura 



E LA MINORITÀ. 105 

ci ha fallo vedere trentamila dimostranti dove non 
erau che trenta, ci sarem potuto riavere tanto 
dallo sgomento da intendere che uno non è sette, 
e che tre non sono quaranta. 

Non credo che altrove o in altro tempo siasi 
fatto tanto abuso della parola popolo , quanto se 
n' è- fatto novellamente tra noi; ma non è a stu- 
pirne. Dipendendo queir abuso dalla indolenza del 
vero popolo e dalla sfrontatezza svergognata del 
preteso popolo, noi per l'uno e per 1' altro capo 
ci siam trovati ad un estremo, che nessun paese 
civile ci saprà invidiare. Ma se per la nequizia è 
gastigo il non trovare ostacolo nel suo cammino, 
la indolenza puniva la sfrontatezza facendole di- 
vorare tutta intera la serie sempre crescente del- 
le sue follie, ed era punita da quella col giogo 
vergognoso a cui si sommetteva. 

E si consideri nelle pretensioni dei Ministeri 
di una democrazia crescente in proporzioni spa- 
ventose ; pretensioni che iniziate nei circoli po- 
polari, erompeano nella piazza, dove prendendo 
il carattere di voto popolare , avevano la sicurezza 
della sanzione nella supposta impossibilità di man- 
tenere un niego. Quindi quella sequenza di Mini- 
steri di settimane e di giorni, quando ogni avvo- 
catuzzo linguacciuto, ogni giornalista impronto fe- 
ce opera di gustare alquante ore di eccellenza, e 
venutoci restava intontito dal salto, appena avea 
tempo di sconciar qualcosa, e tosto per nuove 
voci sopravvenute cedeva il posto ad altri, che 

8 



106 LA MAGGIORANZA 

Teiiivano alla loro volta a imbarazzare i compu- 
tisti delle finanze, che distribuivano per ora e per 
minuti le quote di soldo a questa serie di Mini- 
stri Bastò comperare un po' di gentame che stril- 
lasse in una piazza di voler un romanziere od un 
abbate per capo di un Ministero, perchè un Prin- 
cipe si dovesse ingoiare l'onta di mettersi oggi al 
fianco cui ieri aveva proscritto , e perchè un pae- 
se cattolico e civile fosse condannato al danno ed 
alla vergogna di essere governato per una delle 
teste le più balzane, o per un libellista calunnia- 
tore, che basterebbe esso solo a formare il vitu- 
pero di una nazione. 

Le assemblee medesime dei rappresentanti che 
dovrebbero essere la vera espressione del popolo, 
che possono legalmente e debbono sostenerne i 
dritti, dichiararne i desiderii , provvederne i biso- 
gni , queste assemblee , dico , a che si sono ridot- 
te nella Italia costituzionale? possono guardarsi 
altrimenti che come esclusiva espressione di un 
partito ? E se fosse vero che sopra dieci elettori 
non si è presentato all'urna che un solo , la mag- 
gioranza, il vero popolo un solo voto vi avrebbe 
espresso, e questo è che non ha fiducia nel Go- 
verno, che non vuol sapere di rappresentanze po- 
polari, non perchè le piaccia l'assolutismo, ma 
perchè dalle rimembranze passate e dallo speri- 
mento presente è convinto, che i suoi rigenera- 
tori non mirano che ad opprimerlo , che a violen- 
tarne fino i propri sentimenti e la coscienza. 



E LA MINORITÀ 107 

Mostruoso fino al portento è ciò che avviene 
in Roma, Allo scellerato decreto della notte dell' 8 
al 9 febbraro, a quell'atto il più infame e sacri- 
lego tra quanti se ne fossero fin qui veduti nella 
Penisola, quanti preser parte? In Roma che il fa- 
cessero seriamente non furono più di un tre mila : 
molto a vero dire, e che è trorpo manifesto in- 
dice della declinazione morale e religiosa di quel- 
l'infelice paese \ poco nondimeno se si consideri, 
a quali mani è stato abbandonato da nn paio d'an- 
ni , di quali scandali è stato spettatore e complice 
impunemente , quanti aiuti gli sono venuti meno, 
e soprattutto qual giornalismo radicale e demago- 
gico ne ha alla libera e senza contrasto travolte 
le idee, ed alteratone dalla radice il senso religioso 
e morale. Ma pochi o molti che siano stati per sé 
stessi i prevaricatori, il fatto è che relativamente 
quelle tre migliaia non furono che una piccolissima 
minorità riguardo ai settantamila che avevano di- 
ritto al suffragio. Vuol dire adunque che una parte 
ventiquattresima dettò la legge e impose il giogo 
alle rimanenti ventitré, cioè quasi al tutto, anzi 
moralmente al tutto, perchè in questo caso 'il tutto 
non può essere che la maggioranza ; e per colmo 
d'impudenza, di cinismo e d'insulto tutta quella 
mole d'iniquità si proclamava innalzata sul suffra- 
gio della maggioranza. 

E questa larva di popolo è quella , il cui suf- 
fragio pretendono che si rispetti i socialisti dell'as- 
semblea francese j questa larva di popolo è quel- 



108 LA MAGGIORANZA 

la presso cui voleasi fare interceditore il Gioberti 
a favore di Pio IX per persuaderlo di osservare la 
legge costituzionale ! ! Oh! che? non l'avea forse 
osservata Pio IX ? s' irrise mai più bruttamente il 
buon senso e la coscienza dei popoli? Che se que- 
sti filantropici Ministri e socialisti rappresentanti 
sono si teneri del suffragio universale > come non 
sentono il debito di sostenere il suffragio di 67 
mila su quello di 3 mila? o dovremmo lor crede- 
re che 3 è qualche cosa di più che 67 ? 

Direte che i più sono retrogradi , reazionari , 
non intendono il loro meglio, non curano la pro- 
pria independenza e la dignità nazionale. Ma con 
ciò non distruggete il vostro principio medesimo 
della sovranità popolare, che pure è l'unica ma- 
schera onde possiate coprire le vostre vergogne ? 
Voi imponendo Ministeri e circoli popolari, pro- 
clamando la democrazia pura, sanzionaste il suf- 
fragio universale ; ma 1' atto medesimo onde il fa- 
ceste è la violazione più iniqua e più flagrante del 
suffragio stesso. E se il popolo sovrano si tenesse 
contento di un re bombardatore come il secondo 
Ferdinando, o di un tiranno come il nono Pio, 
con qual diritto vorreste voi obbligarlo ad una 
liberta, della quale, quand'anche tutt' altra ragio- 
nfe mancasse di dubitare, basterebbe a non fidar- 
sene il vedere, che ha gente della vostra tempera 
per protettori ed avvocati? Talmente che al trar 
dei conti voi non siete che una trista parodia dei 
Molza, dei Canosa e dei del Carretto, i quali prò- 



E LA MINORITÀ 109 

cessavano, incarceravano e mandavano in esilio 
voi e i vostri pari a questesso titolo, che le vo- 
stre idee politiche non si affacevano col ben co- 
mune. Se ci ha differenza , è questa sola , che essi 
comprimevano in voi una minorità, in cui non 
riconoscevano verun diritto ', voi opprimete una 
maggioranza , della quale voi medesimi avete rico- 
nosciuto e proclamato il supremo diritto, e che è 
iì solo puntello delle vostre pretensioni. 

Le rivoluzioni , benché talora volute dalle cir- 
costanze e maturate dal tempo, si consumano quasi 
sempre dai tristi e per intendimento di private am- 
bizioni o cupidigie. Chi consideri le dubbiezze che 
debbono sorgere in una retta coscienza sulla le- 
gittimità di sommiglianti conati, i rischi gravissimi 
che gli accompagnano , le conseguenze ruinose che 
ne possono derivare in danno della Società mede- 
sima che si vuol ristorar per quel mezzo violento, 
non si stupirà al vedere che appena mai i dabbene 
uomini ne prendono la iniziativa. 

Compiutesi pertanto dai tristi le rivoluzioni , 
è naturalissimo che essi si arroghino un diritto 
come di conquista sul novello stato di cose, ne 
vogliano essere come padroni, averne quasi la pri- 
vativa, coglierne i primi frutti, e quello tra i pre- 
cipui di farsene sgabello al proprio ingrandimento, 
volerlosi ampliare al possibile ed assicurare. Eccoli 
pertanto a fare l'apoteosi dello Stato come prima 
poteron dire: lo Stato siamo noi- y a multiplicar sen- 
za fine leggi sopra leggi a distruzione di tutte li- 



HO LA MAGGIORANZA 

berta , quando poterono trasformare in leggi i più 
bizzarri loro capricci ; a togliere la volontà del 
popolo come supremo giudicatorio di tutti i dritti, 
quando poterono qualificar per popolo quel pugno 
di fanatici o miserabili raggranellati loro attorno 
dal favore o dalla pecunia, e delle cui voci essi 
erano arbitri niente meno che delle proprie. E 
tutto questo, come dissi, va da se, è naturalissi- 
mo, sono le necessarie conseguenze delle rivolu- 
zioni , atteso la qualità delle persone che le fanno 
ed i fini perchè si fanno. 

Or questo è un punto trepidissimo e tremen- 
do per una Società nel cui mezzo una rivoluzione 
anche utile sia seguita; è un punto dal quale di- 
pendono i suoi destini, e potrebbe eziandio dipen- 
dere la sua vita. Perciocché se la gente onesta tro- 
va buono il fatto , lo accetta sicuramente e vorrà 
applicar l'animo a giovarsene modificando, se vi 
piace, non pure le istituzioni, ma anche i propri 
sensi. Che se i buoni si cangiano in quel che non 
erano , i tristi restano in tutto e per tutto quel 
che erano, cioè rivoltosi, e che non possono che 
volere il torbido e il buio per pescarvi qualcosa. 
Quinci la suprema necessità di sequestrarli dal po- 
tere, caso mai lo avessero invaso; e ciò sotto pena 
di tirannide demagogica. Se una mano di facino- 
rosi ti aiutasse a spegnere il fuoco appiccatosi alla 
tua abitazione, tu certo ne saresti loro riconoscen- 
te ; ma a troppo caro prezzo ti venderebbero il 
loro servigio, se ti si volessero piantare in casa 5 



E LA MINORITÀ Iti 

e dominare te e tutti i tuoi a bacchetta. Convien 
dunque fare a tutti i modi che si ritirino : in caso 
contrario l'essere affrancati da un mal sopporta- 
bile ce ne frutterebbe un maggiore a cento tanti 
e insopportabile: avrem certo poco a rallegrarci di 
essere guizzati dalla padella, quando ciò fosse sta- 
to per precipitar nelle brage. 

V aver voluto schivare propriamente questo , 
1' esserci per fortuna riuscito , è ciò che sta sal- 
vando novellamente la Francia: è ciò che ha costitui- 
to la repubblica del 48 tanto diversa da quella del 
93. Fu certo una minorità piccolissima che nel 24 
febbraio rinversò la monarchia, e nel 25 impose 
a 35 milioni di Francesi la repubblica : la Francia 
propriamente detta ne fu semplice spettatrice, e 
non vi diede altro assenso che il non opporsi. La 
minorità trionfante si fé padrona del Governo se- 
condo il solito, e intuonava il Vce vietis colle ves- 
sazioni, colle proscrizioni , colle violenze prelu- 
denti al terrore. Fu quello il punto in cui la mag- 
gioranza si riscosse, e levando la testa annunziò 
a quei signori, che se essi aveano vinto gli Or- 
leanesi , non si pensassero di aver vinta la nazio- 
ne. Questa avrebbe guadagnato poco se a Luigi 
Filippo od al Guizot succedesse Ledru-Rollin coi 
suoi furori demagogici, o Lamartine, camaleonte 
che per vestirsi di tutti i colori è riuscito a non 
averne nessuno : si ritirassero adunque. I sei milioni 
di sufFragi dati a un presidente non voluto dai fa- 
citori della repubblica : un Ministero leale, cristiana 



112 LA MAGGIORANZA 

e fermo come una rupe agli attacchi dei socialisti , 
la risolutezza onde la nazione ha dinunziato il 
proficiscere ad un'assemblea nominata sotto le in- 
fluenze del Governo provvisorio , sono stati i preci- 
pui mezzi onde la Frància ha scartati dal governo 
della repubblica i rivoltosi che la crearono , ed ha 
potuto declinare infinite sventure , costituendo Un 
ordine che potrebb' essere duraturo e che ha il 
massimo ostacolo nei creatori medesimi della re- 
pubblica. 

Se così si fosse fatto tra noi, l'Italia sarebbe 
salva; e certo le sue speranze non sariano state 
così dolorosamente tradite. 

La democrazia pura proclamata in Francia sta 
riuscendo ad incremento di religione e di libertà; 
una semplice Costituzione proclamata in Italia ci 
sta fruttando scadimento dell'una e dell' altra. In 
Parigi si è gridato Vive le clergé ; a Roma, Morte 
ai preti: in Francia si pensa seriamente a disfare 
un monopolio d'insegnamento, oppressivo dei di- 
ritti più santi della natura ; a Torino si sta archi- 
tettando, e riuscisà più ancora oppressivo e tiran- 
nico dei francese. Perchè ciò ? La ragione è mani- 
festa : in Francia ed in Italia la rivoluzione ostata 
operata da uomini presso a poco della medesima 
tempera. Ma colà quegli uomini souo stati messi 
da canto e lasciati appena sui banchi estremi della 
Montagna a fremere, a strabiliare, a bestemmiare; 
laddove nei tre Stati della Italia superiore la pic- 
colissima minorità fu tutto; il suffragio universale 



E LA MINORITÀ 113 

ci fu per nulla : il potere fu abbandonato ai faci- 
tori della rivolta 5 ed il solo cangiamento recatovi 
fu l'imporre alla nazione uomini sempre più de- 
mocratici. 

L' operare come ha fatto la Francia suppone 
un popolo colto, intendente di cosa pubblica , pie- 
no di vita e risoluto ad ogni costo di non farsi 
opprimere; nelle quali condizioni l'Italia sta in- 
dietro assai. Ma per non arrossir troppo dal pa- 
ragone, vuole osservarsi che la prima nel 93 su- 
bì la stessa sventura che abbiamo incontrato noi, 
e 1' essere stata dottrinata con quelle tremende le- 
zioni, fa che nell'aringo civile essa si trovi a 
precederci di mezzo secolo. 

Al difetto della sperienza civile avrebbe po- 
tuto supplire un poco di tenacità per 1' ordine , di 
amore alla giustizia, di zelo per la religione ; 
ma in questo ci siam trovati così infingardi , così 
dappoco e, diciamlo proprio colla sua parola, così 
nulli, che i medesimi nostri oppressori han do- 
vuto trasecolare a tanta morbidezza. La maggio- 
ranza in Italia ha guardato con una indolenza 
prodigiosamente stupida farsi un monopolio di e- 
nergia, un monopolio di stampa, un monopolio 
di opinione; ed è miracolo se abbia avuto spirito 
da brontolarne di soppiatto! Egoisti dal cuor di 
lepre, voltabili ad ogni vento, indecisi, conde- 
scendenti, fino adulatori colla nequizia, noi ab- 
biam creduto di averne abbastenza qnando non si 
è toccata la nostra persona e la nostra borsa; ma 



S 14 LA MAGGIORANZA 

calcoli fallacissimi sono questi! Quando in un pa- 
ese la legge, prostituita a private passioni, ha le- 
so impunemente 1* altrui persona e rapita la roba 
altrui , per voi al tempo stesso non vai più nulla 
il diritto alla inviolabilità della vostra persona e 
della vostra roba. Se vi si lascia precariamente nel 
fatto, lo dovete alla mercè dei proscrittori, che 
non credono ancora venuto il tempo d'investirvi. 
In questo genere di tirannide legislativa il Pie- 
monte ha dato esempi da raccapricciarne e da far- 
ne arrossire qualunque abbia in bocca 1' idioma 
del si- Ivi parte della classe media è altrettanto 
che in Toscana infetta di volterianismo e di gian- 
senismo ; che significa o non aver senso di re- 
ligione e di onestà , o di averne un sentore lan- 
guido, alterato dal fanatismo delle sette. La ele- 
zione della Camera dei deputati, essendo stato 
maneggio ministeriale e facenda esclusiva di un 
partito , ha avuto una maggioranza non piccola 
appunto di avvocatucci e mediconzoli o volteriani 
o giansenisti. Cervelli balzani, poveri di sapere, 
stupidi ammiratori del forastierume, si son lascia- 
ti menar pel naso da alquanti già fuorusciti e re- 
duci col capo gonfio di quanto in Francia e in 
Inghilterra ci ha di più esagerato e violento. Qual 
maraviglia che ne riuscisse queir attentato contro 
parecchi Ordini religiosi, il quale profanando il 
santo nome di legge , ne consumava l' assassinio 
più flagrante ? A perpetuo decoro della Camera 
torinese è restata memoria di uno dei più gravi 



E LA MINORITÀ. 1 15 

motivi addotti per abolire, cacciare in esilio e fi- 
lio spogliare delle loro doti le Adoratrici perpetue: 
il motivo addotto dall' aringatore per ragionare la 
legge era , che il canto di quelle Suore turbava il 
sonno (perchè non anzi la coscienza?)^' qualcuno 
del vicinato. No! non mai un'assemblea legislati- 
va, un Ministero nel delirio dell'orgoglio si ren- 
deron colpevoli di oltraggio più violento alla co- 
scienza di un popolo battezzato! E quella legge 
portava in fronte il nome di un Principe cattoli- 
co! Una nazione che accettasse un tal giogo ci par- 
rebbe precipitata al di sotto dei inancipii della Ni- 
grizia e del Brasile. 

Si persuadano gli Italiani: pel delitto, per 
l'anarchia, per la irreligione militano le passioni 

tutte più ardenti e più ignominiose, dah" alterigia 
del dominare fino alle turpitudini della lascivia. A 
quelle non è possibile che ponga argine una virtù 
fredda, languida e poco meno che egoistica. Al 
coraggio del vizio si vuole opporre il coraggio 
della virtù; e il coraggio della virtù è V eroismo. Noi 
(che varrebbe il dissimularlo?) ci siam trovati non 
che senza eroismo, ma poveri eziandio di virtù co- 
munali, ma offesi eziandio da miseiie, da privati cal- 
coli, da pettegolezzi, da viltà, da gelosie, ed in queste 
morali condizioni abbiamo un bel cicalare di libertà ! 
Noi non potremmo essere condotti che colle ver- 
ghe; le potremo veder cangiate, ma non finire. 
Quando si dissero spezzate le abbiam risentite più 
dure: eran quelle dei medici senza malati ^ e de- 



116 LA MAGGIORANZA 

gli avvocati senza clienti trasformati dai clubs , 
dalle farmacie e dai caffè in legislatori. Gran cosa 
e appena credìbile! mentre una stampa licenzio- 
sa e sfrenata travolge le più sante idee, aizza le 
passioni più cieche, contamina le riputazioni più 
pure; la classe sana della società nella Penisola 
non ha fatto quasi nulla, e tranne qualche gene* 
roso sforzo parziale, si può dire che quest'arme 
sia esclusivamente in mano al nemico. Dite alla 
stessa maniera delle riunioni politiche come sono 
in Parigi, indispensabili agli uomini d'ordine per 
avere anch' essi una influenza , e per non essere 
sopraffatti e schiacciati dal disordine. Dite lo stes- 
so di qualche voce eloquente che si fosse levata 
nelle assemblee italiane ad avvocare la causa del- 
la religione che è la causa della verità e delia giu- 
stizia. Noi abbiamo invidiato indarno alla Francia 
il suo Montalembert,ed il suo Cortes alla Spagna! 
A noi è mancata per fino una parola per confon- 
dere l'audacia che trionfava! Non ignoriamo che 
nelle medesime Camere di Torino si levarono voci 
rette, generose e cattoliche; ma per somma no- 
stra vergogna esse suonarono in francese, perchè 
di deputati savoiardi. La nostra lingua parlamen- 
taria non si è trovata buona che per le follie de- 
magogiche e per le bestemmie ! 

Ma via : gli onesti Italiani hanno alla fine fat- 
ta una scoperta per affrancare la patria loro da 
lutti i mali del dispotismo democratico , e per 
compensare il difetto degli altri mezzi divisati di 



E LA MINORITÀ 11 7 

sopra. La maravigliosa scoperta fatta da noi con 
sagacia somma, e compiuta con generosità non 
minore, è stata quella di non prender parte alla 
elezione dei deputati, Signor sì ! questo è stato il 
mezzo onde la maggioranza in Italia ha creduto 
provvedere a tutti i pericoli e a tutti i bisogni 
presenti , passati e futuri! E abbiam fronte di chia- 
marci popolo civile! 

E tempo di parlar chiaro , perchè questa pa- 
gina non si meriti il rimprovero che muove ad 
altrui. Questo riserbo a dir poco ridicolo dei buo- 
ni, potrebbe esso solo mettere assai in forse quel- 
la qualificazione onde sono troppo superbi: ap- 
pena potrebbe scusarli una suprema ignoranza. Io 
veggo un dovere di coscienza ad usare quel di- 
ritto ; so che gravi teologi così pensano ; né parrà 
strano chi consideri le perniciose conseguenze di 
quel trattenersene, che d'altra parte non può es- 
sere giustificato da nessun motivo. Non altrove 
che in codesto rifiuto del voto dee riconoscersi 
la prima radice di tutti i mali che ci affliggono 
e di quei maggiori che ci sovrastano. È una mi- 
norità che ci tiraneggia; ma non fummo noi che 
le mettemmo in mano le armi per tiranneggiarci , 
quando lasciammo che le rappresentanze popolari 
fossero elette dalla minorità? Così succede, che 
un paese cristiano e cattolico si può trovare ad 
aver leggi da un' assemblea poco cristiana e nien- 
te cattolica 5 così ci saran tolte una ad una le li- 
bertà più vitali, per crearne un Dio Stato che as~ 



118 LA MAGGIORANZA 

sorbisca tutto, che divori tutto, e ci venga a met- 
ter ceppi fino nelle coscienze ; così in vece di 
presentare al Sovrano un'adunanza che diagli lu- 
mi ed appoggi pel ben comune, egli non si tro- 
verà innanzi che una opposizion rivoltosa per si- 
stema , e le cui pretensioni non può secondare 
senza rovinare sé ed il paese, non può ripulsare e 
reprimere senza nota di dispotico ed arbitrario. 
Laddove per converso in un paese la cui maggio- 
ranza è onesta e cristiana, dal suffragio veramen- 
te universale non potendo riuscire che una rap- 
presentanza per la più parte onesta e cristiana ? 
non ci vorrebbe altro che questo per iscongiurare 
questa fosca procella che ci si è addensata sul capo. 

Che in un paese siavi un elemento perverso, 
corrotto e ribellante, è forse una necessità della 
natura, a cui non si può fare rimedio; che que- 
sto elemento si faccia talora padrone per un istan- 
te e dispoteggi, è suprema sventura alla quale ci 
è forza rassegnarci; ma che la maggioranza sana 
di un popolo ad occhi veggenti abbandoni a quel- 
l'elemento corrotto il potere che essa potrebbe 
esercitare ; che vada coi propri piedi a costituir- 
sene vittima , è un portento d' inerzia e di stupi- 
dità che non ha nome. Davvero che quando un 
popolo è al tempo di subire un flagello, può la 
provvidenza, abbandonandolo alle sue debolezze, 
farglielo fabbricare colle proprie mani ! 

Il qual punto mi sembra di così grave mo- 
mento, soprattutto pel lato religioso e morale, 



\ 



I 



E LA MINORITÀ. Ìi9 

che io non intendo come i Vescovi italiani non ci 
siano entrati con gravi istruzioni pastorali, racco- 
mandando l'adempimento di questo dovere. Né 
avrebbero a impensierirsi delle circolari minaccio- 
se dei Ministri giobertisli : basterebbe insinuare (o 
perchè non anche prescrivere?) che diano il voto 
quanti ne hanno il diritto , e che lo diano secondo 
coscienza. Non ci vorrebbe altro che questo per 
far finire in un giorno i Ministeri giobertisti : e per 
avere rappresentanze in cui la parte volleriana e 
giansenista non avesse altro uffizio che di fremere 
su di un banco dei più deserti. Diremo che la Ita- 
lia è men cattolica della Francia? e nondimeno 
nell'assemblea francese, eletta sotto le influenze 
demagogiche e riprovate oggimai dal suffragio uni- 
versale , ili tale assemblea, dico, non sarebbe pos- 
sibile la sanzione di qualche legge adottata nella 
Costituente di Roma e nelle Camere di Torino. 

Ma si otterrà che la maggioranza usi con a- 
lacrità tutti i mezzi che sono in sua mano, di 
stampa, di riunioni di giornali, di rimostranze, e 
quello soprattutto che è tanto legittimo, tanto a- 
gevole, tanto efficace, il suffragio? No ! non si ot- 
terrà nell'avvenire per la stessa ragione onde non 
si ottiene al presente; e non si ottiene al presente, 
perchè la dappocaggine, la inerzia, la villa ci ha intor- 
piditi per guisa , da non farci vedere altro mezzo di 
salute che il non far niente; non si ottiene, 'perchè 
l'egoismo, vizio dì tutti i tempi e di tutti i popoli , 



120 LA MAGGIORANZA 

si è raccorciato per noi in una sfera che appena 
abbraccia altro che la nostra camera e la nostra 
persona; non si ottiene, perchè la fede, la spe- 
ranza, la carità sono stranamente raffreddate in I- 
talia , e per ristorarsi han forse bisogno del ferro 
e del fuoco della persecuzione; non si ottiene per- 
chè nel Santuario medesimo ci ha troppi che lo 
disonorano sia coi vivere secolaresco , sia colle in» 
vidie codarde e colle gelosie di mestiere , che fe- 
cero guardare con segreta compiacenza, se non 
anche aiutar di una mano lo sterminio dei fratelli 
che faceano ombra , quando anzi avrebber dovuto 
invidiarli, se fossero stati meno ignoranti, meno 
profani, o meno vili; non si ottiene perchè un 
matto orgoglio nazionale ci ha inebriato per guisa, 
da pretendere che la Italia sia donna e reina delle 
nazioni , quando i fatti la mostrano appena degna 
di esserne ancella: quando quell'unica corona che 
le dava una verace preminenza , noi glieP abbiamo 
da forsennati strappata dai fronte , e la stiam da 
sacrileghi pestando coi piedi. 

Nella quale declinazione morale e religiosa della 
patria nostra ci par vedere sufficiente ragione e 
tiitolo più che giusto di quella oppressione dema- 
gogica di cui la maggioranza sedicentesi onesta è 
fatta vittima. Quanto alla minorità che opprime, 
essa fa certo con molto senno a infellonire, posto 
che l'altrui codardia gliene porge così bel destro ; 
ma non abbiam molta fretta per vederne il gasti- 
go, ne prenderemmo scandalo quand'anche no '1 



E LA MINORITÀ 121 

vedessimo in questo mondo. Noi siam di coloro 
che hanno tuttavia la debolezza di credere "al giu- 
dizio finale ed all' inferno. 



VII. 
DRITTO E DOVERE DI REPRESSIONE 



Armonia tra la libertà e 1' ordine. — Idee stravolte sulla re- 
pressione. — Apoteosi della insurrezione. Se è clemenza il 
non reprimere? — Conseguenze ruinose della tolleranza il- 
limitata. — Vario contegno di Pio IX, di Carlo Alberto e 
di Ferdinando. — Eccezione onorevole per Napoli. - Washing- 
ton e sua severità. — Relazioni tra la repressione morale 
e le materiali , — loro ragione inversa- — Aumento pro- 
gressivo nei mezzi della materiale. — Segreto per non usa- 
re la forza. — Vittime della forza legale e della faziosa. 
— La clemenza di Pio IX. 



L'accordo armonico del perfetto ordine pub- 
blico colla massima possibile libertà individuale, 
è il precipuo e più difficile problema che si pro- 
pone a salvare qualunque cerchi 1' ottima delle 
Costituzioni sociali. Vuole nondimeno osservarsi 
che quei due beni di ordine e di libertà, benché 
uguali nella importanza , noi sono nella dipenden- 
za dell' uno dall' altro ; e così s' intende bene 3 che 
si può e si dee circoscrivere la libertà per assi- 
curare T ordine , laddove nessuno vorrebbe mai 

9 



122 DRITTO E DOVERE 

mantenere la libertà col dispendio dell' ordine. E 
la ragione n' è apertissima , in quanto cioè senza 
questo , nessuna libertà potrebb' essere reale , con- 
servarsi e vigorire. Se ne interrogate la gente sen- 
sata, non ne porterete altra risposta che questa; 
e tra lo stato di assedio e le dittature o 1' anar- 
chia, ogni uom ragionevole si terrebbe al primo. 
Quello è un vivere benché tra ceppi , questa è 
un'agonia, una morte; e i ceppi sarebbero una 
grazia per V uomo sul cui capo pendesse la scure. 

Meglio i Croati che i Crociati , si è gridato 
nelle campagne e nelle città lombarde , scorraz- 
zate e devastate dalle bande del Garibaldi, ma si 
dirà non meno per tutta la Penisola, come si è 
cominciato a dire in Roma e in Toscana. Tanto 
è imperioso quell'istinto che al bisogno di vivere 
ci fa sacrificare ogni cosa ! 

Il perchè 1' ottima soluzione del problema so- 
ciale che dicemmo innanzi, sarebbe quella che 
rendesse più raro il caso del dovere sacrificare la 
libertà all'ordine, e trovasse modo che il sacrifi- 
zio sia meno intenso, e risguardi più pochi capi. 
Ma in ogni caso il sacrifizio si dee fare , il deco- 
ro , la prosperità, tutti insomma i beni morali e 
materiali che costituiscono il ben essere di un 
convitto civile. 

E vero; la repressione è uno scemamento di 
libertà negl'individui su cui si esercita; ma è ve- 
ro non meno che dove non ci ha altro mezzo a 
conservare un ordine costituito , essa è una esi- 



DI REPRESSIONE * 23 

genza essenziale della Società ; è un provvedimento 
reclamato da! suffragio universale; e dico ancora 
è un diritto che ha la Società stessa verso il Go- 
verno, e che non le può essere rifiutato senza su- 
prema ingiustizia. D' altra parte qualunque depo- 
sitario del potere , essendo costituito per la sa- 
lute pubblica , ha per precipuo dovere assicurare 
la Società da quel danno; e ricusandosi di farlo 
meriterà la nota or d'imbecille, or di traditore, 
ma sempre d' ingiusto. 

Nello scompiglio generale delle idee, in che 
ci ha gettato V anarchia intellettuale che ha appa- 
recchiata la civile , quel concetto sì semplice , sì 
naturale sul diritto e sul dovere della repressione 
è stato dimentico, discreduto, falsato, travolto 
spesso nel suo contrario. Coniata una nuova no- 
menclatura tutta all'uopo di chi dovea trarne pro- 
fìtto, si è chiamalo clemenza l'abbandonare un 
popolo ai palpiti, alle vergogne , alle sventure del- 
l'anarchia; ed al rispetto per la libertà individua- 
le di un pugno di oppressori , si sono immolati 
gl'interessi, la paor>, l'onore e parte ancora la 
vita dei milioni di oppressi. Un Principe per con- 
verso cui impose la coscienza e bastò il braccio a 
reprimere la demagogia, assicurando nella tranquil- 
lità e neil' ordine la prosperità civile del suo po- 
polo, fu messo in voce di despota, di tiranno, di 
Nerone, di Caligola, e non so che altri nomi de- 
voti all'anatema. Pubblici uffiziali e soldati ^ che 
fedeli ai loro giuri lasciavan la vita in adempimen- 



124 DRITTO E DOVERE 

to di sacri doveri, furori tradotti come sgherri e 
satelliti della tirannide, finirono illacrimati, e nel 
paese medesimo che avean salvo ne fa violata la 
tomba e la memoria insultata. Ma i facitori delle 
più sanguinose ribellioni se riuscirono nella prova , 
furono eroi ; se caddero , vennero salutati come 
martiri , e loro non mancò mai un servizio fune- 
bre e un panegirico ultrademocratico dal padre 
Ventura. 

Dove si osservi che qui non si tratta di que- 
sta o quella forma di governo, di questa o quella 
pretensi one.Ma senza aver mai riguardo ai moti- 
vi, l'ammirazione e il plauso si son tributati a 
chiunque ha avuto la baldanza di trarre in piazza 
per uccidere o farsi uccidere : questo è proprio il 
concetto che si è voluto santificare ! che si com- 
batta contro un Principe per una folle e selvaggia 
ostinatezza , come in Sicilia \ o che si combatta con- 
tro la Costituzione per avere democrazia, come in 
Napoli ed in Vienna; o che contro la democrazia 
pel socialismo come in Parigi , ciò monta poco : la 
massima è la stessa: Il principio d'insurrezione è 
sempre eroico, il principio che comprime è sempre 
tirannico. 

Riusciti così a fare l'apoteosi delle ri voi ture 
e del disordine, ci stupiremo che quello stato di 
eccezione e passeggiero, cominci a farsi per noi 
abituale e permanente? 

Dal tanto parlare in questo senso antimorale 
ed antievangelico , dal tanto dissimularsi la verità 



DI REPRESSIONE 125 

da chi avrebbe il debito di dirla 9 noi siara giunti 
a far quasi universale un errore che basterebbe 
esso solo a ricacciarci nelle tenebre della barba- 
rie, e che è bastato a sconvolgere ogni cosa in 
pochi mesi nella Penisola. I depositari del potere 
ci han mezzo creduto , o lo han finto per riscuotersi 
di note troppo invide , o per inebriarsi del vanto 
di una clemenza che sorpassarebbe la divina , la 
quale non è mai scompagnata dalla giustizia. La 
povera plebe ci ha creduto; e supponendo impos- 
sibile o tirannica la repressione , 1' ha resa in qual- 
che caso reale; e cacciata in mezzo alle vie sotto 
il moschetto e innanzi al cannone , le ha lasciate 
intrise di sangue e seminate di cadaveri. Starei per 
dire che anche la onesta gente ci ha creduto, 
quando ha partecipato alle adulazioni di codesta 
improvida moderanza, e non ha osato levare un 
grido che confortasse chi dovea difenderla. Dai qua- 
li errori han còito il frutto aspettato quelli che li 
han caldeggiati, avendone ottenuto il potere di 
scapestrare e imbaldanzire senza modo o misura. 
Ma se la ragione si offusca , se si fuorvia il 
discorso , se un pregiudizio dei più insulsi si eleva 
alla condizion di assioma, non avviene uè può av- 
venire altrettanto del Vangelo. Esso sta lì colle se- 
vere sue massime immoto , inflessibile , ed é però 
la sola fidata e sicura guida che abbian gH umani 
nel loro terrestre viaggio. Vedete quanto dee loro 
importare di conservarlosi intatto e independente 
dagli umani traviamenti ! 



126 DRITTO E DOVERE 

La fozar materiale è stata da Dio messa al ser- 
vigio del diritto ; e l'autorità non sine causa gla- 
dium portai : la causa, il perchè è la difesa del 
diritto, il quale è tra gli uomini un eco imperio- 
so della voce di Dio. Privare di quell'appoggio il 
diritto, è il medesimo che scatenare tutte le più 
nefande passioni , le quali non conoscono altro fre- 
no che la forza. Talmente che è la Società che ha 
il diritto di vedere represso il disordine ; e la pub- 
blica autorità non ha in questa parte che uno stret- 
to dovere : dovere sacro che costituisce la più tre- 
menda sua missione, ed al quale non può fallire 
senza dichiararsi codarda } ingiusta, fedifraga e tra- 
ditrice della condizione sotto cui solamente la So- 
cietà le obbedisce. Certo l'universale di un popolo 
compie i doveri di cittadino, rispetta la legge, 
porta i pesi non leggieri delle imposte e dei bal- 
zelli a questa precipua condizione di essere assicu- 
rato nell'esercizio dei suoi diritti. Che se , venuta 
l'ora del rischio, l'autorità per non parer disu- 
mana o per parere progressiva e tollerante, lo ab- 
bandona ; se il gendarme fraternizza coli' assassino; 
sé il Consiglio di Stato se la intende col club cen- 
trale, se in somma il Governo è complice della 
demagogia , ogni onest' uomo si vedrà alla tremen- 
da alternativa o di sommettersi alla tirannide, co- 
me è successo nella Italia superiore, o di lottare 
corpo a corpo coli' aggressione e colla rivolta. Al- 
lora io chieggo : in che differisce questa condizione 
da quella del barbaro e del selvaggio ? 



DI REPRESSIONE 127 

Un Governo che sospinga a tali estremi i go- 
vernati s'inganna bene all'ingrosso, se crede di 
conservarsi per questo mezso. Esso dichiarandosi 
incapace della precipua sua missione , reca in for- 
se il suo diritto j nel fatto poi troverà la morte 
nelle mani stesse della rivolta verso cui si volle 
mostrare tollerante e clemente. 

Oh! guardate! scriveva non ha guari un forte 
ingegno ; la Società è alle prese con selvaggi della 
più trista generazione, sbucati non dalle foreste, 
ma dal fango di uua civiltà corrotta e corrompi- 
trice! Con essi non si tratta di dottrine politiche 
e religiose, di tale o tale altra forma di Governo: 
non si tratta di sapere se saremo monarchici o re- 
pubblicani ; cattolici, protestanti o ebrei. La qui- 
stione è questa; resteremo noi uomini o divente- 
remo bestie? vai quanto dire conserveremo noi per 
noi, pei nostri figli il diritto di avere un'anima, 
uu pensiero, una coscienza indipendente? conser- 
veremo noi il diritto di disporre della nostra per- 
sona , del frutto delle fatiche nostre e de' nostri 
maggiori? ovveramente saremo delle macchine , de- 
gli automi governati dalla verga del Dio Stato , com- 
messa alle mani dei demagoghi Mazzini, degli atei 
Proudhon e dei loro consorti? E non saremo pro- 
priamente a questo, quando lo Stato avrà assor- 
bito tutto , facendosi pedagogo , maestro , industria- 
le, artefice ed artista, come fa il portatore di let- 
tere ed il fabbricante di tabacchi? Il diritto al 
travaglio, il diritto all'assistenza non importa prò- 



128 DRITTO E DOVERE 

priamente questo? e come potrebbe uno Stato oc- 
cupare tutte le braccia, provvedere a tutti i biso- 
gni, se non ha la libera disposizione di tutte le 
persone e di tutte le fortune? Una Società costituita 
a questa maniera sarebbe egli altro che un branco 
di pecore? 

All' aspetto di una quistione sulla vita e sulla 
morte delia Società, fa nausea e dispetto l'inten- 
dere gli encomi della moderanza e della clemenza 
verso chi c'insidia ogni bene umano e divino : fino 
la esistenza civile ! A sentire codesta nuova specie 
di pubblicisti, gli spedienti vigorosi, l'uso della 
forza, il ricorso alle armi debbono lasciarsi ai fa- 
ziosi. Così quei mezzi , efficacissimi per rovesciare 
un Governo onesto , ci sono per nulla a rialzarlo 
o a rovesciarne un iniquo. Gli uomini pacifici deb- 
bono confidarsi nella giustizia della loro causa, 
nella forza mofale a*el diritto, e soprattutto nella 
Provvidenza^ quasi che non si fosse mai vista la 
giustizia oppressa ed il diritto calpesto ; e quasi la 
Provvidenza negli aiuti che ci promette, escluden- 
done il nostro concorso, avesse apparecchiato un 
pretesto alla nostra inerzia. 

E son davvero quelle dottrine comodissime 
per la codardia che le inventa e per la demagogia 
che ne profitta ! ma esse hanno il piccolo incon- 
veniente di fare di un popolo battezzato una be- 
stia da soma, abbandonato senza schermo a tutti 
gli ambiziosi che san meglio servirsene a proprio 
guadagno. 



DI REPRESSIONE 129 

Si consideri la verità della teoria nel pratico 
dei fatti che abbiam sott' occhio. 

Allorché l'onesto e universal desiderio di ri- 
forme civili, secondato generosamente dai Principi, 
degenerò in opera di partito, i tre precipui Stati 
della Penisola si trovarono in diverse condizioni, e 
presero diverso atteggiamento. Pio IX non avea for- 
ze, e non potè però ricorrere a quel mezzo ; Cario 
Alberto l'avevi, avrebbe potuto, ma non volle o 
non seppe adoperarlo 5 Ferdinando lo potè , lo volle 
e lo seppe. 

Il Pontefice adunque che in difetto delle armi 
volle apparecchiarsi un appoggio fidatissimo nei be- 
nefìzi e neh" amore dei suoi popoli, vedutelo venir 
meno , non potea ai suoi diritti e alla sua dignità 
provvedere meglio di quel che ha fatto. La tiran- 
nide democratica ne dovea essere l'effetto, e n' è 
stato, traendosi dietro il corteggio della intolleran- 
za religiosa, degli spogliamene , delle proscrizioni 
e del terrore. Ma per quell' infelice paese la salute 
non istà che Leila forza : una intervenzione stranie- 
ra è imposta dagF interessi della Chiesa, del Catto- 
licismo, della umanità ed è suggerita alla stess'ora 
al Pontefice dallo estremo a che si trovano i suoi 
popoli, che avviliti, abbiosciati ed oppressi gli sten- 
dono lagrimosi le mani. 

Il Carignano avea le armi, e avrebbe certo 
potuto adoprade: forse saria bastato il sol mostrar 
di volerlo; e ci avvisiamo che il suo esercito avria 
fatto miglior pruova in difendere le libertà citta di- 



130 DBITTO E DOV'IRE 

ne, che non nella guerra malaugurata coli' Austria. 
Egli non ci volea più che imporre di ritirarsi ai 
faziosi che imperiavano nella Camera torinese, per- 
chè il posto usurpato da un partito fosse occupato 
da una Camera veramente nazionale, e forte del 
suffragio non di quindicimila elettori, ma di un mi- 
lione di cittadini, quanti ne contano le dodici cen- 
tinaia di migliaia di famiglie negli Siati sardi. Il 
non aver fatto questo, Tessersi lasciato portare 
dal grido delle piazze, e dalle pretensioni dei clubs, 
a lui ed al suo paese ha fatto pagar troppo caro 
il titolo di pater patriae onde l'ipocrita adulazione 
salutavate. Le migliaia di vite mietute sui campi di 
Custozza e sotto le mura di Verona ; il pubblico 
erario espilato e che dovrà rimpinguarsi dalle pri- 
vate fortune; lo scandalo di una persecuzione re- 
ligiosa sotto unJRrincipe cattolico 5 le diatribe anti- 
papali che siyétan facendo nelle Camere torinesi; 
diatribe di cui oggi vergognerebbero la dieta di 
Francfort e l'Assemblea di Parigi, e che alla etero- 
dossia ereticale e comunistica aggiungono lo schifo- 
so ed il ridicolo della più codarda ipocrisia; lo 
scadimento morale, conseguenza di quella persecu- 
zione, 1* oppressura sotto cui geme la vera nazione, 
la maggioranza degli onesti cittadini; ma soprattutto 
la immensa responsabilità innanzi a Dio e innanzi 
agli uomini, ecco i frutti che sta cogliendo il Pie- 
monte dalla maravigliosa e tutta filantropica tolle- 
ranza nel non avere imposto silenzio a un branco 
di scolari discoli e di avvocati falliti che, stravolti 



DI REPRESSIONE 131 

il cervello dai fuorusciti reduci e dai comunisti 
francesi, strillavano da energumeni per le contrade. 
Ma meglio si vedrà nella conclusione : quando o 
l'esercito baleni , o il partito sia in grado di non 
temerlo, la democrazia pura è apparecchiata; e 
Carlo Alberto avrà a gran mercè tornarsi alla con- 
dizione di Duca tra i gioghi pittoreschi della Savoia. 

Quello che il Pontefice non potè, che il Cari- 
guano non seppe o non volle, potè, seppe e volle 
farlo il Borbone. E con ciò solo salvò a sé i suoi 
diritti ed il suo decoro ; ma che più monta, salvò 
il suo paese dai danni e dalle vergogne dell'anar- 
chia o della demagogia, con una fortunata eccezione, 
che formerà la pagina più bella dalla storia napo- 
litana. Se nella Penisola ci ha Stato dove il siste- 
ma rappi esentati vo dà speranza di allignare, è ap- 
punto Napoli. E allignerà e darà i suoi frutti se gli 
onesti, che son quasi tutti , deposti i sospetti e le 
ombre , si risolvano a stender la mano alla cosa 
pubblica nelP uso del suffragio per le elezioni ; se 
il Governo vorrà deporre quelle incertezze , che 
tuttavia ne rendono meno efficace 1' azione e saprà 
più e meglio giovarsi delle vie morali. Le mezze 
misure che stanno da qualche secolo sconvolgendo 
il mondo, potrebbero far portare a Napoli tutta la 
odiosità di aver voluto reprimere, senza cogliere il 
frutto eli averlo fatto. 

Per ora al buon senso di quel paese ed alla 
lealtà e religione non ipocrita di quel Principe , la 
Provvidenza apparecchiava un premio, che può bea 



132 DRITTO E DOVERE 

compensarli di tutte le calunnie ed invettiva sca- 
gliate dalla demagogia disperata. Se la Italia non 
ebbe l' onta che il Pontefice dovesse cercare asilo 
in terra forestiera, lo deve all'ordine civile serbato 
in Napoli. Quell' ospite illustre , invidiato a Gaeta 
dal mondo tutto, al cuore ferito dalla sconoscenza 
dei suoi soggetti avrà trovato, ne siam certi, un 
balsamo nella riverenza illimitata e nelle sollicitu- 
dini amorevoli , onde Principe e popolo seppero 
circondarlo. No! non fu Roma che fé grandi i Pon- 
tefici ! furono i Pontefici che ogni grandezza die- 
dero a Roma. Tramtìhtatoae 1' astro del Vaticano , 
noi sui sette colli non veggiamo che tenebre; la 
già reina del mondo è una spelonca di ladri, pre- 
sto sarà una cloaca di sozzure, faccia Dio, che non 
divenga un lago di sangue ! L' astro del Vaticano 
ha dorato deysuoi splendori una piccola terricciuo- 
la che non^epiù là minima della città ; in lei son 
conversi gli occhi desiosi di tutta la terra; ed es- 
sa è il centro, e la metropoli della più vasta fami- 
glia, della sola santa tra quante mai se ne assem- 
brarono sotto le stelle. Che se alle armi napoleta- 
ne fìa dato di rimettere il nono Pio accanto alla 
tomba degli Apostoli , ne avranno premio la rico- 
noscenza della cattolicità tutta quanta; anzi più del- 
la Italia stessa, a cui sarà l'opera scellerata e sa- 
crilega men vergognosa, se in se medesima, in uno 
suo popolo , in un suo Principe saprà trovare vi- 
gor bastante a disfarla. 

Con sotto gli occhi somiglianti fatti sarebbe 



DI REPRESSIONE 133 

tempo che gli uomini di Stato nella Italia si disin- 
gannassero di questo errore invalso troppo tra noi ; 
la repressione non addirsi a tempi civili ed in Go- 
verni liberi, quando anzi nessuna libertà, nessuna 
civiltà potria conservarsi senza quella. Wasington 
fondò la libertà politica e la indipendenza nazio- 
nale della sua patria, e potrebbe considerarsi co- 
me il modello di un capo di repubblica demo- 
cratica. Nondimeno si studii la sua vita, si metta- 
no in esame i suoi fatti, i suoi pensieri, le sue 
parole : non ci si troverà la menoma orma di co- 
desta debole condiscendenza alle pretensioni delle 
piazze , la quale sta formando la divisa del nuovo 
sistema introdotto nella Italia superiore. Egli con- 
vinto profondamente che in qualunque ordinamento 
sociale non si governa mai dal basso in alto, men- 
tre da una parte non varcò di un capello i diritti 
del potere, ne fu dall'altro si fermo assertore e 
vindice così severo , che più non avria potuto in 
uno Stato antico, monarchico o aristocratico. 

Or qual privilegio conferito al nostro tempo 
e al nostro paese ci potea ispirar fiducia in un si- 
stema di concessioni perpetue e di morbidezze inau- 
dite? non avremmo anzi dovuto scorgere nel nostro 
tempo e nel nostro paese un bisogno novello di 
accorciare la briglia, appunto perchè la istituzione 
di più larghi ordini può più agevolmente degene- 
rare in licenza ! 

Supposto che un elemento ribellante sia e 
debba essere nella Società per condizion di natura, 



134 DRITTO E DOVERE 

voi > se non volete rassegnarvi a servirlo, avete 
uopo d'impedirne o almeno (permettetemi Ja pa- 
rola) di neutralizzarne V azione. A questo effetto 
non ci ha forza che la materiale. Gli è verissimo 
che quella è più nobile di questa ; ma gli è vero 
non meno che ove i mezzi morali illanguidiscono 
o mancano, debbono essere sustituiti in debita pro- 
porzione dai materiali. 

Lo scadimento religioso nei popoli moderni ha 
grandemente sgagliardita quella specie di nobilis- 
sima repressione morale che, esercitata dagl'indi- 
vidui sulle proprie propensioni , gli contiene tra i 
limiti del dovere, e fa che i mezzi coattivi non si 
adoperino che raro e pochissimo. Nelle grandi me- 
tropoli soprattutto quel baluardo della morale è 
reso quasi nullo nelle classi infime, alle quali man- 
cano eziandio i fragili presidii di una educazione 
forbita e degli umani riguardi. I veri religiosi che 
sono il fondamento della morale o non sapuli o 
non creduti; il clero, che n' è il maestro al po- 
polo, si è visto screditato e stremato di quella 
influenza che i laici gli hanno invidiata e rapita 
per farne essi monopolio, esercitandola renosa- 
mente nei clubs e nei giornali. Lo spettacolo del- 
l'eroismo cristiano che il chiostro dava di sé, e 
che era si potente stimolo , almeno si efficace con- 
trappeso allo scandolo sugli animi della moltitudine, 
quello spettacolo, dico, calunniato, volto in deriso, 
schernito, calpesto: le famiglie claustrali di opere 
più efficaci, di vita specchiata e di morale più 



DI REPRESSIONE. 135 

pura, sona state schiantate con un'avventatezza 
da fanciulli e con un furore da paterini. A queste 
negazioni aggiungete gli stimoli positivi delle arrin- 
ghe popolari, della stampa periodica, infaticabile 
a recare in dubbio i veri men contrastati, a falsare 
le idee più semplici, ad irritare le passioni più 
ardenti , e poi sappiatemi dire , se vi possa essére 
pretensione più ridicola di questa , che cioè la squi- 
sita civiltà moderna ha resi condannevoli e dichia- 
rati inumani i mezzi di repressione. 

Ma i nostri fatti, comandati dalle circostanze, 
parlan più chiaro e sono più sinceri delle orgogliose 
nostre parole ; e i posteri , crediamo , vorranno 
piuttosto a quelli attenersi che a queste. 

Se il futuro sarà come il passato, per ogni 
casa gesuitica o liguorina che avete chiusa , per 
ogni convento di Suore della Carità o di Damo 
•del sacro Cuore che avete distrutto, affretatevi ad 
apparecchiare quattro o cinque stabilimenti di forza, 
Una caserma fortificata, qualche nuova prigione e 
due o tre depositi di mendicità; né sarà inutile 
aggiungere qualche sala allo spedale e una dozzina 
di nutrici per gli esposti. Quanto a cangiare i con- 
venti in caserme si è cominciato. 

E singolarmente notevole, che noi mentre ne- 
ghiamo il bisogno della repressione o lo diciamo 
scemato, grazie ai progressi civili, nel fatto poi io 
confermiamo, multiplicandone strettamente i mezzi. 
Che se venutone il tempo , questi non si usano, le 
convulsioni sociali in che precipitiamo, sono nuovo 
argomento di quel bisogno medesimo. 



136 DRITTO E DOVERE 

Fu già osservato da qualcuno, che quella ra- 
gione inversa tra la morale e la materiale repres- 
sione può rassomigliarsi a due termometri o baro- 
metri, per una legge arcana legati per guisa, che 
quanto il fluido s'innalza nella colonna dell'uno, 
e tanto si abbassa in quella dell'altro. E percioc- 
ché da tre secoli, insieme coli' insegnamento e colla 
pratica della religione, la repressione morale è ve- 
nuta scendendo di mano in mano fino a quella de- 
bolezza che osserviamo al presente , i mezzi coat- 
tivi sono venuti crescendo colla medesima propor- 
zione -, e siamo a termine da parer difficile il pen- 
sare qualcosa di nuovo in questo genere. 

Gli eserciti permanenti, cominciati a mantenersi 
in Francia sotto Filippo Augusto, si fecero un bi- 
sogno in Italia dopo il seicento, come prima i no- 
stri popoli cominciarono a respirare qualche aura 
di anarchia intellettuale loro soffiata dall'aquillone.- 
Ma presto si trovò che le baionette non bastavano, 
ed i Governi dovettero moltiplicarsi gli occhi, ve- 
stendo come un manto di Argo nelle Polizie onde 
si circondarono. Contro la Polizia si è gridato a più 
non posso da quei soprattutto che n'erano scomo- 
dati ; ma colle necessità sociali non si potendo tran- 
sigere, si è capitolato dei nomi, delle divise, di 
un Ministero si è fatta una Direzione , il gendarme 
si è chiamato guardia di sicurezza , il rosso si è 
cangiato in giallo ; tutti ottimi ripieghi 3 ma il manto 
di Argo sta 2ì , e sfido qualunque Governo che vo- 
glia vivere, a spogliarlosi anche per un sol giorno. 



DI REPRESSIONE 137 

L'ultima scossa che ebbe la religione nei cadere 
del passato e nel cominciamento di questo secolo, 
fece che i Governi , benché con eserciti permanenti 
e con Polizie oculatissime, si trovarono impotenti 
ad assicurare la vita della Società , ed invocarono 
il braccio dei pacifici cittadini istituendo le Guardie 
civiche o nazionali. Il quale maraviglioso progresso 
dell'età moderna , tradotto in buon vulgare, signi- 
fica che ogni cittadino dee stare innanzi alla porta 
della sua casa con in mano la baionetta e nell'altra 
il fucile , a difendersi la propria vita , le proprie 
donne e le proprie sostanze. Dovremmo essere trop- 
po sori per non ci accorgere , che questo è quasi 
un regresso alla barbarie , uno stato poco meno che 
di selvaggio. 

Tolga Dio che io non pregi le armi cittadine -, 
che io non vegga quanta riconoscenza lor debbano 
alcune città della Italia e della Francia, salvate per 
esse dall'anarchia. Dico solamente che il nuovo bi- 
sogno di averle, ci è indice infallibile di un nuovo 
mezzo di repressione materiale, reso necessario dal 
sempre più scader che facciamo nella onestà e nella 
religione. Nei momenti di civili agitazioni è bello 
sapere che le migliaia di cittadini vegliano sotto le 
armi presti a dar la vita per la salute pubblica; 
ma pensiamo che sarebbe assai più bello , se quei 
momenti di agitazione non venissero, se quelle mi- 
gliaia di cittadini senza far palpitare le spose, le 
figliuole e le sorelle, si potessero restare nel do- 
mestico tetto ad attendere alle proprie faccende, 

10 



138 DRITTO E DOVERE 

riposando la salute pubblica sotto la salvaguardia 
della moralità universale. 

Le armi cittadine e le Polizie poteano avere 
almen l' affato di rendere inutili gli eserciti perma- 
nenti sgravando il pubblico erario di un enorme 
peso, ed il popolo d'un servigio non desiderato, 
dove il pan del soldato non è un bisogno. Ài più 
si sarebber potute mantenere per un' altitudine 
d'imponenza da conservarsi pel di fuori. Ma novel- 
lamente le armate si sono rese indispensabili alla 
tranquillità delle città , non se ne potrebbero allon- 
tanar senza rischio 5 ed all'antica arte guerresca si 
è dovuto aggiungere un trattato sulla battaglia delle 
contrade , e sul far la breccia alle barricate. 

Dove si osservi che gli eserciti, reclutati co- 
munemente nelle campagne, si trovano acconci a 
compiere questo pietoso uffizio di sostenere le guar- 
die nazionali a tutelare l'ordine, dove queste non 
frater ni zzino, colla rivolta, e a combatterle se fra- 
ternizzino, si trovano, dico, acconci a quest'uffi- 
zio, perchè nell'aperto aer campestre, in quella 
vita tranquilla e nella quasi perenne dipendenza da 
Dio, conservano meno corrotti i principii di reli- 
gione, di morale e di ordine. Ma quando la can- 
crena si sarà propagata infino ad essi , quando ogni 
contadino , e però quasi ogni soldato sarà sociali- 
sta , come il colto operaio della città, allora suo- 
nerebbe l'ora della dissoluzione e del caos sociale. 
£ ciò dimostra che nel mondo cristiano una società 
non può vivere appoggiata unicamente sulla forza 



DI REPRESSIONE 139 

materiale, ed è uopo che quella vita precaria venga 
una volta alla morte. Ma fin che non si giunga a 
quell'estremo , si vive come si può il meglio; e la 
forza materiale che dev'essere il suo flagello, può 
solo e dee servire temporaneamente alla sua con- 
servazione. 

In queste condizioni la demagogia non potendo 
ottenere che si annullassero quei mezzi coattivi, 
dai quali essa avrebbe saputo trarre miglior parti- 
lo , si volse a pretendere che non si dovessero a- 
doperare; e lo prelese a nome della carità e della 
fratellanza , colle ipocrite adulazioni della clemenza 
e colle diatribe furiose contro qualunque uso di 
repressione. Con questi mezzi riuscì ad ottenere da 
qualche governo una tacita o espressa professione 
che non si dovrebbe usar la forza, quasi una pro- 
messa che non si sarebbe usata. Non ci volle altro 
che questo, perchè i mezzi coattivi già preparati 
perdessero ogni morale imponenza, e perchè sì 
venisse alla estrema necessità di doverli usare dav- 
vero per loro restituirla. 

Il vero mezzo che abbia un Governo per non 
usare la forza è la ferma risolutezza nel professarsi 
parato ad usarla. Solo così potete sperare che la 
minorità rivoltosa dietreggi innanzi al dono che si- 
curamente l'attende. Ma detto una volta che i fra- 
telli non faran violenza ai fratelli, le vostre bombe 
e le vostre baionette non avranno maggior costrutto 
che le bolle di sapone, o le canne onde si baloc- 
cano i fanciulli. Per rendere a quelle armi il ere- 



140 DRITTO E DOVERE 

dito dovrete fulminare e ferire davvero. Ricusan- 
dovi a questo voi apparecchiate il trionfo ad una 
violenza di diverso genere. 

La legittima forza dell' autorità differisce in 
questo dalla illegittima del delitto, che la prima 
dal venire in atto una volta , per la imponenza che 
spiega, risparmia a sé il debito doloroso ed alla 
società il danno di venirvi le cento ; laddove la 
seconda dal venire in atto impunemente una volta, 
per la baldanza che acquista , prende sicurtà di 
venirvi le cento e le mille. Se dovessimo assegnare 
un'altra differenza, diremmo che la repressione le- 
gale si esercita sempre contro un reo, in quanto 
è reo Tatto medesimo dì provocarla; ma la forza 
del delitto si esercita quasi sempre sull'innocente, 
e sempre senza diritto. 

Come pertanto avrà a definirsi codesta carità 
ipocrita, codesta filantropia melensa , codesta cle- 
menza ridicola, che pretende i mezzi coattivi non 
addirsi al fiore di umanità e gentilezza che è il 
nostro secolo? come avrà a definirsi codesta mitezza 
iniqua , che abbandona i popoli ai furor di un par- 
tito , e orgogliosa della sua popolarità si compiace 
che di sangue cittadino sia vergine il suo ferro , 
mentre vi gavazza il pugnale dell'assassino? 

Le giornate di maggio in Napoli, quelle di 
giugno in Parigi furono spaventevoli : ma chi po- 
tria prevedere a quali eccessi si saria venuto, se 
si fossero lasciati prevalere i demagoghi e i socia- 
listi? Il tempo del terrore in Francia spense ini- 



DI REPRESSIONE 141 

quamente quasi un milione di vite ', a qualche pro- 
vincia italiana non delle più popolose Y anarchia sta 
costando qualche centinaio di assassinii per ciascun 
mese. Ogni animo cristiano compianse il sangue 
versato sulla Senna e sul Sebeto; ma il tanto più 
copioso delle vittime cui l' anarchia immola al buio 
ed al chiaro 5 questo sangue, dico, non è certo 
acqua, e meriterebbe anch'esso qualche conside^ 
razione. Sopratutto, e già lo dissi, che innanzi ad 
una legittima forza non può eadere che chi è in 
atto flagrante di fellonia, e colla provocazione pone 
un titolo troppo giusto della sua caduta. Ma sotto 
i pugnali demagogici cadono ad uno, a due, e a 
tre i pacifici cittadini, i padri di famiglia, i più 
onesti della città, ed alle vedove ed ai pupilli è 
stato perfino conleso versare una lagrima sui cari 
loro uccisi, o posare un fiore sui loro sepolcri. 

Le cento vite spente in Napoli ed in Parigi 
cessarono felicemente il bisogno di spegnerne un' 
altra cola ; ma i cento assassinii , impuniti per ef- 
fetto della tolleranza civile, danno animo e spianan 
la via a consumarne i cento altri ed i mille. 

E questo per non dire che del solo sangue ver- 
sato. Ma il calice amarissimo che sta sorbendo la 
povera Italia a sorso a sorso, calice di sventure 
religiose, morali, pubbliche, domestiche, econo- 
miche , industriali , tutta in somma questa illiade di 
mali che stiam divorando , e che lasceremo in do- 
lososa eredità ai nostri nipoti, tutta mette capo e, 
radice in una tempestiva e forte repressione man- 



142 



DRITTO E DOVERE 



cata; mancata per questa massima non saprei dire 
se più assurda o più iniqua, che i mezzi violenti 
non son del tempo, e che i fratelli non debbon 
far forza ai fratelli. 

Noi ci guarderemo bene dal disapprovare an- 
che [menomamente la clemenza del nono Pio; noi 
medesimi facemmo plauso all'amnistia , e sappiamo 
che i consigli non si debbono giudicare dagli even- 
ti: quanto è stata più portentosa la sconoscenza , 
tanto era meno possibile a prevedersi. Ma dopo i 
fatti veggono anche i ciechi, che se Galletti fosse re- 
stato in galera ove trovavasi, se Mamiani e Sler- 
bini fossero restati in esilio, V Italia avrebbe rispar- 
miato due terzi delle sue sventure. La libertà di 
un doppiamente traditore e fellone, la lontananza 
dalla patria dì due figli snaturati non erano prezzo 
troppo caro pel decoro e per la salute di una na- 
zione. 

Noi, per manco di pratica, non sappiamo se 
e quanto in politica ci possano essere ingiustizie 
utili. Se ce ne sono, come insegna il Machiavelli, 
questa del comperarsi un'aura popolare colla con- 
nivenza alla rivolta non è certo nel numero delle 
utili. Un Governo che lascia opprimere una mag- 
gioranza onesta , da cui non teme, per guadagnarsi 
una minorità scellerata che fa paura, riesce senza 
fallo ad esserne maladetto ed esecrato da tutti. 
L' abbandono della giustizia lo rende iniquo, e però 
ragionevolmente inviso ai buoni: il farsi complice 
della violenza per ambizione o paura io chiarisce 



DI REPRESSIONE 143 

imbecille , e chi profitta di quella debolezza avrà 
miglior destro per disfarsene. Questa è la teoria: 
volgete un occhio sull'Arno e sulla Dora , e ne ve- 
drete l'applicazione nei fatti. 




CONCLUSIONE 



P, 



romisi che Io svolgimento delle sette parole 
discorse fin qui sarebbe stato una probabile rispo- 
sta alla doppia inchiesta mossa fin da principio: 
dove siamo? dove andiamo? Sarò riuscito a tenere 
quella promessa? lo credo: Io spero almeno. Cer- 
to non sarà mancato per soverchio riserbo di dire 
delle verità,, che per essere semplici e naturali 
stanno in cuore a quanti sono Italiani sensati ed 
onesti; ma che sventuratamente non si sentono 
proclamate da veruno. Senza entrare nelle ragioni 
di codesto riserbo che potrebb' essere scusabile, 
noi crediamo di aver fatto servigio air Italia se non 
nel dir cose nuove, almeno nel dir cose franche; 
e tanto è lungi che le parole dette possano non 



CONCLUSIONE, 145 

parer libere , che io temo forte non siano per es- 
sere accusate siccome indiscrete ed ardite. 

Per quanto nondimeno la risposta a quelle in- 
chieste sia stata avvertita, sarà pregio dell'opera 
per conclusione formolarla iti termini più precisi. 

Dove siamo adunque? Siamo parte sotto la 
pressura, parte sull'orlo della tirannide demago- 
gica; e questa condizione ci è slata creata dallo 
aver falsato i quattro giusti ed onesti concetti di 
libertà civile, di confederazione italica, d' indipen- 
denza nazionale e di tendenza religiosa, 11 movi- 
mento nella Penisola ebbe efficacia perchè fu quasi 
universale: fu universale perchè la maggioranza 
mirò ai lati onesti di quei concetti: e solo cosi 
ebbe l'appoggio ed il concorso dei Principi e dei 
Pontefice. Ottenuto il primo successo per una ri- 
voluzione pacifica, un partito fanatico e furioso 
travolse quelle giuste idee e si adoperò a sospin- 
gerci alla democrazia, alla unità, alla guerra col- 
V Austria , ad un conato eterodosso. I quali attentati 
sortirono in gran parte il loro effetto per l'abuso 
che si fece del genio di un gran Pontefice, non 
inteso da molti buoni e falsato da pochi tristi. Non 
ci saria stato per salvarci che il concorso alacre 
della maggioranza , e una vigorosa repressione dal- 
la paile dei Governi costituzionali; ma quella man- 
cò per tutto; questa nella parte maggiore della 
Italia. Non pure adunque riconoscemmo pienamen- 
te la coudizione in che ci troviamo; ina ne potem- 
mo altresì assegnar le cagioni. 



146 CONCLUSIONE. 

Dove andiamo? ardua inchiesta è questa se- 
conda , innanzi a cui ogni acume , ogni sperienza 
dovria smarrire! nondimeno Io stato presente può 
suggerirci alcune probabilità -, e sarà utile il rac- 
coglierle, almeno perchè una discreta antiveggenza 
«elle speranze e nei timori che ci circondano, pos- 
sa segnare una via di azione a qualunque non si 
creda poter provvedere a* casi suoi col non far 
niente. 

Ma mi si conceda di Universaleggiare le pro- 
babilità sulla Italia, considerandole intrecciate con 
quelle che sembrano maturarsi per tutta Europa. 

Stimiamo che la Società cristiana , da tre se- 
coli fuorviala dall' iudirizzo avuto dalla Provviden- 
za , sia vicina a rientrare nel male abbandonato suo 
cammino. Se ciò è vero , le moderne agitazioni eu- 
ropee non sarebbero che foriere di quel felice 
riordinamento. 

11 cristiano incivilimento di tutta intera la uma- 
na famiglia è certo un effetto a compiersi innanzi 
che questo dramma mondiale riceva il suo compi- 
mento. Anzi questo effetto vuol considerarsi non 
solo come compreso forse per ultimo negli ordini 
del tempo, ma come primo, come sovrano nelle 
intenzioni dell'ordinatore supremo. Ora la religio- 
ne e la civiltà, non potendo germinare come pian- 
ta indigena e spontanea in nessuna terra , di ne- 
cessità un popolo cristiano^ civile deve cristianeg- 
giare e incivilire un popolo barbaro e senza fede. 
All'Europa duuque, non ad altri che all'Europa, 



CONCLUSIONE. 147 

essa sola cristiana e civile, era commesso questo 
carico prezioso : questa era la sua sovrana missione. 
Finché durò il lavorio della cultura europea 
nel medio evo, l'opera fu parziale, esclusiva del- 
la Chiesa , la Società non vi prese che pòca parte. 
Ma compiutasi quella grande opera nel secolo quiu- 
decimo e fatta adulta l'Europa, ci si gettò con 
un'alacrità portentosa. Dalle prime scoperte del 
Colombo fino al giro del Globo compiuto la prima 
volta dal Magellano non passarono che ventinove 
anni; e quei meno di sei lustri bastarono a fare 
in questa parte quanto non sapremmo far noi in 
sessanta. Si approdava alle terre barbariche a nome 
di Cristo e del suo Vicario; a nome di Cristo se 
ne prendeva il possesso, e si professava di mirare 
principalmente in quelle imprese a farlo conoscere 
ed adorare. La prora conquistatrice del Genovese 
benedetta con un sacro rito, appellala da un nome 
santo, mentre solcava così ardita gì' ignoti Oceani, 
risuonava della preghiera comune dell'ammiraglio, 
del soldato, del marinaro. Messo pie su di una ter- 
ra sconosciuta , la prima parola era un'azione di 
grazie, il primo atto piantarvi una croce, il primo 
annunzio ai selvaggi, che accorrevano stupefatti, 
era la buona novella dell' Evangelio. Quanto ci ha 
di cristianesimo e di civiltà nelle Americhe soprat- 
to Australe, sulla costa di Bombay, nella penisola 
di Malacca, nelle Filippine, tutto si deve a quel 
primo slancio dell'Europa colta e cristiana, che 
conquistava meno per se che pel Nazzareno. Se 



i48 conclusione. 

si fosse camminato di quel passo, anzi con quell'in- 
cremento di forze indivisibile dai moti spontanei, 
crediamo forse che ci sarebbero tuttavia quattro 
quinti della umana famiglia gementi nella barba- 
rie? Ci pare anzi che quasi tutto il mondo sareb- 
be cristiano e civile. E l'Europa avrebbe avuto un 
campo da spiegarvi le vitali sue forze, ricevendo- 
ne in compenso meglio che miniere, traffichi e 
dominii , la benedizione dal Cielo e la riconoscen- 
za di tulio un mondo. 

La rivoluzione religiosa , scoppiata quasi all'ora 
stessa nelPAlemagna , nella Elvezia \ nella Fi ancia 
e nella Inghilterra, arreslò quasi al tutto quel mo- 
vimento in quei paesi , e impedì che la Spagna e 
il Portogallo vi facessero quelle prove che vi avreb- 
bon potuto. I Governi minati dall' anarchia , ebbe» 
ro a gran mercè conservare quel che avevauo in 
Europa; ma per conservarlo fecero proprio quello 
che ne affrettò la ruina. Per ischivare i danni della 
riforma, essi ne abbracciarono e ne praticarono la 
massima principale nella politica; ed all'interesse 
di Stalo ogni cosa dovette obbedire, non esclusa 
la giustizia, la equità, la coscienza. Arrigo e Li- 
sabetta martoriavano e squartavano cattolici sul Ta- 
migi : gl'imperadori protettori delia Chiesa, sotto 
specie di difenderla, ne violavano i diritti piò san- 
ti , e se ne valevano a strumento di cupa politica; 
i cristianissimi re di Francia e figli primogeniti del- 
la Chiesa cattolica, chiamavano e pagavano il Tur- 
co, perchè investisse i cristiani^ e si confederavano 



CONCLUSIONE. 149 

con ogni feccia di eretici per combattere le ambi- 
zioni spagnuole e le esigenze imperiali. 

Si andava intanto dagli europei nei paesi bar- 
barici; ma ci andava la feccia dei popoli a rapi- 
narne un oro innaffiato di lagrime e di sangue, e 
a darne in contraccambio malori schifosi , vizi sco- 
nosciuti, tutti i raffinamenti di una corruzione istrui- 
ta. L'Europa abbandonò l'opera di combattere la 
barbarie di fuori; forse è appunto per questo che 
essa vede ripullular la barbarie nel proprio seno ! 

La politica machiavellesca dell'assolutismo, il 
fanatismo religioso della eterodossia sono state le 
due piaghe che hanno lacerata e indebolita l'Eu- 
ropa di dentro , rendendola inabile alla sovrana sua 
missione al di fuori. 

La sola Inghilterra seguitò quella via , ma per 
lei non era una missione incivilitrice : era una spe- 
culazione di traffico, un maneggio d'ingrandimen- 
to, in quanto essa non potea dare ad altrui quel- 
lo che aveva perduto per sé. Essa non è riuscita 
che a portare in Europa la mollezza asiatica , e 
regalare all' Asia la corruzione europea ;se pur non 
vogliate contar per guadagno gl'idoli meglio for- 
biti che van da Londra a decorare i Pagodi tra 
l'Indo e il Gange, o gl'immensi carichi d'oppio 
che portano al già torpido Cinese il capogirlo , l'ub- 
briachezza e la morte. 

Se il nostro vedere non erra, forse il tempo 
di ripigliare la male abbandonata sua via è giunto 
per l'Europa. Certo gli elementi che causarono 



150 CONCLUSIONE* 

quella infelice deviazione sta*» cadendo, come i 
cenci di un abito logoro che mal copre una nu- 
dità vergognosa. La politica machiavellesca delle 
vecchie Corti dee esser finita col bieco assolutismo, 
di cui fu druda e scavò la tomba: la Chiesa catto- 
lica comincia a frangere i suoi lacci secolari; e 
troppo manifesti e consolanti indizi se ne veggono 
nella Francia incredula, neli' Alemagna protestante,, 
e fino nell'Austria giuseppista. La piena libertà, 
massime d'insegnamento e di associazioni, assicu- 
rata alla Chiesa dalla nuovissima Costituzione per 
l'Impero austriaco; l'iniziativa che a quello scopo 
stesso ha preso , col primo esempio dopo secoli , 
l'Episcopato alemanno nel consesso di Wurtzbourg; 
1' esplicamento, la forza che ha acquistato in Fran- 
cia su questo particolare la opinione , sono tre fatti 
di suprema importanza, siccome pegno di una ri- 
generazione religiosa che sarà senza fallo seconda- 
ta dalla civile. Frattanto la eterodossia finirà col- 
l' essere suicida; e sta consumando la sua uccisio- 
ne colle estreme conseguenze che ha tirato dai suoi 
principii , e che troppo apertamente ha proclama- 
to. Il protestantesimo è riuscito al comunismo; e 
sotto questa divisa si vide levar contro ogni onestuo- 
mo, non esclusi molti suoi complici e già caldi di- 
fensori. A leggere gli ultimi scritti di Thiers e di 
Guizot, a vedere il colore che ha preso il giorna- 
lismo in Francia, all'eccezione del comunista, per 
esempio il Constitutionnel , la Presse, il Siècle e 
lino la Revue des Deux Mondes , vi verrebbe in capo 



CONCLUSIONE. 1 51 

che tutti questi signori si sian fatti Gesuiti. Né è 
a stupirne: all'aspetto di un mostro che minaccia 
l'esclusività del. matrimonio, le affezioni paterne, 
la proprietà, la famiglia, ogni gentile istinto , ogni 
umanità, ogni diritto, vi so dire che quei signori 
si farebbero non che Gesuiti , ma Cappuccini e 
Certosini. Tra noi l'onesto laicato si mostra fred- 
do e inoporoso, perchè non ha ancora capito di 
che si tratta ; pure dovrebbe studiar di capirlo per 
non impararlo senza rimedio dallo sperimento. Ma 
per tutto altrove un ravviamento ed un ristauro 
degli spiriti cattolici in Europa sembraci abbastan- 
za assicurato. 

Ora parteciperà la Italia a questi vantaggi? 
neir universal movimento che ha riscosso ed agita 
tuttavia quasi tutte le contrade europee, quale sarà 
la sua porzione ? 

Non pare che si possa uscire da quest* alter- 
nativa : o il parlilo eterodosso e demagogico pre- 
vale, e s'inizierà ivi un'era d'irreligione, d'im- 
moralità , di sventura , fino a farle perdere in gran 
parte la fede. I cattolici, ridotti ad essere una 
parte, benché massima, subiranno tutte le vessa- 
zioni, i soprusi, le oppressure che la intolleranza 
delle sette impone ai seguaci della verità, soprat- 
tutto nei principii. La portentosa prostrazione mo- 
rale delia maggioranza onesta nella Penisola non 
ci permette sperare dalla parte loro la menoma 
opposizione, neppur di parole alla invasione della 
eterodossia j e da fuori per questo rispetto è vano 



152 CONCLUSIONE. 

attendere aiuti, se non forse ne potremmo essere 
disaiutati. Una intervenzione forestiera, implorata 
meno dai Principi che dai popoli oppressi , ristabi- 
lirebbe l'ordinò materiale, facendolo pagare, s'in- 
tende, con sacrifìzii dolorosi di decoro e di sostan- 
ze. Ma i cuori o i cervelli dei popoli non si rad- 
drizzano colle baionette forestiere -, talora si stra- 
volgono peggio: dobbiamo ai liberatori d'Italia que- 
sta tremenda necessità a che siamo sospinti ! A non 
dire di qualche pretensione in detrimento della li- 
bertà della Chiesa, che una Potenza interventrice 
potrebbe affacciare al Pontefice , la sperienza ci ha 
mostrato che in questi casi , ad acquetare e con- 
tentare il partito vinto, si largheggia non poco in 
ciò che si trova più agevole, cioè nella cosa reli- 
giosa e nella morale. Talmente che in questa pri- 
ma parte dell' alternativa noi non possiam vedere 
per la Italia che un minare nella eterodossia. 

A chi non conosce o non cura che il presente 
questo non parrà grave rischio ; ma se ne sgomen- 
terebbero davvero gl'Italiani se intendessero quan- 
to il presente medesimo sia compromesso nella ete- 
rodossia. In popoli nella cui vita civile il cattoli- 
cismo non tenea tutta quella parte che tiene in 
Italia , le ferite nelle credenze furono esiziali , e 
appena adesso se ne stan riavendo 5 ma per noi 
sarebbero a cento tanti più perniziose, anche pel 
difetto di molti presidii umani che abbondano al- 
trove. Quanto più enorme delitto sarebbe per noi 
il disertare le insegne cattoliche, tanto ce ne do- 



CONCLUSIONE. 153 

vremmo attendere più terribile punizione ; ed è 
appunto la vita presente dove si consumano le 
punizioni dei popoli. 

Allora avremmo una nuova conferma che la 
fede col sole divino ch'n'è Fautore incede, come 
l'astro del giorno, dalle plaghe orientali alle oc- 
cidentali. Lo precede 1' aurora , l' accompagna il me- 
riggio , ma dietro le spalle non si lascia che il cre- 
puscolo e la notte. Surto nella Palestina, illustrò 
dei suoi raggi l'Asia Minore , la Tracia, la Mace- 
donia, la Grecia, l'Illiria, la Dalmazia, e venne 
a fermare il suo seggio nella Italia. Ma si andò 
poscia mano mano ritraendo da quelle già sì eulte 
e sì cattoliche contrade: oggi il lembo orientale 
della Penisola non è diviso dallo scisma , dalla ere- 
sia e dall' Islamismo che per le venticinque o tren- 
ta leghe dell'Adriatico. Crescono le apprensioni al 
vedere la nostra inerzia , il nestro orgoglio , ma 
soprattutto al considerare i maravigliosi acquisti 
che sta facendo la fede cattolica nelle Americhe, 
le quali sono per noi l'estremo occidente. Forse 
i veri incivilitori dell'Asia scioglieranno dall' Ore- 
gone , dalle due California e dal Guatimala, per 
mostrarsi dall' Oriente al Giappone ed alle sponde 
sinuose del Fou-Kien. Spuntata colà l'aurora, per 
noi sarebbe suonata l'ora dell'annottare. 

Più felice è l'altra parte dell'alternativa, la 
quale è che nella Italia il senno e la religione del- 
la maggioranza riesca a spegnere il conato dema» 
gogico ed eterodosso; talmente che si trovasse essa 



154 CONCLUSIONE. 

in condizione da mettersi al paro colle altre con- 
trade di Europa, per entrare nell'universal movi- 
mento. Sarebbe la prima volta a tornarci utile la 
imitazion forestiera in questa parte! Allora il fati- 
coso tirocinio, che al resto di Europa costò tre 
secoli di sventure , a noi non saria costato che tre 
anni di palpiti : acquisteremmo così un nuovo ti- 
tolo a quella preminenza che Iddio graziosamente 
ci accordava, e della quale noi ci stiam mostran- 
do pur troppo indegni ! v 

Ci è dolce bearci di questo pensiere ! è come 
il sogno del prigioniero che pregustando i puri di- 
letti dell'aria campestre e del domestico tetto, 
sente men pesanti i suoi ceppi e meno amare le 
sue privazioni. D' altra parte considerando il poco 
che ci vorrebbe per ottenerlo, ci vorrem dare a 
credere che quello non è un sogno, ma una speranza. 

E che ci vorrebbe egli finalmente ? niente al- 
tro salvo che la maggioranza , entrando animosa- 
mente nel pieno esercizio dei suoi diritti, si faces- 
se argine all'anarchia, comprimendola con tutti i 
mezzi legali ed onesti che ha in suo potere. Di 
questo contegno sarebbe frutto infallibile una vera 
libertà cittadina, ed una piena indipendenza della 
Chiesa. Più di questo non ci vorrebbe perchè l'Ita- 
lia fosse salva. 

Una vera libertà cittadina acqueterebbe la par- 
te onesta dei nostri popoli , e non lascerebbe nel- 
le schiere demagogiche che le passioni bollenti e 
la ignoranza. A queste porterebbe rimedio quella 



CONCLUSIONE. 155 

che solo può farlo efficacemente la Chiesa catto- 
lica; la cui azione nella predicazione, nell'insegna- 
mento, nella carità operosa sarebbe assicurata dal- 
la indipendenza religiosa , che segnalai per secondo 
effetto di quella cooperazione della maggioranza. 

Ma ci si permetta di dirlo un'altra volta : è 
un pensier desolato che più di ogni altro ci strin- 
ge il cuore! Lo spettacolo che l'Italia sta dando 
di sé a tutta Europa , non può ispirarci veruna fi- 
ducia che essa voglia fare almeno quel poco per 
salvarsi. Or che perciò? dovremo per questo ab* 
bandonare ogni speranza? No 'I crediamo! ci resta 
tuttavia il volger gli occhi a quel Signore che po- 
trebbe iniziare gli effetti della sua pietà nel per- 
donare alla nostra colpevole inerzia, e nel farcene 
riscuotere una volta. Non sarebbe questo il primo 
caso che egli per sola grazia abbia salvo il suo 
diletto almo paese. 



• "—'KiflfT^ChdRSiiBW 1 " 



INDICE 



I. Libertà e Democrazia .... Pag. 1 
IL La Confederazione italiana e la Co- 
stituente » 20 

III. Dritto e convenienza dell' autonomia 

italiana. » 40 

IV. Tendenza religiosa . » 62 

V. Il genio di Pio IX » 81 

VI. La Maggioranza e la Minorità. . . » 101 

VII. Dritto e dovere di repressione, . . » 121 
Conclusione. » 144 




£££©**» 



"xZ&zMài 







6>